Siamo nei primi anni del novecento e Selma Lagerlöf, che ha percorso in lungo e in largo le tradizioni orali, le fiabe e i testi non canonici del folklore e della tradizione cristiana viene interpellata dalle autorità scolastiche svedesi per scrivere un libro per bambini.
In molte nazioni, in quel periodo, era percepito infatti come una necessità il mantenere in vita il ricco patrimonio folkloristico, tradizionale e storico della patria, a cui si aggiunse – nelle indicazioni date alla Largelöf – il desiderio di valorizzare e descrivere le meraviglie geografico-sociali del Paese.
Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson esce quindi in due volumi, nel 1906 e nel 1907, e assicura per sempre il posto della scrittrice nel cuore dei suoi compatrioti. I libri, editi poi in un unico volume di quasi 700 pagine, ottennero immediatamente una popolarità che nessuno dei libri precedenti della Lagerlöf aveva goduto, tanto che molti lo additano come la “ragione” che la portò a vincere – come prima donna della storia – il premio Nobel per la letteratura nel 1909.
Il libro ebbe un successo incredibile: circolò ampiamente attraverso tutti i normali canali librari, i circoli di lettura, le scuole, le biblioteche ma divenne uno dei libri più popolari della storia svedese, anche grazie al fatto che immediatamente furono approntate delle edizioni economiche che venivano distribuite a poco prezzo e, in parte anche gratuitamente, nelle scuole affinché raggiungessero la maggior parte di bambini e delle case. Il libro ebbe, poi, un’importanza fondamentale, perché fu la prima opera letteraria in cui fu applicata la nuova ortografia svedese.
Sebbene Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson rappresenti la prima prova della Lagerlöf nel rivolgersi ai bambini, il romanzo riuscì perfettamente nel suo intento, sostenuto anche dagli anni che l’autrice trascorse come maestra di scuola elementare, e ad oggi è considerato la sua opera più importante.
La Lagerlöf nasce come studiosa e appassionata di folklore, fiaba, tradizioni e leggende e si trova dunque a suo agio nel recuperare la tradizione orale che si lega a luoghi, monumenti, architetture… e che inserisce integralmente in questo ampissimo romanzo che può apparire come un’ampia raccolta di leggende, racconti e fiabe, organizzati all’interno di una struttura a cornice molto solida, ispirata ai grandi romanzi di formazione.
Come recita il titolo, infatti la storia si apre su un bambino, Nils Holgersson, descritto come un bambino terribile, dispettoso, sempre pronto a «combinare bricconate», indolente e crudele con gli animali della sua fattoria e che, per una strana coincidenza, si trova faccia a faccia con un tomte, un folletto della casa, a cui promette la liberazione, ma che poi tradirà, rimangiandosi quanto detto. Questa disonesta, questa mancanza di “statura” morale si trasforma in una trasparente maledizione che lo rende minuscolo, una sorta di fiabesco Pollicino (verrà infatti chiamato “Pollicetto”).
Ancora indeciso sul da farsi, nella sua nuova condizione, Nils si ritrova sul dorso della sua oca domestica Mårten che ammaliata dal richiamo delle “sorelle” oche selvatiche in migrazione decide di seguirle.
Nils lascia la società umana ed entra in quella che è una vera e propria società degli animali: tutto il viaggio infatti si svolgerà nell’alveo dell’accompagnamento degli animali. In primo luogo nello stormo di Akka e delle oche selvatiche ma, tappa dopo tappa, Nils incontrerà tante società-gruppi di animali e tanti protagonisti che intrecceranno il loro destino con il suo. Quello che apparentemente sembrava una perdita di umanità, una maledizione che sembrava averlo ricacciato indietro nella storia dell’evoluzione umana ad uno stadio precedente e più primitivo, si rivela invece essere un passo in avanti di guadagno di umanità. La parabola di crescita di Nils infatti sarà costruito sull’insegnamento etico della natura e degli animali. Saranno le oche a insegnargli l’amore e, di rimando, l’onore, la fedeltà alla parola data, il coraggio tanti altri poi contribuiranno con esempi luminosi di dedizione, libertà, rispetto.
«“Non posso consegnarti Pollicetto”, rispose Akka. “Tutte quante, dalla più vecchia alla più giovane, siamo pronte a dare la vita per lui”. […] Il ragazzo era ancora sveglio. Adesso erano le parole di Akka alla volpe che gli impedivano di dormire. Mai avrebbe creduto di poter sentire qualcosa di così grande: che qualcuno fosse disposto a rischiare la vita per lui. Da quel momento non si poté più dire di Nils Holgersson che non volesse bene a nessuno»
All’interno di questa cornice si avvicenderanno una serie di racconti autonomi che sveleranno piano piano luoghi reali e significativi della Svezia.
Incomincia una grandissima avventura che attraverserà tutta la Svezia dal sud fino alla zone più estreme della Lapponia e che vedrà Nils incontrare, conoscere ed esplorare spazi, luoghi, popolazioni, città…. in una esemplificazione storico-geografica che non risulterà però mai puramente descrittiva e divulgativa, “da libro di testo”. Per ogni lago, fiume, montagna, regione, popolazione, monumento…la Lagerlöf racconterà leggende, racconti fiabe, che si incastreranno con la vicenda di Nils in un continuo travaso.
Quello dell’autrice è un approccio interdisciplinare nel senso più lato del termine, poiché ella non solo si preoccupa di raccontarci con precisione della geografia, dell’architettura, della storia, della cultura, dei mestieri che gli uomini nelle diverse regioni svedesi hanno inventato per sopravvivere, ma considera ugualmente importante raccontarci delle città immaginate e scomparse, dei troll che abitavano i boschi prima dell’arrivo degli uomini…
La parabola di formazione di Nils, che si compie nell’arco di tutto il romanzo e che lo riporterà grande e onorevole a casa, è, dunque, ampiamente intervallata da racconti vari che a volte ci allontanano dalla vicenda del bambino, anche per 40 pagine, salvo poi ricollegarsi perfettamente alla vicenda principale.
La Lagerlöf ha infatti ha una capacità esatta di mantenere sott’occhio la struttura interna dell’intero romanzo e, pur muovendosi nella linea temporale e creando un intreccio abbastanza complesso, ricollega con sapienza ogni incontro allo scheletro portante della trama e, quindi, in qualche modo anche a Nils.
Tutto è ricondotto a Nils, perché questo romanzo è in fondo un grande racconto del rapporto profondo che l’uomo ha con la natura, sia nei suoi aspetti più misteriosi e simbolici sia in quelli reali. Questi due piani di realismo e intimismo sono ciò che caratterizza la scrittura della Lagerlöf ed è ciò che rende indimenticabile questo romanzo:
«Osservando dall’alto una vallata boscosa punteggiata di piccole fattorie svedesi dai tetti rossi e di chiese dai tetti neri, sa esattamente ciò che vi avviene all’interno. Si potrebbe inoltre aggiungere che sa esattamente ciò che avviene nel cuore degli abitanti […] ella ha realizzato per noi la riscoperta di qualcosa che si riteneva perduto, senza rinunciare a quella connessione intima tra poesia e vita reale che fu stabilita dai naturalisti nella seconda metà del medesimo secolo»
Ciò che rende questa ampia avventura un meraviglioso viaggio sul dorso di un’oca è infatti l’impressionante capacità di scrittura di questa autrice.
«Lagerlöf seleziona di solito la comune argilla dell’umanità, ma nella finezza infinita della sua lavorazione, vediamo l’oggetto in tutta la sua universalità, cosi che ogni cuore è toccato, ogni mente è portata a comprendere le vie imperscrutabili della vita con la sua gente. E alla luce della sua visione interiore anche gli oggetti inanimati sono toccati dalla sua vivificante influenza, cosicché veniamo a sentire i boschi oscuri, le acque dormienti, le grigie pietre nordiche e i teneri prati della primavera come parte eterna della trama del suo sogno. Per lei non esiste una linea netta tra l’inconscio e il conscio, l’animato e l’inanimato. Attraverso il suo costante dominio sui confini del puramente fisico, giungiamo a renderci conto che, quando ci attira in mondi fantastici e remoti di sua creazione, il suo scopo ultimo è di aiutarci a vedere i significati»
Ci sarebbe da scrivere ancora e ancora di questo romanzo, del suo rapporto con Kipling, del meraviglioso capitolo autobiografico sulla malinconia, dell’idea di infanzia, della impressionante capacità di animare gli elementi inanimati, degli echi di Pinocchio, dell’esaltante epicità di alcuni personaggi animali, delle descrizioni commoventi della nebbia e dei fiumi, dell’eroismo delle persone…
Un romanzo che per mole è difficile da immaginare in mano ad un contemporaneo adolescente, ma che nella sua scansione e nei suoi racconti è perfetto per una lettura ad alta voce dagli 8 anni.
«Finalmente avvistarono a ovest una striscia lucente che cresceva e si ampliava a ogni colpo d’ala. Era il mare, che si stendeva bianco lattiginoso, striato di rosso carminio e azzurro cielo, e quando oltrepassarono gli scogli della riva ritrovarono il sole sospeso, grande e rosso, pronto a tuffarsi tra le onde. Guardando quel mare libero e sconfinato e quel sole rosso della sera che irradiava una luce così mite da dargli il coraggio di fissarlo, il ragazzo sentì la pace e la serenità penetrargli nell’animo. “Non vale la pena di essere tristi, Nils Holgersson”, diceva il sole. “Il mondo è un posto meraviglioso in cui vivere, per i grandi come per i piccoli. Ed è bello essere liberi e spensierati e avere lo spazio intero aperto davanti a sé”»











