Leggere ai bambini storie appartenenti ad altre culture e ambientate in luoghi lontani offrono la possibilità di scoprire vite diverse dalle proprie eppure simili, perché l’infanzia è davvero la stessa in ogni angolo del mondo.
Ebbi quest’impressione incontrando, l’anno scorso, il libro vincitore della categoria Opera prima per il Braw, un libro coreano che naturalmente alla prima lettura non mi offrì nessun appiglio narrativo se non la sequenza delle fotografie da cui era composto: al centro due fratelli, un bambino e una bambina, impegnati in attività quotidiane e in una qualche relazione di attesa misteriosa con una mela.
Il libro oggi, grazie alla possibilità della traduzione, ha svelato i miei occhi anche la sua storia: 빨간 사과가 먹고 싶다면 Se vuoi mangiare una mela rossa.
Il libro fotografico ha un’impostazione grafica molto bella che utilizza il testo, grazie a variazioni di dimensione, colore e posizione, come parte integrante della narrazione visiva, in dialogo con la fotografia.
La storia si apre con un ampio antefatto che precede il frontespizio e la storia vera e propria: Jigu è il primogenito, un bambino sognante e pacato che ama perdersi nell’ascoltare le storie che «l’erba, i fiori e gli alberi gli raccontano»; Jiho è sua sorella una bambina sveglia ed esuberante che – già dalla prima fotografia – è un bel po’ avanti rispetto al lento fratello!
«Fratello! Vado avanti!»
Le fotografie si spostano nella quotidianità della casa: i giochi all’interno, sul muretto del giardino fino a soffermarsi sull’albero che il nonno ha piantato il giorno della nascita di Jigu, ma che non ha mai dato mele.
«rosse come il sole
splendenti come un gioiello»
I due bambini, dunque, non possono fare altro che attendere, attendere, attendere e attendere. Le fotografie “di attesa” si susseguono in contesti e stagioni e raccontano di un tempo che passa e di tante cose banalissime che accadono: una lettura estiva sul divano nel fresco della casa, i giochi sulla neve, lo sguardo che si spinge oltre un albero appena scalato, l’attesa di un autobus….
A questo punto, la storia incomincia e il frontespizio introduce il lettore nella storia.
Il momento è giunto: lo stupore a stento contenuto e l’entusiasmo travolgente dei fratelli che scorgono la mela dalla finestra lo testimonia: finalmente sull’albero una mela rossa è nata «rossa come il sole splendente come un gioiello»
La corsa euforica già dalle scale rende mossa la la fotografia e racconta perfettamente la gioia incontenibile di Jigu… ma, come in ogni viaggio, ci sono soste inaspettate.
La narrazione improntata completamente al realismo accoglie in questo passaggio il piacere della narrazione e ci regala quattro tappe (chissà se in Europa sarebbero state tre?), che permettono di cogliere meglio il valore di questa corsa a precipizio, rimandando di un poco la soddisfazione dell’incontro con il “tesoro”.
Il nonno cerca le carote, ma non le trova sarà proprio Jigu ad aiutarlo a trovarle:
«Sembra che le carote, che io riesco a vedere, siano invisibili al nonno»
La nonna cerca gli occhiali e sarà proprio Jigu a trovarli:
«Sembra che gli occhiali, che io riesco a vedere, siano invisibili alla nonna»
Ci si mette persino lo zio che ha dimenticato la carta igienica, mentre è bloccato in bagno…
E infine è il turno del gatto: anche lui ha bisogno di Jigu, perché nessuno gli ha ancora dato l’acqua!
E quando finalmente Jigu raggiunge la mela?!? C’è qualcuno che è stato più veloce e svelto! Non l’avete vista ,sfocata ai margini delle pagine precedenti?!
L’alternanza di fotografie a colori e in bianco e nero, i tagli delle fotografie che a volte si scompongono, a volte si organizzano in sequenze, a volte lasciano il protagonista scontornato su sfondi bianchi, i dettagli sfocati del movimento… tutto concorre a creare un ritmo e un racconto visivo efficace. In particolare sono due le voci e le presenze che la fotografia racconte e rincorre: Jigu e Jiho, che sembrano muoversi a velocità diversa, pur essendo sulla stessa “strada”.
Questo viaggio che sembra snodarsi entro l’orizzonte assai limitato di una casa, offre invece uno scorcio unico della vita da un’altra parte del mondo, una vita fatta di attese, viaggi ed epifanie, come ne accadono in tutte le storie di bambini.
















