C’è un movimento sempre più significativo che sta portando al centro dell’interesse e della narrazione la montagna: ambiente, fauna, flora, esplorazione, contatto con la natura…
Vi propongo 3 libri che ci mostrano altrettanti volti dell’esperienza montana.
Il primo libro è In cima al mondo. Le montagne più alte della Terra (e come scalarle) un sorprendente albo divulgativo a firma di Robin Jacobs, geologa, e Ed J Brown, illustratore. Lasciando perdere la trattazione della flora e della fauna – che contano già decine di libri – il libro si rivolge in modo specifico alla montagna in quanto manifestazione geologica, dedicandosi alla sua conformazione e al legame che, nella storia, ha instaurato con l’uomo attraverso l’alpinismo.
L’albo riflette, infatti, sulla formazione delle montagne, sulla misurazione e sui termini specifici che servono a raccontarle e a definirle.
Dopodiché, il testo presenta il coprotagonista di questa storia, che è l’uomo, introducendo nello specifico l’attività di esplorazione che ha dato vita all’alpinismo e a tutte le discipline di arrampicata: attrezzatura, nodi, precauzioni, coscienza dei pericoli ambientali e fisici…
«Dalle civiltà antiche agli avventurieri dei giorni nostri, gli esseri umani sono sempre stati attratti dalla sfida e dalla bellezza delle alte vette del pianeta»
Concluse le presentazioni, l’autrice apre un seconda parte dedicata ad otto cime tra le più alte e famose del mondo: Everest, Cervino, Chimborazo, Fuji, Kilimangiaro, Denali, Puncak Jaya, Massiccio del Vinson. Ognuna costituisce un piccolo capitolo nel quale viene raccontata la sua conformazione e le sue caratteristiche, la sua storia e la sua formazione, le leggende che sono nate intorno ad essa e infine la storia della conquista della sua vetta. Non c’è una storia uguale all’altra e se l’Everest – probabilmente la vetta più nota – mostra oggi i lati di un turismo intenso che deve fare i conti con l’inquinamento degli alpinisti e con le vittime che sono rimaste drammaticamente come marcatori del sentiero, è anche vero che cela ai più leggende come quella dello Yeti o rituali legati al buddhismo di cui viene omaggiata.
I capitoli sono dettagliati e raccontano episodi e aneddoti che riguardano la conquista e le vie scoperte per raggiungere la vetta, non tacciono le tragedie e i nomi di coloro che, noti e meno noti, hanno fatto la storia di quella montagna. C’è un encomiabile spazio dedicato alle popolazioni locali, che rischiano di rimanere nell’ombra degli scalatori occidentali, e alle leggende che i popoli nativi hanno scritto, cantato e dedicato alle loro vette più care.
La conformazione della montagna diventa la mappa per comprendere la dislocazione dei rifugi che gli uomini hanno costruito come tappe per l’avvicinamento, ma anche l’avvicendarsi delle zone climatiche con i rischi che ognuna nasconde.
Le illustrazioni dell’americano Ed J Brown sono precise, ma anche molto suggestive. I colori riempiono le pagine, offrendo scorci che regalano al lettore l’impressione di trovarsi di fronte all’imponenza di queste vette che sorgono in luoghi del mondo molto diversi. Freddo ed altitudine spesso si sposano a paesaggi mozzafiato che possono prevedere lande desertiche o foreste rigogliose, come nel caso del Kilimangiaro o del Parco nazionale di Denali.
L’illustrazione si presta – quasi – a diventare fotografia: sono tante le piccole illustrazioni impaginate come se fossero delle piccole istantanee di Polaroid (bellissima la sequenza dei quattro volti del Cervino italiano!), ma ugualmente non disdegna di prestarsi al discorso scientifico, spiegando processi e descrivendo attrezzature.
Un bel testo di divulgazione che testimonia come la montagna sia sempre stata un richiamo profondo al desiderio umano di superare i propri limiti.
Che le montagne custodiscano qualcosa di perturbante e qualcosa magico è altrettanto vero. Andrea Antinori esplora questo confine tra il magico e il pericoloso, tra il noto e l’ignoto nell’albo Solo una notte le cui illustrazioni, nel 2023, hanno vinto la mostra degli illustratori di Bologna.
L’albo di grandi dimensioni è un silentbook e conduce il lettore attraverso illustrazioni bidimensionali, tipiche della voce artistica dell’illustratore, in un’avventura che parte di giorno e che vede un barbuto signore inerpicarsi su una montagna, fin sulla cima. È già evidente nell’ascesa che intorno al protagonista si muovano tante creature, note e ignote, reali e fantastiche, mimetizzate perfettamente tra i pattern colorati del paesaggio. In una grande apertura piena di cielo, il nostro alpinista si ferma a contemplare un piccolo fiore e decide di montare lì accanto la sua tenda, per passare la notte. La conquista della vetta non è quindi il centro della narrazione, che lascia invece spazio a tutto quello che succede quando l’umano decide, dopo un corposo panino mangiato davanti al fuoco, di andare a letto, estraneo in un mondo naturale infinitamente più grande e vasto di lui. Le aperture successive, infatti, mostreranno una tenda rossa ermeticamente chiusa che occuperà una piccola parte della tavola illustrata, lasciando tutto il resto al cielo e a tutto quello che succede intorno.
Ciò che si scatena di notte è invisibile ai più e, quindi, inevitabilmente magico. Sciami di pipistrelli volano insieme a Batman, gli animali del bosco giocano a saltare la tenda come un ostacolo, le formiche trasportano prigionieri impensabili come Babbo Natale, gli elfi improvvisano una partita a tennis intorno alla tenda….
Il ritmo narrativo è ben gestito: il climax ascendente viene interrotto da una pipì notturna, scaricando la tensione e dando nuovo slancio al crescendo di sorprese. Il magico, infatti, si ferma in attesa che l’umano chiuda gli occhi, per poi tornare a imperversare. Un gigante rischia di calpestare la tenda – fermandosi all’ultimo momento solo per godere anche lui del piccolo fiore che aveva ugualmente incantato l’umano -, il cielo pieno di stelle diviene lo sfondo di una visita extraterrestre e di una festa tra fantasmi e streghe … non manca l’incursione di un mostro lacustre e di una gigantesca cometa. Naturalmente, al sorgere del sole, tutto torna a una normalità quasi banale.
Nonostante questo canovaccio narrativo sia noto, è sempre sorprendente ascoltare i racconti di ciò che accade quando si chiudono gli occhi, poiché ciò che l’uomo immagina eccede sempre ciò di cui si ha consapevolezza, che si vede con gli occhi! Antinori in questa esplorazione riesce a essere ironico, spiritoso e generoso.
Lo stile illustrativo vede un mix di diverse tecniche e di diversi strumenti, che permettono al “pienissimo” delle sue pagine di non diventare mai opprimente e ripetitivo. I dettagli brulicanti sono perturbanti e divertenti e gli occhi si perdono incantati della loro imperfezione. La palette di colori eccentrica, che veste gli alberi di azzurro e fa verde il fumo del fuoco, è estremamente affascinante.
Un libro sui misteri e la magia della notte che luoghi come la montagna sanno custodire magistralmente. L’ampio formato e la sovrabbondante presenza di dettagli risulterà accattivante per ogni bambino piccolo (dai 3 anni) che potrà esplorare la pagina in ogni suo angolo.
È, infine, un albo di impostazione tradizionale Le montagne dei giganti di Max Bolliger e Štēpán Zavrēl, che torna sugli scaffali dopo più di quarant’anni di assenza. Come capita spesso nella collaborazione di questi due artisti, ad unire testo e illustrazioni è un tono di fiaba o di leggenda dal forte valore simbolico.
Max Bolliger esplora spesso il confine del fiabesco nella sua valenza educativa archetipica: in questo caso la narrazione racconta la necessità della pace e la lotta di ciascuno per far sì che i conflitti cessino.
«In una terra pacifica, abitata da nani, comparvero un giorno due giganti»
Questi due giganti, spaventati dall’allegria dei nani, decidono di soggiogarli, costringendoli, prima, a scavare sottoterra per cercare oro e argento e, poi, a costruire montagne e muri che testimonino la forza dell’uno e dell’altro.
«Ad un certo punto le montagne erano così alte che facevano ombra su tutta la terra dei nani. Le piante e gli alberi, senza la luce del sole, cominciarono ad appassire»
Zavrēl illustra una tavola dove masse di nani resi automi, ingranaggi di un meccanismo senza fine, scavano e costruiscono senza più chiedersi perché, senza più chiedersi cosa. Di fronte, però, al diffondersi di malattie mortali i giovani hanno un sussulto di umanità e inaspettatamente decidono di invertire la rotta e di smantellare montagne e muri.
«Non avevano più alcuna paura dei giganti. Si abbracciavano, ridevano e cantavano e le loro vocine allegre giunsero alle enormi orecchie dei giganti. Nell’udirle i due colossi si spaventarono tremendamente e in men che non si dica, fuggirono a gambe in spalla»
Il coraggio di rompere una catena di schiavitù, di cui la montagna rappresenta il peso immane, viene innescato da un “no” che diventa azione.
«Lasciarono in piedi solo due montagnole: per ricordare a se stessi la saggezza degli anziani e la fiducia dei giovani nella pace… Ma anche per trovare coraggio, guardandole, semmai i giganti avessero deciso di tornare»
Zavrēl, in accordo con le parole fiabesche di Bolliger, costruisce un mondo antitetico dove grande e piccolo diventano simbolo della contrapposizione tra prepotenza e mansuetudine. In mezzo troviamo le montagne, costruzioni aspre e divisive, ma anche monito. È difficile rendere giustizia alla bravura di questo artista che dosa con sapienza la densità del colore degli acquerelli, crea paesaggi onirici e minuscoli personaggi in azione. Le catene montuose danno l’impressione di una profondità che sembra perdersi nell’orizzonte.
Tre volti della montagna che sono parti della stessa misteriosa realtà.