Oggi è la giornata mondiale degli alberi e per quest’occasione ho scelto di presentarvi un libro che racchiude una poesia che proprio agli alberi Silvia Vecchini ha dedicato e che, per la prima volta nella sua lunga carriera di autrice, è accompagnata non solo da illustrazioni, ma da una serie di pop-up progettati da Agnese Baruzzi. La poesia della Vecchini è dedicata a quelle forze misteriose che ogni seme (o l’infanzia?) racchiude in sé e in questo senso, trovo che Solo il seme lo sa sia anche un libro perfetto da regalare ai genitori che stiano per diventare tali o ai genitori che abbiano tra le mani i semi preziosi di figli che magari stanno per sbocciare in fasi cruciali della loro vita, come l’adolescenza.
«Ecco, un seme!
Un piccolo mondo perfetto
che si lascia portare
dal vento o nel becco
di chi sa volare.
La terra lo accoglie
nella notte scura
inizia a sognare
la sua forma futura.
Si chiede che cosa
germoglierà
il seme sta zitto
lui solo lo sa»
La sorpresa non è immediata perché il libro si apre tra pagine buie, blu notte e nere, dove una piccola animazione dà l’idea del germogliare del seme nel profondo della terra .
Una discesa nel “sotto” che è il preludio necessario al tripudio di colori e di animazioni che la pagina dopo rivelerà. Infatti, nell’apertura successiva, il nero scompare e al suo posto si erge sulla superficie del libro, un maestoso salice.
«Sarà un salice
che come un sipario
si chiude e si apre
sulle stagioni?
Sarà un banano
che mette in volo
nuove radici
da gran viaggiatore?»
Le animazione di Agnese e Baruzzi riprendono l’idea e il cuore di ogni albero, così come è descritto dalle parole della Vecchini.
La multiformità degli esempi arborei, che si dispiegano sotto gli occhi dei lettori, mostra l’unicità di ogni seme: i talenti di ognuno!
Bellissima, ad esempio, la pagina dedicata ai cactus che si ergono fastidiosi e forse meno maestosi dei protagonisti precedenti, ma per i quali la Vecchini ha parole illuminanti:
«Sarà un cactus
di spine coperto
che sa cosa vuole
anche in mezzo al deserto?»
Il tentativo di cogliere lo spirito dell’albero presentato rende la poesia vera, evitandole di cadere nella facile retorica delle catalogazioni dei figli. Il discorso, infatti, rimane simbolico e lascia aperti tanti spiragli interpretativi che ognuno potrà imboccare autonomamente. La panoramica arborea si chiude con un’animazione splendida di un giardino di ciliegi e un’esortazione esplicita e chiara a chiunque abbia semi tra le mani e attese nella testa:
«La storia dell’albero
è scritta nel seme
non resta che attendere
la terra lo sa»
Con un “sapere” che non è quello di chi sa cosa spunterà fuori, ma di chi sa che la pazienza e l’attesa, sono condizioni necessarie perché ogni cosa si compia.
Un libro augurale che potrà fare compagnia tanti genitori e che celebra (anche) la biodiversità.