La principessa e i goblin è ritenuto una delle prime e più importanti testimonianze del conformarsi del genere fantasy nel mondo inglese. Questo romanzo, scritto dal pastore protestante George MacDonald, risulta infatti essere una storia-ponte che ha trasportato i moduli della narrazione fiabesca dentro la nuova dimensione del fantasy.
La fiaba, infatti, che ha sempre avuto come preoccupazione quella di raccontare agli esseri umani come sono fatti il mondo e la vita, si trasforma – durante il periodo vittoriano – in un mondo capovolto, il mondo del “come potrebbe essere”.
Alice di Lewis Carroll ha raccontato la scoperta di questa realtà sotterranea che premeva per essere vista in un periodo, che – non a caso – è definito “il periodo del doppio”. L’opera di MacDonald, amico stretto di Carroll, indaga la stessa doppia anima della realtà, ma il suo romanzo tiene tutto insieme, grazie a una forte matrice religiosa che non vede contrapposti due mondi, ma riconosce un animo magico-spirituale che vive dentro il mondo.
Questa idea dell’intrecciarsi dello spirituale con l’umano è fondante del folklore irlandese e scozzese e non è un caso che George MacDonald nasca proprio in seno a questa tradizione.
La principessa i goblin è, dunque, un romanzo che amplia il canovaccio fiabesco per regalare ai lettori una storia nuova, che si anima di un potere nuovo e uno spazio fino ad allora inedito.
La protagonista di questa storia è la principessa Irene, una bambina buona e bellissima che, guidata da un anello magico salverà da morte certa il giovane minatore Curdie, imprigionato dai malefici goblin, legandosi a lui in una relazione di amicizia, devozione e poi amore eterno.
Si intuisce come lo sguardo sull’infanzia e sui bambini cambiasse proprio in quegli anni: MacDonald ha uno sguardo di stima amorevole per i piccoli e li investe di una responsabilità fino ad allora impensabile. Nonostante Irene abbia un saggio padre che si preoccupa di governare, sarà nei fatti lei, insieme a Curdie, a salvare il regno dalla distruzione e dalla devastazione ordite nascostamente dal popolo dei goblin.
Come accade in tanti classici per l’infanzia, è l’attribuzione della capacità di vedere che rende i bambini potenti: solo Irene e poi Curdie vedono la vecchia trisnonna-fata nascosta sulla torre del castello, che li guiderà e li proteggerà attraverso ogni disavventura.
I cattivi goblin che abitano nel sottosuolo cercano, infatti, di attentare al grande buon re, attraverso il rapimento della principessa; il piano diabolico verrà sventato grazie a Curdie, che ardito e coraggioso si insinuerà – a sua volta – fino nel cuore del regno dei goblin per carpirne le mosse.
Oltre alla dinamica avventurosa, si inserisce nella storia anche la narrazione del potere dell’immaginazione: ciò che può essere possibile diventa realtà se ci si crede. Il credere – nodo tematico che possiede un sottotesto religioso potente – diventa la possibilità di accedere al mondo che vive celato nella realtà:
«“Oh, ti prego, fa’ che non dimentichi”. “Non dimenticherai. Il punto è se crederai che io esisto, se crederai che non sono un sogno”»
«“Significa, tesoro mio, che non ho voluto farmi vedere Curdie non è ancora pronto a credere a certe cose. Vedere non è credere: è soltanto vedere. Ti ricordi cosa ti ho detto su Lootie? Che se mai le capitasse di vedermi si limiterebbe a stropicciarsi gli occhi e a dimenticare più della metà di quello che ha visto definendo il resto una sciocchezza? […] Ma nel frattempo devi rassegnarti, ti ripeto, a essere fraintesa, almeno per un po’. Siamo tutti ansiosi di essere capiti, ed è brutto quando non succede. Ma c’è una cosa molto più importante” “Quale, nonna?” “Capire gli altri”»
L’immaginazione è dunque un vero e proprio potere che si conquista nell’adesione schietta e nel riconoscimento del valore che i personaggi danno all’impensabile. Questo sovrappiù trova una forma compiuta nella musica e nella poesia, che richiamano la forza del credere e la lasciano fluire. La parola poetica e la musica, come la parola magica nella sua eccentricità e nel suo mistero, diventano la vera arma contro il male: non è un caso che Curdie più volte sconfigga i goblin solo cantando!
È dunque il riconoscimento congiunto di questo mondo “altro” e di questa fiducia che si trasforma in amore, il vero e unico motore di qualsiasi mossa. Irene, per amore di Curdie, si affiderà al filo dell’anello magico della nonna per salvare il piccolo minatore nel buio del sottosuolo e Curdie lotterà fino alla fine per amore di Irene.
«giurò a sé stesso di trovare e salvare la principessa, proprio come lei aveva trovato e salvato lui, oppure soccombere al destino più tragico cui i goblin avessero voluto condannarlo»
È l’amore, poi, che permette alla magia di guidare e sostenere gli eroi: la trisnonna ama, guida e protegge Irene, come faranno in storie successive Gandalf o Albus Silente.
La struttura narrativa è coinvolgente. MacDonald, rifacendosi alle prassi della narrativa orale, introduce continui rimandi comunitari diretti agli ascoltatori e ai lettori, gestendo in modo magistrale la trama, che si muove avanti e indietro, sopra e sotto.
«dubito che la principessa avesse mai visto il vero cielo stellato, per un motivo che farei meglio a raccontarvi subito»
«Non è certo un’acconciatura da vecchia signora, vero?»
«Forse i miei lettori si staranno domandando cos’avessero in mente i goblin, a lavorare tutta la notte senza mai portare in superficie e vendere neanche un grammo di minerale; ma lo capirete appena vi avrò raccontato che cosa scoprì Curdie giusto la notte successiva…»
Le descrizioni sono suggestive e catapultano i lettori tra gli orizzonti patrii che sono tanto amati dagli scozzesi.
«Le nuvole rotolavano via sfilacciandosi come gigantesche pecore troppo cariche di lana, col manto così imbiancato dal sole da essere quasi abbagliante. Il cielo, lucido di pioggia, riluceva di un azzurro più profondo e puro, mentre gli alberi lungo il sentiero erano decorati di goccioline che brillavano al sole come gioielli. Le uniche cose che la pioggia non aveva reso più lucenti erano i ruscelli che scorrevano giù per la montagna: da limpidi come il cristallo erano diventati di un marrone fangoso, ma quello che avevano perduto in colore l’avevano guadagnato in suono -o se non altro in frastuono, perché quando è gonfio di pioggia un ruscello non è melodioso come prima»
La trama va avanti, dunque, accompagnando il lettore lungo un viaggio dove mondi sotterranei, animali dell’altro mondo, popoli esiliati si destano con verosimiglianza e magia e dove, se si crede, la speranza germoglia con vigore e potenza.
Ne risulta un romanzo fantasy godibile e avventuroso, in lettura condivisa dagli 8 anni e in lettura autonoma dai 9 anni.





