«Io sono grandioso». I bambini nascono egocentrici e ammalati di onnipotenza, così diceva la “mia” ostetrica. Quando sono nella pancia della mamma se hanno fame mangiano, se hanno sonno dormono, se vogliono muoversi si muovono (nel seppur limitato spazio a loro conosciuto): così quando nasciamo, tutti dobbiamo imparare la pazienza.
Questo libretto sembra scritto da un bimbo, un bimbo appena nato, con gli occhi e il piglio di un piccolo, adorabile, egocentrico tiranno.
«Mi voglio bene. … Vado per la mia strada. … Sono grandioso. … E mi piaccio. … Non temo niente e nessuno.». Il candido orso bruno, dai modi bambineschi, inconsapevoli, schietti, decisi e spontanei ci parla di sé, come se non volessimo sapere altro. Dopo il quindicesimo assunto, senza il minimo tentennamento, senza concessione all’ironia (al punto da chiedersi se non stia scherzando?) io mi sono sentita un po’ stuccata. È vero che alcune tavole possono essere guardate scherzosamente (la sua strada che blocca il traffico, o il graaaandddisssimo pesce o il generosisssssimo gesto di regalare una caramella…), ma è un tono scherzoso che in fondo non si contraddice e che non dice “altro”.
Così quando l’irsuto protagonista mostra un’esitazione «ci sono lo stesso dei giorni» (traduzione un po’ infelice!), i lettori non sanno cosa aspettarsi: sembrava bastasse a se stesso!
Anche il plantigrado ha qualche défaillance (4 sole pagine, però :)), e allora si mette a correre. Ma dove andrà mai? Corre con quei modi così impegnati dei bambini di 3-4 anni che sembrano pronti per partire ai blocchi dei 100 metri con Usain Bolt, e che effettivamente partono con quell’impegno che contrae tutti i muscoli, con i gomitini e la schiena a 90° e poi vanno a 1 all’ora. :D
E corre dritto esattamente come un bimbetto di 4 anni … finché non arriva da «te!». Da un amico, che potrebbe essere una mamma, ma che per Saverio è «la sua moglie», senza dubbio e senza esitazione. «Che bello che esisti!».
Io capisco benissimo perché questo libro abbia ottenuto un successo planetario. Che qualsiasi bimbo abbia bisogno di una mamma che lo nutra e lo ami fuori dalla pancia è segno di una conformazione dell’umano: prima è la mamma, poi sono la mamma e il papà, poi sono gli amici, poi è la ragazza, poi è «la sua moglie» :) o il suo marito. Oserei dire che il tema è banalmente universale. Quello che io credo, però, è che questa ricerca di un rapporto sia un’esigenza costante e non solo dei momenti bui e tristi: perché potrai pensare di avere bisogno della mamma quando non stai bene o quando sei un po’ giù, ma in realtà non potresti alzarti la mattina, neanche una mattina qualsiasi, se non fossi certo del suo amore per te. Quindi davvero non ho capito perché Philip Waechter abbia così staccato le due cose. La leggerezza, la spigliatezza, l’ironia che ho amato in Papà, passo a passo l’ho trovata come congelata, immobilizzata in forme che richiamano l’occhio gioioso e curioso di chi guarda ai piccoli, ma come appesantite e artritizzate. Tra l’altro l’iperegotizzazione iniziale non corrisponde neanche alla percezione di sé di un bambino di 4 anni (credo infatti che per pensarsi così perfetti sia necessario ritornare davvero ai primi mesi di vita). I testi brevissimi, sempre chiusi da un punto fermo, sembrano proprio categorici, netti e piani, e solo a volte arrivano i puntini di sospensione.
Le immagini mantengono quella dinamicità che ho tanto apprezzato nell’autore: le linee morbide e nette, gli sfondi bianchi, i movimenti accennati con pochi tocchi di linea, l’espressività e la capacità di fermare sulla carta atteggiamenti e pose figlie di una formazione fumettistica… ma il testo che le correda blocca tutto.
Paradossalmente Saverio ha amato di più Papà passo a passo, che evidentemente ha un diverso target di pubblico: non che Saverio snobbi Io, ma ha avuto un tenue e tiepido successo.
Detto questo però ribadisco che non si può perdere la mostra organizzata in onore dell’autore a Roma: io spero di riuscire a partecipare anche ai laboratori organizzati da Cartastraccia che mi sembrano davvero interessanti, dovrò spacciare mio figlio per un cinqueenne!

Io

Philip Waechter
66 pagine
Anno: 2010

Prezzo: 9,90 €
ISBN: 9788874245420

Aliberti editore
Anobii

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