La casa nella notte, albo vincitore della Caldecott Medal nel 2009, ci ha messo quasi 18 anni ad arrivare in Italia - perché, come spesso capita ai libri illustrati in bianco e nero - è stato preventivamente bollato come “troppo cupo” per i bambini, anche se, in realtà, le illustrazioni di Beth Krommes, ottenute attraverso la tecnica dell’incisione su legno, sono molto morbide e avvolgenti e per nulla paurose.

Il testo appartiene a quella categoria di scioglilingua che giocano “alle matrioske”, in sequenze cumulative di contenitore e contenuto e contenuto e contenitore, lungo cui la lingua corre avanti e indietro.

Potrebbe sembrare inutile e assurdo cercare le ragioni del ricorrere, in molte culture orali, di testi di questo tipo, eppure relazionare il vasto, il grande, l’infinito, al piccolo, al minuscolo, all’infinitesimale è gioco che ha a che fare sia con le misure fisiche sia con un livello simbolico profondo che, appunto, correla ciò che appare infinitamente grande all’infinitamente piccolo in un’esplicitazione di senso realistica. Non c’è l’uno senza l’altro e non funziona l’uno senza l’altro.

Fondamentale è la doppia direzionalità del testo che testimonia in modo lungimirante che non è solo il grande a influenzare il piccolo, ma anche il contrario!

Nella tradizione inglese sono tanti gli scioglilingua con questa struttura, oltre a quello citato proprio in calce dall’autrice (e documentato anche nella raccolta delle rime inglesi a cura di Pulce!), ma se ne trovano tracce nella tradizione italiana.

Se però le filastrocche più note si muovono in spazi ampi («questa è la chiave del regno, nel regno c’è una città, nella città c’è un quartiere…»), la Swanson sceglie un tono intimo e raccolto che parte da una casa e nella casa rimane… più o meno.

Questo è il cuore dell’albo, che in un clima molto accogliente e rassicurante, dato dalle sinuose linee nere e dal calore del giallo dorato incomincia a raccontare. 

«Ecco la chiave di casa, la chiave d’oro

nella casa c’è una luce 

nella luce c’è un letto 

sul letto c’è un libro

nel libro c’è un uccello…»

L’incastrarsi linguistico con la ripetizione a inizio e fine verso (epanadiplosi), dispone ordinatamente gli elementi uno dietro l’altro, senza che ci sia la possibilità di dimenticare dove ci si trova, e ribadendo il valore di ogni singolo tassello. Il movimento in andata che parte da una cameretta e si sconfina grazie ad un libro (!) si conclude intorno al confine sottile tra notte e giorno, tra luna e sole, in un brillio di giallo dorato quasi magico.

«Splende nel buio la luna

Il sole illumina la luna

giorno e notte»

Le immagini seguono fedeli il testo e raccontano di una messa a letto, di letture prima della nanna, di sonno, di sogni, di mamme premurose, di vita che pulsa anche nel cuore della notte.

Se dunque il viaggio di andata, in levare, ci aveva condotti fino al culmine più profondo del buio della notte, quello di ritorno ci guida al suo graduale ritirarsi in favore del sorgere del sole. L’alternanza buio e luce, ribadisce la necessità del doppio viaggio di andata e ritorno che ricomincia fino a tornare alla chiave, in una stanza pronta a svegliarsi.

«La notte nel canto 

il canto nell’uccello 

l’uccello nel libro 

il libro sul letto…»

Il testo ben tradotto e ritmato da Angela Dal Gobbo si appoggia alle illustrazioni in bianco e nero che sono la trasposizione perfetta di questo dialogo tra grande e piccolo, tra bianco e nero, nella ciclicità che scandisce l’umanità dove ogni luce e ogni ombra sono necessarie.

Ne risulta una filastrocca perfetta per la buona notte, rassicurante nel suo dondolare e nel suo sconfinare… ma sempre dentro le pareti di una cameretta.

La casa nella notte Susan Marie Swanson - Beth Krommes - Angela Dal Gobbo (traduzione) 40 pagine Anno 2025 Prezzo 18,00€ ISBN 9788865805404 Editore Il leone verde
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