Pascale Estellon, dopo un primo volume dedicato al colore, proprietà fondamentale delle cose e delle creature, firma un secondo libro, formalmente identico, dedicato alla materia: Di cosa è fatto? Il libro compie lo stesso percorso di Rosso come…, riscrivendo l’idea un po’ superficiale che gli oggetti appartengano a un “mondo industriale” al di fuori e lontano dal mondo reale e naturale e invitando i lettori ad esplorare i materiali con cui sono fatti gli oggetti da cui siamo circondati. Anche in questo caso l’idea stessa che dà vita alla narrazione risponde alle domande che animano i lettori più piccoli (dai 2 anni), impegnati nella scoperta e nella catalogazione del mondo, poiché, al di là del primo impatto (visivo) che è dato dal colore, il tatto, l’udito, il gusto… l’esperienza dell’oggetto, insomma, viene attivata attraverso il rapporto con il materiale che può essere caldo, freddo, morbido, duro…
L’indagine sensoriale di queste differenze dettaglia la risposta a una domanda che suona come il titolo: Di cosa è fatto?
Come nel primo volume, anche in questo caso ogni doppia pagina è introdotta da un testo aperto: «rosso come…» si traduce in «di legno come…».
Su uno sfondo bianco opaco vengono poi ritratti oggetti che risultano fatti di legno: prima in un piccolo gruppo e poi, dopo l’apertura delle grandi pagine laterali, in un insieme ampio, come in una vetrina di un museo.
Le didascalie degli oggetti riportano non solo il nome descrittivo dell’oggetto stesso, ma anche un preciso riferimento alla tipologia di legno.
«La trottola - frassino, il tagliere - olivo, le posate da insalata - legno esotico, la pinza - faggio, la molletta - faggio»
Questo avviene per tutti e 7 i materiali (carta, fibre vegetali, ceramica, vetro, plastica e gomma, metallo, legno): «acciaio inox», «polietilene tereftalato», «vetro soffiato tinto», «terracotta grezza», «fibra di cocco», «carta washi (fibra di gelso)»…
Questa specificazione, che può sembrare superflua, in realtà permette a lettori non più piccini di instaurare delle relazioni tra i soggetti, di intuire una varietà che sopravanza il semplice “di plastica” e di cogliere suggerimenti sul diverso impiego che tipologie dello stesso materiale hanno in differenti ambiti.
Gli oggetti rappresentati appartengono per la maggior parte alla quotidianità (cesti, tazze da tè, bicchieri…), ma l’autrice non disdegna di spaziare in ambiti più particolari, come testimonia la cesoia per arte topiaria o la spazzola per padelle. Ci sono tanti giocattoli (le biglie in vetro, l’omino della Playmobil, il cavallino a dondolo, la girandola…) e almeno un oggetto di design per ogni categoria: c’è lo sgabello Tam Tam di Henry Massonnet in polipropilene, c’è la penna Bic quattro colori in polipropilene, c’è il bollitore di Michael Graves per Alessi in acciaio inox, c’è il vaso Rocchetto di Sottsass per Bitossi Ceramiche in maiolica. Alcuni materiali danno la possibilità di spaziare anche nel tempo: nella ceramica sono citate l’olpe etrusca e l’ippopotamo blu ritrovato in Egitto e databile intorno al 2000 a.C.; nel vetro c’è il toro delle vetrate di Chartres…
Ne risulta un libro chiaro e incuriosente, perfetto per i bambini dai due anni ma portatore di scoperte anche per bambini più grandi, che potrebbero non avere cognizione “di che cosa” sono fatti gli oggetti da cui sono circondati. Un invito a riscoprire un approccio conoscitivo che supera il solo riscontro visivo per farsi coinvolgimento di altri sensi.