La casa editrice Camelozampa continua con molta dedizione a portare in Italia i libri fotografici di Tana Hoban. L’ultimo arrivato è Più grande, più piccolo un volume edito nel 1985 che esplora le affinità formali a partire dal principio di grandezza. Ridurre però questo libro fotografico ad un libro sulle forme e sui rapporti di grandezza è molto riduttivo, poiché non esplicita il significato che questo sguardo analitico sul mondo ha nell’esperienza di un bambino. Da i 2-3 anni i bambini leggono il mondo con un’arsura data dal desiderio di appropriarsene e il paragone è il primo approccio che viene utilizzato per comprenderlo (il titolo esplicita questo, grazie all’uso del comparativo Is larger? Is smaller?). La fotografa Tana Hoban, che ha dedicato la vita alla riflessione sullo sguardo bambino, ha lavorato a questo libro per rispondere a questo desiderio in sintonia con il “metodo” infantile. Tra le pagine di questo silentbook il suo occhio si sofferma su molti momenti della quotidianità di un ipotetico bambino di 3-4 anni, lasciando che sia lui a trarre ogni considerazione su ciò che vede. Le fotografie sono la documentazione di un mondo che ha ormai quarant’anni ma, nonostante ciò, è evidente come, pur probabilmente nella lontananza cronologica deducibile da alcuni dettagli, esso sia ancora molto fedele all’esperienza dei bambini. Le fotografie dialogano a coppie grazie a corrispondenze formali, cromatiche o semantiche, senza alcuna sovrastruttura o suggerimento esplicito: la Hoban lascia che il bambino possa esplorare le sue immagini in autonomia, senza instradarlo in nessun modo. 

In particolare, la correlazione grande-piccolo viene esplorata sia a livello dimensionale che all’interno della dimensione temporale. Grande e piccolo sono infatti anche categorie che definiscono l’adulto e il bambino: capita dunque di vedere fotografie con il medesimo soggetto come le scarpe, da bambino e ad adulto, ma anche una mamma maiale e i suoi porcellini.

È sempre affascinante - anche se probabilmente non così comprensibile al pubblico di oggi - la fiducia che la fotografa statunitense ha nei confronti delle competenze dei bambini. Il fatto che non ci siano parole a guidare i lettori (e gli acquirenti adulti!!) può lasciare i disorientati, questo libro invece è una miniera di pensieri, riflessioni, suggerimenti che i bambini potranno cogliere per poter riguardare al loro mondo, con un’intelligenza  più sottile e curiosa.

«All’inizio di Child’s Eye View (1968), la voce narrante descrive in questi termini la situazione da cui prese il via il progetto sperimentale: “Bambini che vivevano a meno di due isolati dal fiume Hudson dicevano: ‘Non c’è nessun fiume vicino a casa mia, non qui’, e si rifiutavano di andare a vedere. Raramente uscivano a giocare. Non imparavano. Sapevano poco di loro stessi e dell’ambiente circostante”. Finché l’esperienza didattica, mediatrice di un nuovo sguardo sulle cose, non promosse un rapporto più consapevole tra i bambini e il loro quartiere. “Gli studenti dissero che non vedevano nulla mentre andavano a scuola” ricordò decenni più tardi Hoban in un’intervista. “Quando poi gli vennero date delle videocamere, all’improvviso scoprirono ciò che era sempre stato attorno a loro. È proprio lì che ho cominciato a fare libri fuori dal mio studio […] e ho pensato: ‘Cosa c’è intorno a me che non vedo?’”»

Più grande, più piccolo Tana Hoban 36 pagine Anno 2025 Prezzo 19,90€ ISBN 9791254642368 Editore Camelozampa
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