8 Giugno 2026

Con gratitudine per le lacrime che, a volte, arrivano inaspettatamente a salvarci

Arriva per i tipi di Adelphi un racconto breve, scritto nel 2008, della premio Nobel per la letteratura Han Kang, che l’editore italiano lega alla letteratura per l’infanzia. Il libro esce nella collana Piccola biblioteca, impaginato in modo eccellente, con capilettera e numerazione delle pagine azzurri che riprendono le sferzate di colore degli acquarelli di Bomroya che corredano il testo.

La scatola delle lacrime è un racconto che ha il sapore della fiaba orale al cui centro troviamo una figura quasi sciamanica che ricorda i personaggi più carismatici delle storie per l’infanzia: un venditore e cacciatore  di lacrime, una figura arcana ed imperscrutabile, una sorta di psicopompo capace, attraverso il suo mestiere, di mettere in collegamento l’essere umano con la parte più spirituale di sé.

«Era un giorno d’inizio primavera. Al villaggio arrivò un uomo tutto vestito di nero, con un cappello nero calcato fin quasi sugli occhi. Portava un enorme zaino consumato sulle spalle, e un’enorme borsa nera in mano»

Le lacrime infatti sono da sempre – letterariamente parlando – un simbolo magico potentissimo, capace di curare la natura umana incantata e addirittura di strappare alla morte. Accade così nella fiaba di Raperonzolo, raccontata dai fratelli Grimm, e anche nella versione di Suzanne Barbot de Villeneuve de La bella e la bestia: «“alla fine, non mi restavano che pochi istanti da vivere, quando arrivaste a strapparmi alla morte. Le vostre preziose lacrime, più efficaci di qualunque sciroppo o medicina, trattennero la mia anima che si preparava a lasciarmi”».

È la forza della compassione e della commozione, della gioia e del dolore più profondo che trova espressione nelle lacrime umane: è il contatto con qualcosa di intimo e autentico di sé.

A fare da contraltare a questa figura è una bambina, come tante ce ne sono, che – per una caratteristica ritenuta dai più alquanto fastidiosa – è considerata, invece, dell’acquirente di lacrime qualcosa di raro: «Lacrimona», così era stata soprannominata, era una bambina che piangeva copiosamente e per infinite ragioni e anche senza ragioni apparenti.

L’incontro tra i due è misterioso e carico di attese:

«“Io sono un collezionista di lacrime. Le rivendo anche, se qualcuno ne ha bisogno”. “Collezioni lacrime?” “Esatto”»

Per convincerla della veridicità di quanto detto il venditore inizia a mostrarle la sua collezione:

«“Quella piccola, lì accanto, è la lacrimuccia che spunta dall’angolo dell’occhio quando si sbadiglia. Queste con i riflessi arancioni sono lacrime di rabbia, e quelle con un alone grigio lacrime finte… Le lilla nascono dal rimorso per un errore commesso […]»

Alla ricerca di una rara lacrima pura, il venditore chiede alla bambina di piangere per lui ma, per la prima volta nella sua vita, la piccola protagonista non riesce a piangere, tuttavia, quasi chiamata dall’uccello color pesca e dalla coda azzurra che viaggia con il venditore di lacrime, decide di lasciare la sua casa e la sua famiglia per seguirlo.

Il viaggio che intraprendono, gli incontri che fanno … sono la scoperta delle gioie e dei dolori della vita e sveleranno come non sia possibile non piangere: anche quando sul volto di una persona non appaiono lacrime, è la propria ombra a piangere copiosamente.

Il piangere appare, dunque, un attributo imprescindibile degli uomini vivi e questo, come recita la quarta di copertina, riecheggia molto lo sguardo empatico e comprensivo delle eroine di Miyazaki.

Alla fine del viaggio, la bambina regalerà una lacrima al viaggiatore e ne riceverà in cambio la sua storia, poi si lasceranno con la promessa di rivedersi più avanti, nel tempo.

«Anzi, sai che ti dico? Alle tue lacrime mancano ancora dei colori. Specialmente quelli forti. La rabbia, la vergogna, perfino lo sporco… Non evitarli, non averne paura. Solo così la luce diventerà sempre più sfaccettata, finché un giorno, all’improvviso, le tue lacrime saranno pure. Un po’ come quando mescoli tanti colori a tempera e viene fuori il nero; ma se mescoli vari tipi di luce, ottieni una luminosità trasparente».

Il racconto della Kang, più semplice dei suoi romanzi, è ben scritto e restituisce la lucidità intensa della sua scrittura. Non c’è retorica, non c’è formalismo: ogni aspetto della trama è coerente e partecipa alla struttura narrativa  (viene perfino descritto come il protagonista riesca a far cristallizzare le lacrime per portarle con sé!). Intrecciato a queste parole non c’è un discorso astratto sull’umanità, quanto una fiaba dalla forte valenza simbolica.

I colori, le similitudini e gli scambi dialogici testimoniano, con un andamento quasi oracolare, una verità che si costruisce con l’avanzare della narrazione.

Un racconto intenso da regalare ai ragazzi (dai 13 anni) che hanno la vita davanti, perché si ricordino di preservare la loro umanità.

«Con gratitudine per le lacrime che, a volte, arrivano inaspettatamente a salvarci»  chiosa l’autrice.

La scatola delle lacrime
Han Kang - Bomroya (illustrazioni) - Lia Iovenitti (traduzione)
68 Pagine
Anno 2026
Prezzo 12,00€
ISBN 9788845941061
Editore Adelphi

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