Mi sono lamentata spesso della poca attrattiva dei libri sui mezzi di trasporto, che d’altronde sono uno degli argomenti preferiti dai bambini – maschi – più piccoli. Gek Tessaro viene in mio aiuto con Dimodoché, un libro rivolto ai più piccoli, capace di conciliare una storia sensata e interessante con una vasta rassegna di mezzi da lavoro. La solidità della trama si basa sul fatto che l’autore non sceglie i camion e le ruspe come personaggi neutri (personaggi scelti a caso e che potrebbero, nell’economia della narrazione, essere qualsiasi altra cosa), ma è capace di vederne le potenzialità, riuscendo a rendere la benna, i cingoli, il cassone gli elementi interessanti e decisivi nello svolgimento della storia.
La protagonista è una piccola ruspa: «La piccola ruspa scavava di gioia. Prendeva la parte di terra che riusciva a contenere nella piccola pala e poi accorreva ad ammucchiarla sul camion». La piccola ruspetta, forse per la giovane età, forse per le piccole dimensioni, attira l’attenzione delle grandi macchine al lavoro nel cantiere: «“Se corri così finirai per inciampare” la ammoniva la ruspa grande “Non inciampo, non posso inciampare, ho i cingoli” ribatteva la piccola ruspa e rideva». Tutti i mezzi lavorano alacremente intorno ad un buco enorme, ognuno fa il suo lavoro: «“Scaverei tutto il giorno, mi piace la terra, mi piace impolverarmi, infangarmi fare le case, non smetterei mai” diceva la ruspetta.“Questo è bello” confermava il camion rosso». Ma la sera bisogna smettere e fare silenzio, “perché perché”, domanda la ruspetta. «“Perché se noi stiamo fermi e zitti, si fa silenzio e si sentono i grilli”». Trascorsa la notte si riprende il lavoro e la ruspetta ha occasione di interrogare altri grandi mezzi, è il turno della betoniera: dove si porta la terra? «“Quel che so è che ne hanno portata via talmente tanta da poterci fare una montagna” “Bello”… “dimodoché noi si fa le montagne”». Il clima è allegro e spensierato. I dialoghi e le conclusioni, a cui giunge in successione la piccola protagonista, spiritosi e divertenti. Così tra una tavola e l’altra che ritraggono il fervore del cantiere, ecco una montagna e un lago. «“Insomma” disse la ruspetta “fatta una montagna, qui resta una buca…” … “ma poi piove” intervenne l’autocisterna “piove e la buca si riempie d’acqua e diventa un lago”».
I mezzi di trasporto riprodotti grazie agli squadrati collage di Gek Tessaro occupano lo spazio come farebbero le macchinine di un bambino: spesso disposte in fila, in cerchio… e quando alla ruspetta viene voglia di giocare lanciandosi nella buca, tutti i mezzi si incastrano uno sopra l’altro esattamente come succede quando si mettono via i giocattoli in una scatola.
«Da lì, così capovolte, vedevano il cielo incorniciato dal contorno dello scavo. Abituate sempre a tenere il muso per terra, un cielo così non l’avevano mai visto. “Dimodoché” disse la ruspetta “noi si fa anche il cielo” “Direi che è indubbio” disse il camion “Noi si fa anche il cielo”». Siamo sicuri solo il cielo?
Il collage bidimensionale contribuisce a ricreare il clima infantile e spigoloso dei giocattoli, mentre la consistenza materica delle immagini e il realismo degli automezzi fortunatamente non umanizzati (niente occhi, bocca ecc.) rafforzano l’impressione di trovarsi di fronte ad un gioco di bambini. I dialoghi brillanti e il testo breve risultano perfetti per i piccoli ascoltatori che dai 3 anni seguiranno con interesse e immedesimazione la storia. Il maiuscolo permetterà invece ai primi lettori di cimentarsi in autonomia con un testo intrigante. Il “dimodoché” ritorna come un ritornello e giustamente finisce in copertina. Interessante anche l’espressione fiorentina “noi si fa” che mi ha stupito trovare nel testo dell’autore veronese.
Ora avete una valida proposta per gli appassionati di cantieri: non avete scuse!
Dimodochè
26 pagine
Anno: 2016
Prezzo: 13,50 €
ISBN: 9788878744547






