La strada è la forma che più immediatamente si associa all’idea del viaggio e Giusi Quarenghi le dedica una poesia, concentrando la sua attenzione non tanto sulla direzione, non tanto sul luogo di partenza o quello di destinazione, ma sulla materialità del “mezzo”, sulle forme di vita che circondano ogni passo che il piede calca per terra.
La poesia della Quarenghi è raccolta interamente nell’albo fotografico Guarda dove metti i piedi, che sceglie una forma inedita per custodirla. I versi poetici, infatti, precedono addirittura al frontespizio del libro, come fossero una premessa che poi lasci spazio ad un’altra narrazione. E così è.
Il contenuto delle 64 pagine è una sequenza dal ritmo (apparentemente) binario di fotografie e illustrazioni che dialogano tra di loro e che si ispirano ai versi della poetessa, creando una nuova storia.
«…comincia con un naso
comincia con un becco
comincia con due orecchie
comincia sopra un tetto
comincia come l’inverno…
e tutto lì per terra
tutto sotto i piedi»
L’invito poetico è a guardare in terra, rintracciando tra passi di ogni giorno presenze che animano quelle zone liminari, trascurate ma non per questo meno importanti, amiche inaspettate e non scelte che però accompagnano il cammino. Il viaggio, che sia di una vita o che sia il semplice trasferimento da casa a scuola, non è mai solitario, non è mai astratto, non è mai asettico, ma pieno di offerte di compagnia, che attendono solo di essere viste.
Francesca Crisafulli parte da fotografie urbane di dettagli ben più che quoditiani: i segni della pittura delle indicazioni stradali, le geometriche linee dei parcheggi, l’erba che circonda tenace le piastrelle dei parchi, il porfido quadrato con i suoi motivi a mosaico, i segnali plastici per i non vedenti, i tombini e tanta, tanta, tanta spazzatura abbandonata sui marciapiedi… La fotografia, tagliata dall’inquadratura che sceglie di soffermarsi su un dettaglio, cambia la percezione del soggetto ritratto e su questa novità l’illustrazione gioca, creando nella pagina accanto forme, volti, oggetti, paesaggi…
La forma geometrica di queste apparizioni è essenziale, l’illustratrice prende in prestito il profilo e lo trasforma in qualcos’altro completando la fotografia o suggerendo un legame che è l’immaginazione a completare.
Una cannuccia abbandonata sull’asfalto sembra l’eco delle zampette di un ragno altissimo, la segnalazione della precedenza non può non ricordare un panorama montano e le linee sinuose che guidano le persone non vedenti si trasformano in meduse…
Le fotografie interloquiscono con le illustrazioni, ma a volte sono le fotografie specchiarsi l’una nell’altra (cercate il pesciolino-pozzanghera che nuota tranquillo tra le conchiglie-porfido) e a volte le illustrazioni occupano intere doppie pagine, giocando a piccole ridde selvagge. Il ritmo, poi, non rimane binario, isolato nell’apertura: a volte le illustrazioni riprendono elementi già visti precedentemente e li ripropongono, o li anticipano, mettendo il lettore davanti a una partitura poetica, dove non si trova solo la rima baciata, ma dove si rintracciano anche figure retoriche come chiasmi, allitterazioni, metonimie, asindeti, tmesi… illustrate.
La Crisafulli compone un’altra poesia che segue quella della Quarenghi e sceglie per questa il linguaggio delle immagini.
La scelta di lasciare il racconto fotografico-illustrato senza parole permette allo sguardo del lettore di leggere, interpretare e immaginare liberamente, soffermandosi sulla forma della narrazione visiva e salva dall’imperativo un po’ sterile che invita il bambino alla ricerca di contenuti.
La scoperta più bella è che, nell’esercizio cosciente dello sguardo che non vuole perdersi niente di ciò che c’è sul cammino, ci si rende conto che la terra è specchio del cielo.
«e lì, sotto i tuoi piedi
ecco riaprirsi il cielo,
quel foglio molto azzurro
che sta sopra la testa…»
Due poesie belle, da godersi a maggior ragione quando si sta per incominciare un cammino, magari scolastico.









