10 Agosto 2026

Andavano sempre là

Orecchio Acerbo pubblica Andavano sempre là un racconto in versi di Nino De Vita, uno dei più importanti poeti dialettali viventi, arricchito dalle superbe illustrazioni di Giovanni Emilio Cingolani che ci catapultano in quella che è un’avventura estiva in una «cumarca» siciliana.

Il racconto “locale” che si fa epico ed esistenziale, senza mai cadere nella documentazione folkloristica, è parte della poetica dell’autore marsalese che racconta vicende che appartengono ai secoli passati della sua Sicilia, ma non perdono la loro attualità, come accade in questa storia che è felicemente descritta, in quarta di copertina, con queste parole: «una storia in cui ogni bambino riconosce un po’ di se stesso».

Le strofe poetiche, in traduzione italiana, accompagnate dalle immagini di Cingolani, sono seguite dalla poesia intera in lingua originale (dialetto siciliano), in appendice.

«Andavano sempre là,

in quel solito posto,

a piedi, o pedalando:

quando scuola non ce n’era,

se voglia non ne avevano»

«Si nn’jianu sempri ddà,

nna ddu postu, ennu ennu

a peri, o pitalannu:

quannu scola ‘un cci nn’era,

s’ abbuttava»

Il sole abbacinante della Sicilia d’estate, gli stormi di uccelli e l’azzurro del cielo che si confonde con quello del mare sono resi perfettamente da Cingolani che è superbo nel creare la prospettiva con protagonisti ritratti in primi piani vicinissimi e tanti piani che si avvicendano dopo il primo, creando un orizzonte, che è quello dello sguardo sul mare.

«Martin pescatori e voli di gabbiani,

aironi, pernici di mare,

passavano. Posavano le folaghe,

gli smergi, e i tuffetti.

Veniva il gheppio

e stava alto, sospeso

nell’aria»

«Sangiuvannuzza e vola r’arbanazzi,

airuna, bbeccurrussi,

passàvanu. Pusàvanu i fuddècculi,

l’aiupuna, i puddicini.

Vinia u’ cuccareddu

àvutu e si mittia

a filari»

La parola dialettale è sempre precisa e mai generica, come testimonia questo lungo elenco di uccelli che Cingolani ritrae magnificamente.

L’euforia della «ragazzaglia, d’estate», mostrata da tre punti di vista diversi investe intensamente il lettore e si rispecchia nei movimenti impegnati e intensi degli uccelli marini.

In una di queste giornate, tra gli scogli, dove si schiva la scuola o il caldo dell’estate, ci sono baldoria, scherzi, amici, litigate (sciarre)… le solite cose, nel solito posto, come ricorda il titolo… per questo il lettore è spinto ad attendere che qualcosa di inaspettato accada.

Le illustrazioni non sono mai subalterne al testo, ma amplificano il ritmo, suggeriscono il climax e l’attesa, rendono reale l’energia dei versi nella precisione dei movimenti del mare, degli uccelli, dei bambini: tutto questo movimento preannuncia teatralmente l’ingresso dell’inaspettato.

È su questa esuberanza febbrile che si apre il secondo movimento della poesia-racconto che dal contesto generale passa al racconto di una storia puntuale. Per la prima volta, appaiono i nomi dei due dei protagonisti, Antonio e Gaspare (Aspànu e Totò), che con la loro solita minuscola lenza riescono, un giorno, a pescare uno scorfano.

È l’incontro con una delle creature più misteriose e perturbanti, del mare un pesce che viene dai fondali e che un giorno, per caso e drammaticamente, irrompe nella quotidianità dei ragazzi.

Il pesce sembra invocare aiuto nei suoi ultimi attimi di vita: è uno spettacolo tragico e drammatico. Cingolani sorprende il lettore, allontanando lo sguardo dallo scorfano, come probabilmente anche Antonio e Gaspare fanno, per poi mostrare la sequenza concitata dei movimenti che ritmano l’ultima agonia prima della morte.

«E mentre i due mocciosi 

guardavano lui sfinì. 

Un ecce homo! 

Il sangue dalla bocca, lacerata, si allargava 

sull’occhio. 

Ebbe un brivido di

freddo.

Quello che è successo in seguito, non lo sappiamo»

Una meravigliosa tavola con barche alla fonda, un cielo senza nuvole e un’inquietante immobilità sembra richiamare le tre del pomeriggio che seguirono proprio l’«ecce homo», quando la morte sembrò vincere la sua battaglia.

Seguono, nel racconto poetico, le due versioni – quella di Antonio e quella di Gaspare – sul destino del pesce. L’uno racconta che il lamento rendeva così sgomenti i ragazzi che lo chiusero in una sacca dove lo scorfano «morì angosciato». Eccezionale la tavola che sceglie il punto di vista del pesce che vede chiudersi di fronte a sé il cielo, il mare e la vita per sempre.

E c’è poi la versione di Gaspare che racconta invece di uno scorfano riaccompagnato in mare sotto il volo imperioso e impassibile degli aironi.

Quello che è successo, nessuno lo saprà mai.

L’illustratore, fedele all’amore del poeta per Marsala, ritrae le sue saline, i suoi uccelli, i suoi cieli, la vita sotto il pelo del mare, ma anche i campi di cactus e gli sguardi truci e i gesti esagerati dei ragazzi… senza che tutto questo appaia esplicitamente nel testo.

È questa una storia in cui ogni bambino riconosce un po’ di se stesso: la scoperta di trovarsi di fronte al mistero, la paura, la morte, la consapevolezza di non sapere che fare. È un dramma tragico quello che si svolge sotto gli occhi dei lettori, un confronto esistenziale come ne capitano nelle estati dei bambini dall’inizio del tempi.

Un racconto-poesia per ragazzi dagli 8 anni.

Andavano sempre là
Nino De Vita - Giovanni Emilio Cingolani
36 Pagine
Anno 2026
Prezzo 18,00€
ISBN 9791255071150
Editore Orecchio acerbo

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