Arriva sugli scaffali italiani con molto (giustificato) clamore Hänsel e Gretel con le parole di Stephen King e le illustrazioni di Maurice Sendak.

Il progetto della fondazione Maurice Sendak è molto ambizioso, perché desidera portare all’attenzione degli appassionati e dei lettori la produzione illustrativa di Sendak dedicata ad ambiti non editoriali. Nello specifico, i bozzetti e le illustrazioni di Hänsel e Gretel furono approntati dall’autore statunitense per una produzione teatrale che debuttò alla Juillard Opera Center di Houston il 24 ottobre del 1997, con le musiche di Engelbert Humperdinck, sotto direzione di Frank Corsaro, stimato amico e collaboratore di Sendak.

I bozzetti, gli schizzi, le prove dei costumi, gli storyboard e gli studi sono stati dunque organizzati e affidati al celeberrimo autore, Stephen King, perché, sul canovaccio della storia originale dei fratelli Grimm scrivesse una propria interpretazione originale.

Il libro, così come lo abbiamo oggi tra le mani, non è dunque un’opera nata in questa forma, ma ha raggiunto un equilibrio e un’armonia perfetta grazie ad un ottimo lavoro coordinato della fondazione e di King.

Sendak parla del lavoro sui bozzetti per Hänsel e Gretel con molto affetto: per lui l’opera doveva rappresentare una sorta di commiato, la chiusura di un capitolo della sua vita. Egli, infatti, arrivava da 17 anni di lavoro a teatro, per 17 rappresentazioni, insieme a Frank Corsaro e desiderava concentrare in quest’opera un saluto definitivo al suo pubblico.

ùNon era la prima volta che Sendak si trovava a misurarsi con il dettato fiabesco, lo aveva già fatto nel 1973 con The Juniper Tree, una raccolta illustrata da lui di fiabe dei fratelli Grimm, dove aveva già avuto modo di illustrare la fiaba di Hänsel e Gretel. La selezione dei testi per la raccolta era stata fatta insieme alla traduttrice Lore Segal e Sendak aveva ritrovato, in questa fiaba, una profonda sintonia con il suo sentire: per tutta la vita Sendak aveva parlato della forza dei bambini e delle capacità impensabili che mostrano nel sopravvivere alla propria infanzia. In Hänsel e Gretel egli riconosceva questa fiducia nella forza dell’infanzia.

Maurice Sendak, The Juniper tree, Farrar Straus Giroux

Maurice Sendak, The Juniper tree, Farrar Straus Giroux

Per capire il profondo significato delle illustrazioni di questo nuovo albo è però necessario risalire al lavoro che Sendak fece per entrare in sintonia con il fiabesco. Oltre ad uno studio approfondito delle illustrazioni originali dei Grimm e dei primi interpreti europei, tra cui Durër, e un viaggio in Europa alla scoperta delle foreste e degli scorci della campagna tedesca, Sendak elaborò un nuovo tipo di illustrazione che definì “interpretativo”:

«Combatto contro il mero approccio illustrativo e non mi interessa più, a questo punto della mia carriera. Non c’è più alcun divertimento nel limitarsi a disegnare»

I riquadri illustrati che nascono per The Juniper Tree combinano vedute di terrore e bellezza, Sendak porta al culmine la sua opera con penna e inchiostro con una serie di miniature dense e concentrate, perfette in ogni dettaglio, che ricordano più l’acquaforte che il disegno. 

Le immagini, quasi soffocantemente claustrofobiche, sembrano uscire dai loro piccoli recinti rettangolari, imponendo così una realtà aliena e perturbante allo spettatore: la messa a fuoco ravvicinata crea un brutale assalto all’immaginazione, che trascina nel profondo.

«I racconti in sé sono claustrofobici. Agiscono su due livelli: in primo luogo, come storie; in secondo luogo, come lo svolgimento di profondi drammi psicologici. Io non sono tanto interessato allo strato superiore, alla storia, quanto a ciò che penso»

Sull’illustrazione di Hänsel e Gretel, in particolare, scrive:

«Dalla mia vita, ho preso Erda, il mio bellissimo pastore tedesco, e l’ho coinvolta nell’azione per proteggere i bambini dalla strega. La composizione è stata presa in prestito da Ludwig Grimm. Ho inventato la strega in pochissimo tempo, ma Gretel è carina in un modo che non avevo mai tentato prima nei miei disegni di bambini. Ero determinato a farla essere sia bella che profondamente coraggiosa. L’ho catturata un attimo prima che compisse la sua impresa impavida e diventasse un mensch [una persona adulta e responsabile]. Ciò che è così triste in Hänsel e Gretel, ovviamente, è la passiva acquiescenza del padre nel lasciare morire i suoi figli»

Vent’anni dopo questa esperienza, l’illustratore si trova a rimisurarsi con Hänsel e Gretel per una produzione teatrale. Nel suo lavoro convergono molte citazioni e studi: troviamo la profondità di The Juniper tree, il bosco che appare in Cara Mili, le illustrazioni dei racconti ispirati alla tradizione yiddish in Zlateh la capra … ma anche tante altre suggestioni che non avevano mai trovato una realizzazione. Non sarà difficile, ad esempio, identificare nel recinto della casa della strega una citazione del recinto di ossa che circonda la casa della Baba-Jaga russa, che ritorna nell’illustrazione della strega volante sulla scopa, con il sacco dei bambini sulle spalle.

La dimensione dell’illustrazione per il teatro tiene insieme, però, due anime diverse, perché se da una parte si trova quel movimento che da sempre caratterizza le illustrazioni negli albi Sendak, dall’altra l’illustrazioni per le scenografie pretende che esse siano statiche, poiché il movimento è dato dagli attori.

Nell’albo ritroviamo queste due peculiarità. 

Da una parte abbiamo una certa staticità: le scenografie fortemente simboliche, gli alberi e la vegetazione quasi ululanti, gli scorci della casa di origine, i bozzetti per i vestiti degli attori. Tutto è orientato a creare una dimensione psicologica, a trascinare nel perturbante.

Dall’altra abbiamo una riconoscibile dinamicità che prende vita negli storyboard definitivi, e quindi finemente colorati, ma anche in quelli abbozzati in bianco e nero. Solo in queste tavole vediamo i personaggi bambini che si muovono ora timorosi, ora coraggiosi, ora quasi cullati da un sogno.

Tutto questo converge in una fiaba ben costruita, grazie a una selezione di immagini che lega con significato ritmo e parole. King, infatti, mostra un grande rispetto per la fiaba nella versione originale, anche se interviene con il proprio piglio, inserendo dialoghi più incisivi e la dimensione del sogno, ed esplicitando quell’elemento che Sendak faceva emergere dalle illustrazioni: la doppia faccia del male.

La fiaba si apre con un bellissimo angelo, che troneggiava in scena e che invita i lettori e gli spettatori all’ascolto silenzioso. L’angelo è tratto da Sendak, ebreo, dal Talmud dove si racconta che, prima della nascita, un angelo metta il dito sul labbro del bambino, perché dimentichi le sue vite precedenti e tutto ciò di cui ha consapevolezza per entrare nella vita. Del gesto dell’angelo, rimane una traccia: la piccola cavità tra il labbro superiore e la base del naso. È proprio lì che l’angelo di Sendak appoggia il suo dito.

A questa illustrazione introduttiva segue il bozzetto di uno sguardo rapace che immerge il lettore in quella dimensione precaria che è il cuore di questa fiaba.

«C’era una volta, tanto tempo fa, molto prima che nascesse la nonna di tua nonna, un povero fabbricante di scope che viveva ai margini di una grande foresta oscura con sua moglie e i suoi due bambini, Hänsel e Gretel»

King introduce la dimensione onirica per integrare le due versioni della strega sulla scopa con i bambini nella sacca, rapiti per poter essere mangiati. Il sogno diventa premonizione e anticipazione: il climax è innescato!

La narrazione avanza coerente e le immagini l’accompagnano fedelmente anche grazie all’impaginazione che circonda in modo asfissiante il testo, affondandolo nella cupezza del bosco.

Hänsel e Gretel appaiono raramente, tra le pagine, poiché infatti essi apparivano sulla scena e questo lascia largo spazio a che la parola raggiunga in modo martellante, intimo e feroce il lettore, che è trascinato nel buio. Il lettore si appropria progressivamente degli occhi dei due bambini, diventando esso stesso un bambino perduto nel bosco, ma nello stesso tempo, egli condivide la consapevolezza della storia che, ad esempio, lo rende conscio della presenza della strega, in una doppia dimensione tragica e densa di tensione.

«L’uccello bianco, portato a termine il suo compito malvagio, volò via dal tetto. I bambini si girarono a guardarlo e non videro il volto gentile della vecchia trasformarsi in quello di una megera con gli occhi gialli e mezzi ciechi, i denti storti e una verruca sul naso. Era il vero volto di Rhea»

Questa doppiezza è giocata magistralmente da Sendak grazie al contrasto cromatico e alla giocosità, che pur nascondono la malevolenza e l’inganno – che il teatro conosce bene. Sendak si immedesima nei bambini affamati e, quando li immagina davanti alla casa della strega, crea quella che sembra un’allucinazione visiva: stilisticamente tutto cambia, dal denso colore del legno da cui il lettore era circondato, si passa a un luogo fantastico, quasi psichedelico, un luogo allettante e pericoloso.

Consapevoli delle loro risorse e della loro forza i bambini vincono, sopravvivono. È in questo unico passaggio che ho sentito prevalere la voce di King – che era rimasto ben mimetizzato – che esplicita qualcosa che la fiaba non commenta. 

«“Sei sempre stata più intelligente di me”, disse Hänsel, dandole un bacio sulla guancia. “Spero che te lo ricorderai” disse Gretel sorridendo. “I maschi pensano ai tesori, ma le femmine pensano alle cose che contano davvero”».

In fondo, i due fratelli rappresentano nella fiaba due componenti necessarie per far fronte al male, alla crudeltà del mondo e alle avversità della vita: non è importante che uno prevalga sull’altro!

Il risultato, in ogni caso, è uno splendido racconto che si chiude, con un sole sorridente, contraltare alla sguardo rapace dell’incipit e che trascina fuori dal bosco, al caldo dei suoi raggi, i lettori tutti interi.

Una fiaba da avere, senza dubbio alcuno.

«Penso che i bambini leggano il significato interiore di ogni cosa. Sono solo gli adulti a leggere lo strato superficiale la maggior parte delle volte. Sto generalizzando, ovviamente, ma scommetto che le mie illustrazioni non sorprendono i bambini. Sanno cosa c’è nei Grimm. Sanno che “matrigna” probabilmente significa madre, che l’espressione “fare il passo” è lì per evitare di spaventare molte persone anziane. I bambini sanno che ci sono madri che abbandonano i loro figli, emotivamente, se non letteralmente. A volte devono convivere con questo fatto. Non mentono a se stessi. Non sopravviverebbero se lo facessero. E il mio obiettivo è non mentire mai loro» Maurice Sendak

Hänsel e Gretel Stephen King - Maurice Sendak - Irene Bulla (traduzione) 48 pagine Anno 2025 Prezzo 22,00€ ISBN 9788845939990 Editore Adelphi
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