Dogger è uno degli albi più famosi di Shirley Hughes, autrice inglese dal tratto inconfondibile, che ha segnato la letteratura illustrata per l’infanzia. Quello che contraddistingue il suo piglio narrativo è la fedeltà alle esperienze infantili che non vengono mai caricate di giudizi o commenti, né sminuite nel loro essere piccole o quotidian . Esempio perfetto di questa libertà è proprio Dogger, libro del 1977, vincitore della Greenaway Medal, uno dei più importanti riconoscimenti del Regno Unito. Al centro di questo albo c’è un’esperienza tanto cruciale per i bambini, quanto probabilmente ritenuta trascurabile dagli adulti: la perdita di un pupazzo amato.
Dogger infatti è il pupazzo-cane preferito di Dave.
«Dogger era un morbido cagnolino di pezza marrone. Un orecchio gli stava dritto in alto, mentre l’altro cadeva giù. La pelliccia era rovinata in più punti perché era piuttosto vecchio. Dogger apparteneva a Dave»
Nelle pagine successive con molta disinvoltura la Hughes ci conduce ad osservare, i momenti di intimità tra il bambino e il suo pupazzo di pezza: i giochi, il bagno nel catino, l’asciugatura sui fili per i panni e, soprattutto, il momento cruciale della condivisione del letto, di notte.
«Bella, la sorella maggiore di Dave, dormiva ogni notte con sette orsacchiotti. La sera doveva sempre mettersi a letto addossata al muro per non cadere giù. A Dave invece piaceva solo Dogger»
Dopo aver reso consapevole il lettore del legame unico tra Dave e Dogger la storia incomincia, raccontando un episodio particolare.
Dave e Dogger con la mamma e il fratellino Joe, vanno a prendere Bella a scuola. C’è confusione, nel parco attiguo preparano la Festa d’Estate, c’è il carretto dei gelati… il testo ancora non lo racconta, ma le immagini suggeriscono ad un lettore attento che Dogger non sia più in mano a Dave. Ad accorgersene è naturalmente Dave, verso sera.
«“Voglio Dogger”»
A casa si scatena il comprensibile panico: tutti sono impegnati alla ricerca di Dogger. Il papà va fuori in giardino con la torcia, la mamma sposta ogni mobile di casa, anche Bella, evidentemente allarmata, collabora alla ricerca nel suo baule di giochi… di Dogger nessuna traccia.
La notte è tormentata: Dave non chiude occhio. L’autrice non ci dice cosa facciano i genitori, non propone una soluzione, non offre speranze sulla risoluzione del mistero: lascia che i lettori vivano il profondo sconforto di Dave.
Il giorno dopo, alla Festa d’Estate della scuola, si respira una festosa allegria: banchetti di giochi, tirassegno, vestiti usati, pesca, fiori, torte… e poi sfilate di maschere, giochi organizzati, gare di corsa dei papà.
Ma è in arrivo un colpo di scena. Infatti, proprio nel parco della festa, sul banchetto dei giocattoli usati, indovinate Dave chi ritrova?! Dogger in vendita per 5 penny!
In un accavallarsi concitato di eventi, Dogger viene comprato da una bambina, proprio mentre Bella era sopraggiunta per aiutare il fratello: godetevi lo sguardo atterrito dei fratelli!
La vicenda, però, - vi anticipo - avrà un lieto fine!
L’occhio affettuoso della Hughes si traduce in scene accoglienti e vissute: camerette disordinate, cortili vissuti, panni da stendere, passeggini stipati con la spesa del giorno, bauli di giochi, corse sui prati, calzoncini sgualciti...
Il ritmo narrativo è coinvolgente e alterna tavole molto dinamiche, sequenze di gesti e azioni a quadri intimi e familiari su cui soffermarsi a scrutare i dettagli più minuti, gli sguardi, i gesti. La Hughes sceglie anche di dare spazio a momenti importanti, dilatando determinati eventi in micro attimi, come accade nel confronto tra Bella e la bambina che ha comprato Dogger: ogni lacrima, ogni ostinazione, ogni rammarico… ha il suo spazio.
Questa storia ha il grande pregio di rendere ragione di un evento, apparentemente piccolo, ma davvero “epocale” per un bambino: la perdita di un amico caro e il rocambolesco ricongiungimento hanno il sapore del miracolo!
La Hughes riesce a fa immedesimare il lettore nei suoi bambini, senza perdere il filo della gioia del racconto.
Un vero e proprio classico.