
Tove Jansson, Mumin, Salani
La storia dei Mumin in Italia è una storia non priva di inciampi ed accidenti. Questi troll buoni e gentili furono portati in Italia, come accadde per grandi storie per l’infanzia, da Donatella Ziliotto nel periodo in cui si occupò della collana Il Martin pescatore (dal 1958) per Vallecchi. Come per Pippi Calzelunghe fu lei stessa ad occuparsi della traduzione con Maria Hellstrom prima, e con l’amica Annuska Palme Sanavio poi, ed è proprio a lei che dobbiamo la trascrizione del nome Mumin, sull’originale Moomin. Quella che arrivò in Italia, tuttavia, non era esattamente la prima opera della Jansson né il primo romanzo dedicato ai Mumin: nel 1959 arrivò Magia d’estate e nel 1961 Magia d’inverno. Passata agli istrici Salani, la Zilliotto si premurò di integrare la presenza dei Mumin con altri romanzi (Caccia la cometa, Il cappello del Gran Bau…), ma il primo romanzo dei Mumin, che probabilmente per lunghezza ricordava un racconto, non giunse mai in Italia. Abbiamo dovuto aspettare il 2025 e i festeggiamenti per gli ottant’anni dei Mumin per avere tra le mani Il piccolo Troll e la grande pioggia, il debutto dei troll gentili che la Jansson scrisse nel 1945, inaugurando un immaginario che segnò in modo indelebile la storia della letteratura per l’infanzia.
Tove, che apparteneva alla minoranza di parlanti svedesi, nacque in Helsinki il 9 agosto del 1914, giornata che la Finlandia celebra tutti gli anni con una festa nazionale. Della sua vita avventurosa, delle sue passioni, della sua famiglia, dei suoi incontri, dei suoi amori, dei suoi impegni e lavori trovate traccia nel bel volume The illustrator di Lupo Guido e nel breve saggio Lavorare e amare. Amare e lavorare di Laura Pezzino. Vi racconterò qui però brevemente dei Mumin.
Durante una vacanza degli anni ’30 la giovane Tove realizza tra i mille disegni e schizzi che animavano la sua vita di artista, un personaggio buffo col naso lungo e una forma tondeggiante, che appiccica sulla parete esterna del bagno del Cottage, dove trascorreva l’estate insieme a suo fratello: sembra incredibile ma i Mumin nacquero così! Bisogna tuttavia aspettare anni affinché l’immagine dei troll emerga progressivamente nella consapevolezza dell’autrice finlandese, tanto che per la prima storia dobbiamo aspettare il 1945.
Il piccolo troll e la grande pioggia è un romanzo breve che ci catapulta in medias res in una tragedia, nel buio di un bosco dove una mamma troll e il suo piccolino sono alla ricerca di un padre sperduto e di un luogo dove stabilirsi:
«Stiamo cercando un bel posticino assolato in cui costruire una casa»
Tutto intorno è buio, pauroso e inquietante: le tenebre sempre più fitte, la fanghiglia sempre più nera, le creature sempre più minacciose, l’aria pesante e fredda. Non è difficile immaginare dove nasca quest’atmosfera cupa ed opprimente – che non abbandonerà i protagonisti se non alla fine -: la Jansson visse in prima persona i durissimi anni della Seconda guerra mondiale e ne sentì sulla pelle lo strazio e il terrore. A guidare questa piccola compagnia è il coraggio di una speranza piccola, come il piccolo tulipano luminescente, unica fonte di luce, che permette loro di avanzare nel buio del bosco:
«“Piccoli come siamo, chi vuoi che faccia caso a noi? E poi, come facciamo a trovare un posto al sole, se non abbiamo neppure il coraggio di attraversare la acquitrino? Vieni, dai»
Il buio non è solo apparente, i personaggi vivono in una situazione di profonda precarietà che li porterà a rischiare di morire più volte.
Gli antagonisti che incontrano lungo il loro viaggio sono, infatti, sproporzionalmente più grossi, ingovernabili, cattivi… nulla è risparmiato loro né al lettore.
Eppure la speranza strenuamente difesa, trova in Mamma Mumin una ferma certezza: una mamma capace di affrontare ogni sventura con la sua borsa piena di canottiere calde, calzini asciutti, padelle per cuocere le frittelle.
Lungo il viaggio, disseminato di incontri paurosi, non mancano d’altro canto anche creature salvifiche ed eccentriche, personaggi che intervengono per soccorrere, deviare o smuovere la traiettoria del viaggio.
Accade così con Tulippa che, inconsapevolmente, nascendo dal tulipano luminescente scaccia il Serpentone crudele, e poi ancora con l’anziano signore che, in un momento di profonda prostrazione, conduce Mamma Mumin e il suo piccolo in un regno nascosto, dove scorre la limonata a fiumi e gli alberi producono cioccolatini e caramelle – luogo prontamente poi abbandonato da mamma Mumin che lo ritiene poco salubre.
Il cammino diventerà possibilmente ancora più pericoloso con lo scatenarsi della grande pioggia e condurrà i protagonisti tra tempeste e barche in baia dei marosi, tra fungarelli («che sono creature molto stupide”) e troll marini. Approderanno in una casa tutta d’oro dove un biondo giovane ragazzo si prenderà cura di loro (e si innamorerà di Tulippa!):
«Scruto sempre il mare, quando c’è burrasca, così posso offrire il semolino di mare a tutti quelli che si salvano nel mio porto. Lo faccio da sempre»
La pioggia continuerà a cadere, suggerendo un parallelo – neanche così celato – con il cataclisma che colse Noè (che, non a caso, parla di una punizione per il male del mondo!) e che non può ugualmente non ricordare la situazione bellica di quegli anni.
«Piovve per tutta la notte, e al mattino continuò a venir giù acqua a catinelle. Tutto era grigio e malinconico, quando fecero capolino. “Non c’è niente da fare, dobbiamo rimetterci in marcia ugualmente” sospiro Mamma Mumin. “Ma prima vi do una cosa che ho tenuto da parte per un momento nel quale ce ne sarebbe stato davvero bisogno”. Dalla borsetta prese una grossa tavoletta di cioccolato»
Nuovamente naufraghi, questa volta su una sedia impagliata, incontreranno Emuli, gatte giganti e contrariati Marabù senza occhiali, ma alla fine inaspettatamente ritroveranno Papà Mumin, la pioggia cesserà e i Mumin troveranno la propria Valle dove costruiranno la loro casa:
«aveva tre camere, una azzurra come il cielo, una gialla come il sole e una a pallini. E in mansarda, c’era una stanza per gli ospiti»
Emergono abbozzati (anche le illustrazioni si affineranno dopo la prima storia!) già tutti gli elementi che troveremo anche nei successivi romanzi: il dover affrontare un pericolo incombente ed ineluttabile (nel secondo romanzo Caccia alla cometa, una cometa sta per abbattersi sul mondo, determinando sostanzialmente la fine di tutti gli esseri viventi), la sproporzione evidente tra i personaggi che sono piccoli e buoni (e che sono per lo più bambini!), la speranza perseguita ostinatamente, la curiosità verso le creature più diverse ed eccentriche, la sorpresa della scoperta del mondo, le sfaccettature delle emozioni che raccontano di malinconia, il timore, lo stupore…
I protagonisti della Jansson si misurano sempre con qualcosa di molto più grande di loro e su cui non hanno nessun potere, eppure le loro preoccupazioni e le loro paure si ricapitolano sempre in qualcosa di molto piccolo e reale: mamma Mumim, nella prospettiva di essere bruciati da una cometa fiammeggiante, si dedica alla preparazione di una torta, e nel mezzo della più devastante inondazione si preoccupa che il troll Mumin non si becchi il raffreddore perché senza canottiera.
Quello che si dispiega agli occhi dei giovani lettori è qualcosa di affascinante e terribile, una trama fitta di immagini destate dalle parole, ma anche dalle illustrazioni (siamo di fronte a un romanzo illustrato dall’autrice stessa e questa è una rarità!), un insieme non complicato ma complesso che trova nella lingua sottile e ironica, sintatticamente sfaccettata, una sintesi perfetta.
I romanzi successivi risultano più complessi a livello di organizzazione narrativa: i personaggi che si incontrano e che entreranno stabilmente a far parte dell’universo dei Mumin si moltiplicano e gli intrecci si muovono più ampiamente nel tempo e nello spazio.
Non siamo, tuttavia, di fronte a una storia per “grandi”, quelle dei Mumin sono avventure per bambini, esplorazioni dove non c’è una spiccata evoluzione del personaggio e dei protagonisti ma un racconto-testimonianza di come i bambini si confrontino con il mondo grande, pauroso e pericoloso e… riescano a cavarsela.
Per immergersi nei suoi universi narrativi è necessario avere alle spalle una storia abbastanza solida di lettura e possono essere proposti a partire dagli 8 anni.
Grazie Elena di essere passata anche da qui per raccontarmi la tua reazione. TI ringrazio molto!
Bellissimo articolo, grazie, amo i Mumin e la scrittura di Tove Jansson da sempre ma non sapevo nulla sul loro arrivo nella nostra editoria 🙂