Nella vita si percorrono tante strade, fuori e dentro di noi, che si snodano in diverse direzioni e non è inusuale ritrovarsi dalla parte opposta a dove si voleva essere. Capita di trovarsi da una certa parte, ma di voler essere da un’altra, ma capita anche di essere dove si vuole essere, ma con il desiderio di qualcosa che c’è … di là.
Su questa contrapposizione, sintetizzata spesso nel gioco degli opposti, ci sono molti albi, ma oggi vorrei parlarvi di due libri che, apparentemente simili ma diversi, ci raccontano qualcosa di più profondo che riguarda il cuore umano.
Qui e là è un albo illustrato di una giovane illustratrice cinese molto promettente, Thea Lu (che ho avuto modo di intervistare, vi ricordate?), che si immagina la vita di due persone dal carattere e dalle inclinazioni apparentemente opposte.
C’è Dan che «è il proprietario di un caffè e vive in una piccola città sul mare» e poi c’è Achi «un marinaio [che] naviga da un luogo all’altro». Il primo è una persona stanziale e abitudinaria, il secondo è un avventuriero senza casa, sempre alla ricerca di un nuovo porto. Le immagini seguono questa contrapposizione: amplificano le differenze, pur suggerendo sottili sintonie. Sulla sinistra vediamo scorrere la vita di Dan e sulla destra, quella di Achi: le strade che rimangono circoscritte alla città e le rotte che spaziano in mare aperto, le finestre che rivedono lo stesso paesaggio o cambiano ogni sera, le occasioni di incontrare qualcuno che porta storie da lontano (nel bar di Dan) o qualcuno a cui raccontare imprese sempre diverse (Achi).
La vita, pur in movimenti così diversi, porta con sé, però, una domanda che si traduce in un senso di solitudine e malinconia che l’autrice cinese coglie con precisione.
Una sottile sensazione di nostalgia, quasi di attesa di qualcuno che non si sa definire, un desiderio che si intreccia all’amore che entrambi trovano per la propria vita… eppure…
Capita allora di incontrarsi a un tavolo, di incontrare qualcuno, un amico, con cui probabilmente non si ha nulla in comune ma che condivide un desiderio profondo:
«In momenti come questi si sentono così vicini al mondo»
Quel tavolo che si vede nella sua interezza in una doppia pagina che si apre, racconta di come gli opposti possano riconciliarsi a partire da un desiderio condiviso, quello di incontrare l’altro.
Chissà cosa succederà dopo!
Thea Lu possiede una tecnica illustrativa accogliente ed evocativa. Il dialogo con il bianco della pagina è significante e mai “vuoto”, i richiami che Lu fa da una pagina all’altra sono celati ma presenti, specchiati ed efficaci. Il codice cromatico scelto sembra complementare: il marrone e l’azzurro creano un’armonia che la tavola finale celebra. I testi sono molto sintetici: Thea Lu è principalmente un’illustratrice e affida la storia alle immagini.
Storia simile, ma piglio diverso è Il viaggio soprasotto di Federica Ortolan con le illustrazioni di Marco Brancato. Qui il testo assume un peso differente: è più ampio, profondo, va ad indagare le emozioni e i pensieri (tumultuosi) dei due protagonisti, giocando con parallelismi ed echi tra parole e significati.
«Il suo sogno era stato da sempre quello di diventare un astronauta spaziale»
«Il suo sogno era stato da sempre quello di diventare la comandante di un sommergibile spaziale. Non spaziale nel senso dello Spazio, quello no. Spaziale nel senso che sarebbe stata una comandante di sommergibile straordinaria… spaziale, insomma!»
I due protagonisti avevano, dunque, un sogno grande, ma, per circostanze che non ci sono raccontate, si trovano esattamente all’opposto di dove vorrebbero essere. Lui comandante di un sommergibile e lei astronauta spaziale.
Il sopra e il sotto diventano, quindi, non solo una contrapposizione letterale tra il cielo e il mare, ma un ribaltamento del desiderio personale. L’Ortolan cuce sapientemente parallelismi narrativi, mostrandoci la comunanza di pensieri, pur nella diversità di circostanze.
«Non aveva mai pensato che il profondo-fondo fosse tanto buio e silenzioso. Iniziò presto a sentirsi come il più profondo-fondo. Lì sotto tutto era pesante, anche il suo corpo e i suoi pensieri. Lo spazio era stretto e stretta era la sua uniforme da comandante»
«Avrebbe voluto tornare subito sulla Terra. Subito, immediatamente! L’alto-alto era troppo buio e silenzioso. E con quel casco in testa, poi! Non riusciva nemmeno più a immaginare i suoi riccioli folti. Dentro la tuta spaziale si sentiva goffa e larga. Le sarebbe piaciuto buttare tutto all’aria, ma lassù neanche dell’aria c’era traccia!»
La bellezza di ciò che incontrano nel profondo del mare e dello spazio è sorprendente, ma il nodo malinconico, il senso claustrofobico di un desiderio irrisolto stringe la gola.
I viaggi però hanno una parabola e ad un certo punto conducono ad un approdo. Quello pensato dall’Ortolan è ben reso da Brancato: è la superficie del mare dove emerge il sommergibile e dove atterra l’astronave. Quello che era un tavolo, qui è un ponte che diventa la possibilità di un incontro e di un dialogo, in cui mettendo in comune i desideri, si può immaginare e parlare «insieme a lungo di ogni avventura possibile».
Anche in questo caso, ma con una dimensione esistenziale più stringente, si racconta dei desideri più intimi dell’uomo e del drammatico travaglio del cuore che desidera sempre di più e che non può essere saziato né dalla fantasia né dalla sola bellezza, c’è bisogno di incontrare qualcuno, ad un tavolo, sul ponte di una nave, qualcuno a cui dare la possibilità di un “insieme”.
Nessuna postilla, nessuna predica da parte dell’auterice, nemmeno una facile conclusione: tutto rimane aperto, ma nel movimento di due che, riuniti, nello stesso luogo si tendono la mano.
Il ritmo e la contrapposizione degli opposti non sono presenti nella stessa apertura (come accade nel libro di Thea Lu), il ritmo è diluito (una doppia pagina su, una doppia pagina giù), anche per dare spazio alle parole. Le illustrazioni di Marco Brancato sono molto belle: giocano sfumando i blu e i neri, confondendo il cielo con il mare. La luce, squarcia irregolare il buio, seguendo la mano dell’artista. Il piglio pittorico si confà a questo viaggio che comunque è un viaggio simbolico anche nelle proprie paure, nella propria solitudine, nel proprio buio.
I due libri, in modi diversi, mi hanno fatto riflettere molto sulla situazione attuale. In un mondo che apparentemente per facilitare la comprensione riduce il pensiero a due parti contrapposte, si esclude di fatto la possibilità che il sopra sotto e che il qui e il là possano incontrarsi. Invece la trama dei rapporti umani, la possibilità di costruire ponti e apparecchiare tavole a cui sedersi è l’occasione affinché l’umano possa pienamente amare la vita.