Di erbari non se ne ha mai abbastanza e, sebbene non abbia alcun pollice verde, riconosco in me quello strano trasporto che avvicina spesso le realtà più lontane. Così mi accade con libri sulle piante e sui fiori che trovo di un fascino ineguagliabile.
Su Scaffale Basso ci sono già esempi di erbari e oggi, in vista della primavera, ne aggiungo un altro.
In una elegante edizione de L’Ippocampo La storia dei fiori e di come hanno cambiato il nostro modo di vivere è un catalogo di fiori scritto dal progettista di giardini Noel Kingsbury e illustrato dalla britannica Charlotte Day.
Cento fiori per cento ritratti, organizzati grazie ad una scansione cronologica che vuole evidenziare quando un certo fiore ha attratto l’attenzione umana, entrando a far parte ufficialmente delle colture umane. Questo perché i fiori, che pur sono spontanei, hanno, in certe forme e specie, legato gli uomini a sé per proprietà curative, bellezza, profumo, valenze simboliche, intrecciando così il loro destino alla coltivazione e alla modificazione umana. La storia degli uomini e i fiori si legano, dunque, per aneddoti, credenze e cultura e poi, sempre più, per lo studio, la coltivazione e la modificazione che in certi casi ha modificato in modo significativo la loro forma originale.
I cento protagonisti, dunque, seguono la storia scandita in sette momenti: Antichità, Antichità-Alto Medioevo, Medioevo, XVIII secolo, XIX secolo, XX secolo. All’interno di ogni sezione l’ordine è alfabetico e basato sul nome della classificazione tradizionale latina: Achillea millefoglie (Achillea millefolium), Malvarosa (Alcea rosea)… Calendula officinale (Calendula officinalis), Fiordaliso (Centaurea cyanus), Crisantemo (Chrysanthemun)…
Il bacino di selezione coincide con quello dei climi freddi e temperati dell’Europa, anche se molti dei fiori diffusi nelle nostre case sono arrivati dall’Oriente: la Cina e Giappone hanno sempre avuto una particolare predilezione per i fiori, come viene ampiamente raccontato.
Ogni doppia pagina contiene un ritratto illustrato magnificamente e un testo che descrive il fiore nelle sue peculiarità, poi ripercorre brevemente la sua storia nell’intrecciarsi con le vicende umane e infine riflette sull’attuale status.
Le osservazioni richiedono un minimo di consapevolezza storica per essere comprese e un minimo di passione per l’argomento per essere apprezzate, poiché l’autore intreccia brevi aneddoti storici senza dedicare digressioni che contestualizzino gli eventi considerati noti e poiché alla riflessione sulle attuali coltivazioni dedica altrettanta attenzione.
«Chi può resistere all’odore pungente ma gradevole della lavanda? Tra tutte le erbe che producono oli fu per secoli la più apprezzata, almeno in Europa. Per profumare il bucato, i Romani forse già la coltivavano, a meno che non si limitassero a coglierla sulle colline mediterranee. Il nome deriva dal latino lavare, perché i capi odorosi di lavanda sanno di pulito anche quando non lo sono, mentre i mazzetti essiccati aiutano a tenere alla larga gli insetti dagli armadi. La pianta viene usata da tempo immemore in medicina, sebbene la sua efficacia sia tuttora da dimostrare. La si iniziò a coltivare nei monasteri medievali del centro e nord Europa, per essiccarne le foglie e per distillarne Polio. La badessa Ildegarda di Bingen fu la prima a citarla nel XII secolo, e nel giro di tre secoli si diffuse largamente. Con il prosperare delle società nel Vecchio Continente aumento la richiesta della pianta aromatica, coltivata sempre più spesso anche negli orti e nei giardini. Vennero introdotte diverse specie, più o meno resistenti, finché nei primi dell’Ottocento non apparve l'ibrida L. x intermedia, più vigorosa della “lavanda vera” L. angustifolia che ancora domina i giardini nord-europei. La lavanda è da sempre associata all'amore, come pegno o come afrodisiaco. Nell'Inghilterra elisabettiana ne venivano offerti dei rametti per esprimere i propri sentimenti, come oggi facciamo con un mazzo di rose. L’uso della lavanda come siepe da confine si diffuse nel Settecento e allo scopo vennero selezionate delle lavande nane, tra cui la 'Munstead', realizzata dalla celebre botanica Gertrude Jekyll (1843-1932)»
Charlotte Day illustra con perizia e fascino ogni fiore, su sfondi bianchi che valorizzano il colore e la forma; la naturalezza e il leggero movimento impresso dalla colorazione li rende realistici.
L’impaginazione elegante e fissa, animata da una piccola illustrazione, la sintesi ricorrente delle notizie essenziali e l’ottima stampa rendono il libro un oggetto molto elegante.
Mi immagino questo libro in mano a ragazzi e a ragazze appassionati, dai 10 anni anni, ma lo vedo ampiamente apprezzato anche dai più piccoli che potranno sfogliarlo, riconoscendo i profili dei fiori e sentendosi invitati a ritrarli. Lo trovo anche un perfetto regalo per adulti, appassionati di fiori e botanica che vogliono avere un bel libro per approfondire le loro conoscenze.