L’editore Gallucci sta portando avanti progetti editoriali di grande qualità, come nel caso de Le favole di La Fontaine illustrate da Marc Boutavant, uscite pochi mesi fa. Si tratta di proposte curate e dal notevole valore culturale, che tuttavia rischiano di non venire comprese a fondo, perché la loro comunicazione rimane imperscrutabile.
Le edizioni di favole rivolte bambini sono spesso oggetto di una riscrittura e di un adattamento che privilegia la comprensione del testo originale a discapito di una fedeltà al testo originale. Questa scelta può essere lecita – se ben fatta -, perché le favole, in realtà, nascono come intrattenimento per adulti, mentre nel pensiero comune questa è una tipologia testuale ormai rivolta solo ai bambini. Quel che ha fatto Gallucci con questa nuova edizione è, invece, un’operazione molto interessante che si rivolge ad appassionati del genere e a lettori con una certa esperienza, perché sceglie come traduttore uno dei più fini studiosi di La Fontaine, Luca Pietromarchi, che ha curato l’edizione Marsilio e che si preoccupa di rimanere perfettamente aderente all’originale francese.
Non fatevi dunque ingannare dalle immagini impertinenti e spensierate di Marc Boutavant, perché il testo custodito all’interno di questo libro è un testo complesso e ricco.
Vi è un’attenzione alla resa sintattica del testo seicentesco: ci sono numerose inversioni e il testo segue un andamento ritmico poetico. Il lessico è ricercato e a tratti arcaico
«Vi trasferì i suoi penati, un giorno
che era andato a fare la corte all’Aurora,
tra il timo e la rugiada»
«A desinare invitò comare Cicogna.
il pranzo fu modesto e senza alcun fasto»
«Fu cosa fatta: la posta
venne collocata alla meta:
cos’era, non importa,
né l’arbitro che scelsero»
Le stesse morali che si armonizzano con le storie non temono di rivolgersi, anche contenutisticamente agli adulti, così com’era nella realtà: non mancano i riferimenti alla politica e al buon governo, all’essere tirchi, all’essere “qualcuno”.
Ne risulta una raccolta di favole che tintinnano di una lingua antica, con una tradizione millenaria e che ci riportano ai palazzi dorati del ‘600 parigino, esplicitando ovvietà in morali che all’interno dei ricchi saloni del tempo dovevano sembrare quanto meno impertinenti.
La forza che questo genere acquisì nel ‘600 fu quella di scomodare i ricchi vaqui, ricordando a tutti che il mondo “vero” non considera la posizione sociale, perché alcune verità valgono per tutti, si chiama moralità.
«Cosa possiamo trarre da questa vicenda?
Due cose, direi: la prima che tra nemici
i piccoli sono spesso più temibili;
l’altra, che a gran pericolo si può sfuggire,
ma per un niente e poi morire»
«A frotte ne conosco
ai quali ciò si adatta:
da lungi sono qualcosa, da presso non son niente»
Gli animali (e in particolare le volpi) di Boutavant sono irriverenti, argute, dei veri guasconi; gli occhi a palla, gli sguardi sornioni, i bisbigli nelle orecchie, le espressioni tronfie…l’illustratore francese ha un particolare talento nel ritrarre le espressioni furbe, che sono dei bambini ma anche di chi trama.
È un trionfo di adorabile sfacciataggine.
Una bellissima edizione che rischia di passare inosservata, che non dovete farvi scappare, proponendola anche a ragazzi dai 9 anni, perché la fedeltà testuale permette delle riflessioni interessanti sulla contemporaneità.








