Con Stardust Neil Gaiman costruisce un romanzo di matrice fiabesca tra i più belli che io abbia letto ultimamente.
«C’era una volta un giovane…».
La storia ci conduce a Wall, in Inghilterra, un piccolo villaggio al cui confine est scorre un muro antico con un varco che dà su una radura dove nessuno si arrischia ad addentrarsi.
«Solo una volta ogni nove anni, il primo di maggio, quando una grande fiera prende vita sul prato, la vigilanza alla porta viene finalmente allentata. […] Ogni nove anni, infatti, la gente di Oltre il Muro e dell’altro versante della collina allestiva i propri banchi di vendita, e per un giorno e una notte il prato ospitava il Mercato Fatato; e ogni nove anni, per un giorno e una notte, aveva luogo il commercio fra i paesi.»
La commistione tra reale e magico trova dunque un tempo e uno spazio franco che si ripete ogni anno, dove due diversi mondi (quello umano e quello fatato) possono toccarsi, incontrarsi e finanche mescolarsi.
Questa commistione appartiene profondamente alla percezione scozzese e irlandese della natura delle fate, che con gli umani condividono la vita, ma ai quali si rivelano solo in occasioni e in momenti specialissimi.
È proprio un giorno di fiera che “causa” la nascita del nostro protagonista Tristran Thorn che nasce da una fata e viene ritrovato davanti a casa del suo padre umano.
La storia, a questo punto, seguirà le vicende di Tristran che vive a Wall, ma che per la sua natura sente un richiamo fortissimo a sorpassare il varco per accedere al mondo fatato. L’occasione gli sarà data da un innamoramento. Tristran, infatti, si innamora – come la maggior parte dei ragazzi del villaggio – della disinvolta e bellissima Victoria Forest, la quale, con una crudeltà degna delle più algide principesse fiabesche, promette a Tristran la sua mano in cambio della stella cadente, caduta in quel momento proprio nel regno fatato.
La caduta di una stella, tuttavia, è qualcosa che fa gola a tante creature fatate e sarà più di un viaggio a incominciare quella notte.
Quello di Tristran è un vero e proprio viaggio di formazione avventuroso, costellato da incontri fiabeschi e leggendari, da oggetti magici e suggerimenti, da premonizioni ed epifanie… riconducibili all’alveo sottile dell’universo del Piccolo Popolo:
«“Le piccole persone hanno un grande ardire” ribatté il suo amico. “E dicono un sacco di sciocchezze. Ma anche un sacco di cose sensate. Ascoltale, a tuo rischio e pericolo. E sempre a tuo rischio e pericolo, ignorale”»
«Tristran fece per protestare. Sentiva che la stella si stava allontanando sempre di più da lui sul dorso dell’unicorno, e non aveva proprio il tempo di mettersi a raccontare le avventure della sua vita. Ma poi gli venne in mente che, fino a quel momento, ogni passo avanti nella sua ricerca l’aveva compiuto grazie all’aiuto che gli era stato offerto di volta in volta. Così si sedette per terra e raccontò al faggio tutto ciò che gli venne in mente»
Tristran è un ragazzo generoso, schietto, volenteroso, sempre capace di trovare sempre una soluzione e anche di trovare la strada, sì perché Tristran mostra di avere, aldilà del muro, poteri magici di cui non era nemmeno consapevole. Non ci mette molto, dunque, a raggiungere la stella caduta, che si rivela una stupenda ragazza e a farla prigioniera.
Siamo dentro il contesto del fantasy e la magia, con il suo potere metamorfico, ha un ruolo cruciale che viene descritto – così come accade nelle fiabe – come un attributo della realtà stessa, ma filtrato dallo sguardo.
«se la stella fosse passata dall’altra parte del muro entrando nel mondo delle cose reali, si sarebbe immediatamente trasformata in una semplice roccia metallica caduta dai cieli: fredda, morta e per loro inutile»
Al di qua e al di là del muro le creature esistono, mantengono la loro natura… ma si vedono in modo differente.
Sul filo della contaminazione e della mutazione di forma si dipana questo viaggio, che come ogni viaggio di crescita implica una trasformazione del corpo, ma anche dello spirito: il viaggio di Tristran sarà infatti una ricerca, ma anche la ricostruzione della propria (doppia) identità.
«In quel preciso momento, animato da qualcosa che somigliava alla nostalgia, una nostalgia fatta di desiderio e disperazione, Tristran pensò che la sua gente poteva benissimo essere quella che stava nel prato, dall’altra parte del muro. Sentiva di avere più cose in comune con loro che non con i pallidi abitanti di Wall vestiti di giubbe di lana pettinata e di scarponi chiodati»
Sarà anche la maturazione di un’idea di amore, perché Tristran è convinto di amare profondamente Victoria, ma nel momento in cui legherà a sé Yvaine, la stella caduta, scoprirà che l’amore non pretende né ricatta.
Gaiman ha la grande e invidiabile dote di sapere raccontare: le scene si accavallano tra di loro in una vivida epopea, dove ogni personaggio e ogni evento ha il suo ruolo nel viaggio e nella narrazione.
Ogni creatura, di cui si narrano le vicende, è significativo: c’è la strega regina delle sorelle Lilim, ci sono i fratelli principi alla ricerca della propria corona, c’è la fata maledetta, ci sono unicorni e leoni e c’è anche uno scoiattolo che cerca la ghianda che darà vita alla quercia dalla quale nascerà la culla del bebè che crescerà e ucciderà la strega.
Ognuno è alla ricerca di qualcosa e Gaiman sembra raccontarci che i motori che spingono i personaggi alla mossa sono tre: l’amore, il potere e la vita eterna.
La cause e le ragioni si avvicendano, i personaggi si rincorrono, in un racconto corale che ci dà l’idea di un universo in movimento: ogni tassello andrà al suo posto e si svelerà una storia – fatta di prima e di dopo – che lega i destini di tutti i personaggi della storia in un unico destino.
Entro queste grandi volute affascinanti e intriganti, c’è il racconto di una grandissima storia d’amore che è quella di Trystan e della stella Yvaine che si costruisce passo passo nella casualità di un incontro, nella conoscenza reciproca, nella fuga, nell’apprezzamento delle doti altrui, nella fiducia, nel perdono.
«La stella lasciò andare la catena. “Una volta lui mi ha catturato con una catena simile, ma poi mi ha liberato e io sono scappata via. Quando mi ha ritrovata mi ha legata a sé con un vincolo più forte di qualunque catena”»
«Le mani di Tristran si ritrovarono fra i capelli bagnati della stella. Il ragazzo si domandò perché ci avesse messo tanto a rendersi conto di quanto teneva a lei, e glielo disse. E lei gli rispose che era uno stupido, e lui dichiarò che quello era il più bel complimento che un uomo potesse ricevere»
Gaiman custodisce ricche e vaste suggestioni fiabesche, leggendarie e letterarie (ci sono molti richiami ai grandi racconti fantasy come Il castello errante di Howl di Diana Wynne Jones, o L’ultimo unicorno di Peter S. Beagle). Descrizioni vivide ed intime si intrecciano a dialoghi spiritosi e grandi scene d’azione e tutto crea un mix narrativo affascinante e travolgente.
«Tristran sedeva in cima alla cuspide di una nuvola, domandandosi come mai nessuno degli eroi dei suoi romanzetti avesse mai fame. Lo stomaco gli gorgogliava e la mano gli faceva terribilmente male. Le avventure sono tanto belle, pensò, senza nulla togliere ai pasti regolari e all’assenza di dolore, però! Se non altro era ancora vivo e con il vento tra i capelli, mentre la nuvola sfrecciava nel cielo come un galeone a vele spiegate. Guardando il mondo da lassù Tristran capì di non essersi mai sentito tanto vivo come in quel momento. C’era qualcosa di celeste nel cielo e di presenza nel mondo che non aveva mai visto o sentito prima»
Il lieto fine, un po’ vagabondo e un po’ magico, è il giusto coronamento di una grande storia fiabesca moderna.
Imperdibile dai 12 anni.






2 risposte
Sai che c’è un bel film tratto da questo romanzo? E’ del 2007, con Claire Danes, Michelle Pfeifer e Sienna Miller
Ciao! Sì quando pubblicai l’articolo accennai al film nei social, ma io non l’ho mai visto.