I libri enciclopedici, nonostante possano apparire molto simili a manuali scolastici, nascono invece originariamente come risposta ad una domanda ricorrente e presente nei bambini. A partire dai 2-3 anni, infatti, i bambini provano un fortissimo interesse per il lessico, la cui conquista significa per loro la possibilità di far proprio (finalmente!) il mondo. Questa fame di parole viene soddisfatta diversamente a seconda dell’età di riferimento, o meglio i buoni libri riescono ad adattarsi alle caratteristiche dei lettori e alle domande che evolvono con l’età e lo sviluppo. I bambini di due anni non potranno che essere affascinati da libri come Parole Bambine di David Pintor, crescendo l’interesse riguarderà un bacino di riferimento e di esplorazione semantica più ampio e sarà necessario che anche la comunicazione del libro cambi per rispettare e incuriosire il suo lettore.
Con L’enciclopedia di Taro Gomi, portata recentemente in Italia dall’editore specializzato in Giappone Kira Kira, l’artista giapponese pluripremiato Taro Gomi mostra come il libro enciclopedico possa evolvere con ironia, offrendo pensieri un poco più elaborati. Possiamo infatti definire questa enciclopedia un libro di impianto filosofico perché, accanto all’elenco ordinato di nomi di ambiti diversi, essa offre anche riflessioni che riguardano il dare il nome alle cose e l’adattare la propria comunicazione al contesto. Il libro si apre in modo molto tradizionale con una serie di nomenclature relative al volto - la cui descrizione si frantuma in una ventina di riferimenti precisi come «lobo, orecchio, tempia, palpebra. fronte, capelli, glabella, ciglia…» - … e alla mucca (!), ma piano piano il discorso si amplia.
Si inizia a fare riferimento al fatto che si possono definire oggetti diversi con lo stesso nome, per l’uso che se ne fa: ci si può sedere non solo sulle sedie e chiamare “sedia” anche oggetti diversi. Lo stesso referente può assumere nomi diversi a seconda del contesto: un pesce sarà un «prodotto» in pescheria, un «ingrediente» in cucina, una «pietanza» nel piatto di un bambino, il «cibo» nella ciotola di un gatto, un «animale domestico» dentro la vasca di un ricco signore e un «hyporthodus septemfasciatus» tra le carte di un ittiologo.
Dare i nomi, dunque è tutt’altro che semplice, addirittura ci sono oggetti così sfuggenti il cui nome è la presa di coscienza del non sapere, come accade con gli UFO: «una cosa che vola e non si sa cos’è».
L’autore suggerisce anche il perché si senta il bisogno di dare un nome alle cose:
«dare un nome a una cosa che non si conosce non significa comprenderla, ma ti aiuta ad averne meno paura»
I nomi tornano poi a parlare di grandi amati argomenti, come i colori, di cui possiamo anche inventare la nomenclatura, le forme, i numeri…
L’ironia dell’artista giapponese, però, inizia progressivamente a prendere piede e a farsi sempre più evidente. Memorabile è la pagina che racchiude cose che «non si vedono», dove una serie di riquadri di bambini con facce interrogative e perplesse incornicia il vuoto, con etichette che però suggeriscono altro: «aria, vento, gas, odore, temperatura, tempo, suono, radioattività, animo, emozione, felicità, tristezza, idea, risentimento, gioia». In effetti, anche alle cose invisibili è necessario dare un nome!
Il viaggio tra i nomi si sposta a riflettere sui nomi propri: i luoghi possono essere nominati con nomi comuni ma anche grazie a nomi propri, che gli uomini affibbiano loro così come fanno con le persone. Ed è tanto importante il proprio nome che Taro Gomi riempie sette pagine con volti meravigliosamente diversi di bambini e i loro nomi!
Entrano poi in gioco il contesto e le relazioni. Nelle pagine che seguono, riquadri come vignette incorniciano miniscenette tenute insieme da parole ed espressioni nei loro contesti d’uso. Ci sono tante parole per salutare, per ringraziare, per scusarsi, per essere gentili, per incoraggiare… Le micro storie sono tutte da ridere! Il libro si conclude con un catalogo di 33 esempi di parole ed espressioni che possono essere utilizzate per dire arrivederci.
Taro Gomi è famoso per il suo stile originale e molto spiritoso che richiama la spontaneità dei bambini e la loro schiettezza. Le figurine ritratte sono efficacemente espressive e narrative nel loro muoversi e guardarsi intorno.
Un bel libro catalogo!