Pensieri su carta. Confidenze di un’autrice è un saggio sulla letteratura, sull’infanzia, sulla progettazione degli albi illustrati, ma anche un intimo racconto autobiografico, in cui Suzy Lee, ripercorre la sua vita, le sue esperienze giovanili, la sua irrequietezza, e poi la vita con suo marito, con i suoi figli e le mostre, i riconoscimenti…
Il lettore si trova ad ascoltare una testimonianza viva ed esperienziale che si intreccia alla nascita e allo sviluppo di un pensiero consapevole sull’illustrazione, la narrazione visuale, la letteratura e l’infanzia.
Il saggio ha una scansione frantumata, che segue la progressione temporale, ma avanza, con piccoli spostamenti avanti e indietro, nel ripescare aneddoti e ricordi che la Lee collega allo stabilizzarsi o all’emergere, di un’idea, di un’intuizione, di una decisione.
«Dopo molte riflessioni, chiesi informazioni su un possibile periodo di studio all’estero, ma mi sentii rispondere: “Sono sempre quelli carenti che cercano fuori ciò che manca dentro”. Fu proprio quella frase a rafforzare la mia decisione: “Sì, andrò! Devo andare! Devo vedere con i miei occhi!”»
Il discorso, che pure è coeso e coerente, nel suo progredire appare come uno zibaldone di pensieri, esperienze e fotografie - mai spiegate o commentate - che rendono questo libro quasi un quaderno di riflessioni e appunti anche sentimentali (quante belle foto dei suoi bambini o di momenti intimi in laboratori o al lavoro!). Anche l’impaginazione, che lascia tra le porzioni di testo ampi spazi bianchi, allineati a volte in basso a volte in alto, amplifica questa sensazione di scrittura diaristica, frammentata… anche se l’effetto estetico è estremamente elegante.
Suzy Lee ripercorre il suo rapporto con i libri per bambini e la sua vocazione all’illustrazione a partire dai primi esperimenti giocosi a sette anni, per poi passare agli anni irrequieti dell’Istituto d’arte dove iniziò a percepire una lontananza da un certo approccio cattedratico: da quelle aule incominciò la sua ricerca di una libertà nuova.
La scrittura di Suzy Lee è piacevole e dettagliata nel ricostruire, dialoghi, pensieri, ragionamenti. Attraverso i suoi occhi il lettore vede anche come è evoluto il mercato e lo spazio della letteratura infantile grazie allo sguardo privilegiato di un’artista di assoluto primo piano, come lei. In queste pagine che hanno un piglio molto intimo, la Lee racconta anche le critiche malevole, i commenti fuori luogo, e anche tutti gli interrogativi che in seguito all’esperienza della maternità l’assalirono.
«Durante il nostro soggiorno a Singapore per via del lavoro di mio marito, approfittai di una breve visita ai miei genitori in Corea per fare una scappata alla Fiera Internazionale del Libro di Seoul. Allora, la nostra seconda figlia, Bada, aveva appena compiuto un anno e il primo, San, era un adorabile terremoto di tre anni, così li affidai a loro. Era da tempo che non incontravo cosi tante persone, venivo presentata, facevo conversazione... e infatti in quelle poche ore che avevo a disposizione, non riuscii nemmeno a vedere la fiera per davvero. Eppure, fu divertente. Sul treno di ritorno, la testa mi ronzava di pensieri: nuovi libri, idee che affioravano, progetti interessanti, volti, impressioni, intuizioni, valutazioni, spunti da approfondire... il cuore batteva forte. "Appena torno a casa, devo scrivere tutto" mi dicevo, con entusiasmo. Scendendo dall'autobus ed entrando nel complesso residenziale, vidi mia madre venirmi incontro con San. Appena mi vide, lui mi corse incontro con un sorriso radioso. "Ti sei comportato bene mentre la mamma non c'era?" Lo presi in braccio e lo feci girare giocando. Poi ci fermammo a guardare A-ya-ya-ka, l'ambulanza tanto amata da San, che passava sulla strada. E così, metà dei pensieri che avevo in testa... svanirono. Trascorsi la serata ripetendo a mio figlio San, che stava imparando a usare il vasino: "Amore, se ti scappa, siediti qui e falla!" Alla fine, gli misi il pannolino. Ma non fece nulla comunque.
Dopo aver allattato Bada e messo a dormire anche San, quei pochi pensieri che ancora mi rimanevano sparirono del tutto.
Ogni giorno era così, uno la copia dell'altro.
Ma... Come fanno le mamme a lavorare?»
Il testo è interessante e scorrevole proprio perché molto vario: sul canovaccio autobiografico, si innestano descrizioni puntigliose della progettazione di albi specifici, come era stato fatto ne La trilogia del limite, ma ci sono anche tanti riferimenti ad albi e letture che nel tempo hanno costruito l’immaginario dell’artista, dialoghi e incontri con editori, illustratori, appassionati, bambini…
Una proposta godibilissima e arricchente per chiunque si dedichi alla letteratura illustrata e alla letteratura per l’infanzia, ma bella anche per chi - non addetto ai lavori - desideri ascoltare la storia del lavoro di una grande artista.