14 Settembre 2026

Un Pinocchio

Sono tante, tantissime le reinterpretazioni e le riscritture de Le avventure di Pinocchio, questo perché il personaggio e la storia – così come nacquero nella penna di Carlo Collodi – presentano delle caratteristiche fiabesche che li avvicinano molto ai protagonisti e ai canovacci delle narrazioni orali. D’altra parte Pinocchio è un protagonista anche molto romanzesco e, per molti versi, misterioso e sfuggente, letteralmente sempre di corsa, e ha richiamato – come il canto di una sirena – critici, autori e illustratori decisi a dargli una veste “definitiva”, “comprensibile”, “ferma” più di quanto non abbia fatto il suo autore.

Tra questi sicuramente si enumerano tantissimi autori e illustratori che già negli anni successivi al 1883 – anno di uscita del romanzo – scrissero le Pinocchiate, ovvero romanzi che ampliarono l’universo narrativo di Collodi, esplorando finali e deviazioni della storia originale:  l segreto di Pinocchio di Gemma Rembaldi, Il figlio di Pinocchio (1893) di Oreste Boni, Lucignolo. L’amico di Pinocchio (1896) di Alberto Cioci, Il fratello di Pinocchio (1898) di Ettore Ghiselli, Pinocchio in Affrica (1904) di Eugenio Cherubini …

Questo fare e rifare Pinocchio non si è mai fermato e nella letteratura sono ancora oggi tantissimi gli autori e illustratori che si sono cimentati nel raccontare questo personaggio e la sua storia. Anche il mondo cinematografico ha partecipato a questo racconto corale: come non ricordare Disney, per arrivare alle interpretazioni recenti (2022) di Robert Zemeckis e di di Guillermo del Toro, passando per Steven Spielberg, che nel 2011 girò AI intelligenza artificiale, al cui centro si trova un commovente Pinocchio-robot.

In questo anno collodiano si aggiunge la reinterpretazione dell’artista e designer tedesco Sven Wölker che riprende in parte il nucleo di riflessione di Spielberg (da robot a umano), per raccontare il suo Pinocchio: Pinocchio. Il burattino che voleva diventare un bambino vero.

Sull’intenzionalità di Pinocchio di diventare un bambino  vero, secondo me, ci sarebbe molto da dire, ma ho apprezzato il lavoro che questo designer ha fatto sul testo, non riscrivendolo, ma riprendendo le parole originali del romanzo di Collodi. 

Völker infatti offre ai lettori la sua lettura di Pinocchio, ciò che lui ha visto in questa storia senza voler reinterpretare il testo. Certo nell’atto di tagliare il romanzo, rendendolo un racconto adatto ad un albo c’è una interpretazione, ma quella che parla tra queste pagine è la voce di Collodi, senza sovrastrutture e senza commenti. 

Il Pinocchio di Völker, ad esempio, nasce tra le mani di Geppetto, senza passare da quelle di Mastro Ciliegia e poi inizia a correre e a correre, senza più fermarsi, inanellando una serie magnifica di incontri che vanno dal pulcino al serpente, dalle faine al colombo… niente Lucignolo e anche il Gatto e la Volpe risultano quasi marginali.

In fondo la storia di Pinocchio può essere tranquillamente letta come una corsa tra gli inciampi e accadimenti soprendenti che lo trasformano, volente o nolente, in un bambino.

Questa lettura risulta più onesta di tante riletture che hanno voluto far dire al burattino cose che credo non si sarebbe mai sognato di dire.

A livello illustrativo c’è un’organizzazione del ritmo molto apprezzabile e uno stile bidimensionale efficace anche se – a mio avviso – le illustrazioni fanno perdere la profondità suggestiva e simbolica che, invece, appartiene a questa storia.

Rimane a mio avviso, un esempio interessante di racconto del romanzo ad una fascia di bambini piccoli, proprio per la sua onestà.

Pinocchio. Il burattino che voleva diventare un bambino vero
Carlo Collodi - Sven Völker
56 Pagine
Anno 2026
Prezzo 19,50€€
ISBN 9783949042430
Editore Raum italic

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