È arrivato recentemente sugli scaffali un albo illustrato spassosissimo, Faccio un etto con l’osso, che ha l’incisività delle strisce umoristiche create con poche linee, su uno sfondo fisso, ma forti di battute taglienti e di un ritmo costruito a puntino. Sergio Olivotti ci porta con le sue figure piatte, costruite con linee espressive che richiamano quelle di disegnatori come Bruno Bozzetto o Osvaldo Cavandoli, dentro un teatro dove un attore “prima donna” sta per entrare in scena per raccontare la fiaba di Cappuccetto Rosso.
«Però c’è qualcuno che è convinto che io soffra di vuoti di mat… di mam… di memoria! (Che infidi!). Per questo mi hanno appioppato un suggeritore. Ma davvero: non ce ne sarebbe stato proprio bisogno! Io Cappuccetto Rosso la so PER-FET-TA-MEN-TE».
Esplicitato quest’antefatto, prima del frontespizio, la storia può incominciare. Il sipario si alza e, come spettatori, i lettori si trovano di fronte al palcoscenico.
Le doppie pagine, grazie ad scelta cromatica oculata, separano, a sinistra, nell’ombra del dietro le quinte, lo spazio del suggeritore e, a destra, sotto le luci della ribalta, sul palco in parquet e tra i drappeggi del sipario, l’attore riccamente vestito.
Questo è il contesto, che non cambierà nell’avanzare delle pagine, fatta eccezione per i movimenti del suggeritore e dell’attore che però rimarranno confinati entro questi due spazi fissi. La forza di questa narrazione, ciò che la rende coinvolgente ed efficace, è la forza della parola proposta come possibilità di gioco.
Il gioco linguistico è basato sulle rime, sul fraintendimento e sullo storpiamento dei suoni.
All’incipit scontato e ripetuto correttamente («C’era una volta - C’era una volta»), segue infatti tutta una serie di bisticci linguistici e di divertenti equivoci, che si creano tra quello che sussurra il suggeritore e quello che ripete l’attore:
«In un paese non molto lontano»
«In un paese con molto pantano»
«una bambinella bella educata»
«una frittella con la marmellata»
Il gioco è fatto. La ripetizione con variazioni inaspettate e completamente decontestualizzate scatenano il riso. Quella che è la corretta narrazione in rima della fiaba di Cappuccetto Rosso, recitata dall’impettito e serioso suggeritore in doppio petto, con un cilindro in testa, viene costantemente storpiata dall’eccentrico e stravagante attore sul palco.
Non mancano i colpi di scena che sono quelli che faranno più scompisciare dal ridere i bambini.
«Una baracca con un piccolo letto»
«Si era fatta la cacca nel letto»
Addirittura, in un crescendo di garbugli linguistici, il suggeritore presenterà il lupo con queste parole:
«C’è un lupo che ha corrotto la valle»
«C’è un bruto che ha rotto le p… (uhm…no, io questa non la dico)»
Risate assicurate. Anche l’utilizzo di parole come «scorregge», «cacca», «palle» non risulta volgare, proprio perché contestualizzate e perfettamente in rima con il testo originale!
Il crescendo che crea divertimento non è solo legato al testo, con un procedimento cumulativo, ma è anche espresso dal contrasto tra le immagini. Da una parte infatti noi abbiamo il suggeritore che si arrabbia sempre di più, frustrato dall’incapacità dell’attore di seguire le sue indicazioni, dall’altra si vede un attore apparentemente inconsapevole del disastro che sta creando con il suo racconto strampalato. Anzi, immerso nel personaggio, egli dà vita a ciò che sta recitando, improvvisandosi marionettista, poi musicista di trombone, annusatore di lenzuola…
Il ritmo è costruito perfettamente. Dopo un intervallo che permette ai lettori di rifiatare e di essere confermati nella dimensione surreale in cui sono finiti, il testo riprende con gli ultimi colpi di scena che li conducono ad un finale a base di cetriolini e di perdita totale delle staffe.
Il testo - manco a dirlo - è ideale per la lettura ad alta voce: conosciuto (e quindi prevedibile!), fortemente coinvolgente e storpiato grazie a procedimenti di nonsense che i bambini sentono perfettamente nelle proprie corde. Il fatto che accanto a questo gioco linguistico esilarante ci siano anche delle figure particolarmente espressive, rende il libro davvero ben fatto per divertire i bambini.
Per ridere insieme dai 3 anni!