24 Settembre 2026

Sollievo

La storia di Elos è così impastata con il dolore da spaccare il cuore, ma è anche così imbevuta di speranza da far piangere per la commozione.

Federica Ortolan firma questo albo insieme a uno straordinario Gianluca Garofalo, raccontandoci il travaglio del perdono di sé o, per dirlo con le parole dell’autrice, la consapevolezza «che il cuore aveva più a che fare con la misericordia che con il coraggio»

La storia di Elos è una storia di ferite profonde, come testimonia la parola stessa Elos, dal greco ‘callo‘ o ‘palude’. Quando si è feriti, infatti, ci si ferma, anche a rischio di impantanarsi, e ci si protegge – almeno il corpo lo fa -, allontanando con una scorza (callo) l’esterno, il ferente… come fanno gli alberi:

«Si era incarpinito con il tempo, un tempo duro attraversato con una linfa tenace che aveva scavato la strada inerpicandosi sulla fibra, ritorta, del suo corpo, ristagnando in nodi raggrumati nei piedi, nelle mani, nel torace.

Battevano a ogni sasso, a ogni passo contro le ossa, quei calli.

Ma non li sentiva più.

Elos era il suo nome e la sua scorza era più sottile di quanto si sapesse. Lui però lo sapeva»

Elos come un carpino ha costruito la sua corteccia, isolando ciò che aveva visto e lo aveva scorticato, sopravvivendo in uno stato di dolorosa inermità, in una landa di spiriti, dove a stento si distinguono le anime dalle persone.

Garofalo fa da controcanto a questo racconto intenso e doloroso: la natura intorno a Elos sta morendo, sotterrando sotto un manto di neve obliante tracce inequivocabili di un orrore chiamato “guerra”. Gli stessi spazi vuoti e bianchi tra il fitto del bosco, grazie ad una soluzione visiva e estremamente efficace, diventano le sbarre di una prigione che costringe Elos in casa.

Sono i pensieri, i fumi di ciò ha isolato dentro di sé a raggiungerlo nelle ore più impensabili, ma alle stesse impensabili ore a raggiungerlo c’è anche una ragazza, Anokè, l’unica a inerpicarsi su per il sentiero, oltre l’intrico di rami dove Elos vive isolato da tutti.

L’autrice non è preoccupata di raccontare in che modo Anokè entri in relazione con Elos, ma di questo spirito laborioso racconta quel che fa:

«Anokè cantava.

Cantava mentre travasava l’acqua ghiaccia della fonte, 

cantava quando aspettava che s incalorisse vicino al fuoco, 

cantava quando la mescolava alle farine, 

si incantava guardando la magia del lievito sul pandolce alla vaniglia.

Maggiociondolava per la stanza portando la primavera nell’inverno,

nell’autunno,

nell’estate,

nelle poche primavere di Elos 

che l’ascoltava senza parlare 

che l’ascoltava e prendeva fiato

la guardava faceva caso alle cose

faceva pace

faceva casa.

Quando Anokè era nella stanza lui si rallegrava, il fuoco si rallegrava,

tutte le cose e tutta la casa si rallegravano ascoltandola melodire e danzeggiare.

Ognitutto s’inteporiva»

Ai fumi nella testa, Anoké accosta il profumo di pane, di fichi, di miele, di fuoco scoppiettante.

Ma non basta. Come un daimon, richiamato dalla presenza di Anoké, un’altra creatura raggiunge Elos quotidianamente: è Saino un lupo o un cane, chissà, che similmente ad Anoké non si preoccupa se non di «tucchettare» le cose in giro per casa, quasi rendendo consapevole Elos, con quei tocchi e quelle scodinzolate, che gli oggetti intorno a lui ci sono ancora, sono veri e non sono stati inghiottiti dal regno dei ricordi e della morte.

Con questi gesti di cura amorevole, Anoké e Saino restituiscono a Elos il gusto dei sensi e quindi di ciò che appartiene al mondo dei viventi.

Poi arriva il giorno.

«“Forza usciamo!” 

Quel pomeriggio Anoké era saltata fuori con quella novità.

Si esce»

È tempo che Elos varchi nuovamente la porta per riguardare con occhi doloranti, ma amati e forse, quindi, perdonati i luoghi che sono stati lo scenario di un dolore insopportabile

«Elos rivide.

Rivide le luci della valle, ma non erano incendi.

Rivide l’odore di bruciato, ma era il calore che usciva dai camini.

Rivide l’ombra degli alberi, ma non c’erano nemici nascosti.

Rivide il rumore, la fame, le cose che rovesciano e svuotano e riempiono.

Freddo.

Le cose che restano.

[…]

Sentì che il cuore aveva più a che fare con la misericordia che con il coraggio»

È la consapevolezza che il sollievo chiede il pegno del perdono, e l’accettazione della pace che arriva, anche se si ha paura.

Il racconto è profondamente simbolico e per tutto lo svolgersi di questo incontro, che è una vera e propria storia d’amore e di risanamento, il lettore non è certo che i personaggi siano reali. Elos è vivo? È morto? Di certo è inquieto, ferito e impaludato e attende un vento, un soffio che lo sollevi e gli dia sollievo.

Garofalo riesce magnificamente a raccontare questo  questo ripiegamento “difensivo”, una resa che non sente la forza di poter affrontare niente. Gli sguardi di Elos, i suoi gesti stanchi sono inequivocabili, ma Garofalo racconta la rassegnazione anche negli scorci deserti di un inverno arido e privo di vita e puntellato invece di morte. Ma tra le pagine si insinua anche vividamente la speranza, che soffia, con lo stesso bianco della neve ferma, su fogli e foglie. È la presenza di un movimento impercettibile, di tracce nella neve, di un alba che sorge coloratissima anche se nessuno la vede e di occhi di lupo che guardano fissi.

Non si può essere speranzosi, in fondo, fino a che non si è conosciuto un grande amore. Sembra dirci questo la Ortolan nel raccontarci questa storia d’amore e di pace.

L’autrice sceglie un registro linguistico arcano e misterioso, un andamento che ricalca la poesia in sintesi, ritmo e ripetizioni.

La scelta di utilizzare tanti neologismi sembra suggerire la necessità di trovare significati nuovi che tracimano il noto. Quest’uso particolare del lessico crea immagini affini alla poesia, lasciando al lettore non solo un senso di mistero legato alla narrazione (come finisce? cosa è successo?) ma un mistero legato alle parole.

Un albo con moltissimi livelli di significazione, un albo scomodo in cui molti adolescenti e adulti si sentiranno accolti.

 

Elos
Federica Ortolan - Gianluca Garofalo
40 Pagine
Anno 2026
Prezzo 18,50€€
ISBN 9788899136581
Editore Edizioni Corsare

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