Che cosa fanno le bambine? di Nikolaus Heidelbach è un abbecedario spiritoso, perturbante e ironico che riguarda l’ampia riflessione sul femminile, qui tradotta in un catalogo dell’infanzia. Anticipando di decenni quelle che sarebbero state le discussioni sul maschile e sul femminile, questo albo illustrato dal titolo accattivante e neutro (sembra una domanda innocente, no?!) sembra promettere di rivelarci che cosa mai facciano le bambine per essere considerate tali.

Il testo esce in Germania nel 1993 e riceve premi da tutto il mondo per la mescolanza inaspettata che riesce a creare tra queste pagine.

Ad accogliere il lettore in copertina c’è una schiera di bambini piccoli, non immediatamente identificabili come femmine. Addentrandoci nel libro il lettore è fermato da una barricata, nel frontespizio, dietro cui tre bambini ci scrutano, preoccupati di difendere i segreti che stanno per essere rivelati dalla pagina successiva. 

Girando pagina accoglie il lettore un’illustrazione curiosa, accompagnata da un testo nella pagina, a sinistra: «Antraut mangia un panino».

La struttura che segue è quella di un albo-catalogo: nella pagina di sinistra un testo aperto da un nome proprio procederà, seguendo l’ordine alfabetico declinato attraverso nomi femminili dalla A alla Z (da Antraut fino a Zeralda), a destra una grande illustrazione, che immaginiamo descrittiva ma che sfugge ad una definizione chiara. Certamente il lettore inizialmente coglie un legame semantico dell’illustrazione col testo, ma le immagini generano un mix di inquietudine, incomprensione, meraviglia, ironia… che è difficile da spiegare.

La prima protagonista, Antraut, ad esempio, è seduta a un tavolo a mangiare un semplice panino accompagnata però da creature (apparentemente) viventi, ma che appartengono a mondi differenti: c’è un cane verde con l’acquolina in bocca, una creatura animale difficile da descrivere, un pupazzo di pezza, un extraterrestre, un anfibio e una pedina di un gioco in scatola.

Ad amplificare la sottile inquietudine della pagina, concorre anche la figura di un bambino (maschio) che è rappresentato come ideale integrazione del capolettera, come in un codice miniato: il bambino, visto di spalle, ha un palloncino tra le mani, su cui troneggia la grande “A” di Antraut e nell’altra, un ago acuminato…che fa presagire di tutto .

Le pagine scorrono lasciandoci sempre più interdetti e incuriositi: ci sono Brigitte che escono di casa camminando soprappensiero su grandi palle gonfiate, ci sono Cornelie con in mano mazze da hockey che fanno presagire trappole inquietanti, ci sono Irmgarde sedute in poltrona sotto i cui piedi scorrono fiumi di ratti pelosi.

I legami semantici si stiracchiano e certamente interrogano le lettore: Irmgard è accompagna da una dichiarazione generica, «non vuole essere disturbata», che poco si lega al fiume di ratti (!).

Accanto a quadri perturbanti ci sono anche illustrazioni spiritose con ingegnose bambine che hanno costruito automobili di cartone installando phon accesi che possano riprodurre il vento tra i capelli!

Ci si muove sottilmente tra il possibile e l’impossibile (ci sono bambini che volano su palette attaccate a scopettoni, bambini che usano gatti apparentemente viventi come scaldamani e bambine che cenano con ragazze dal corpo di serpente…), tra prevedibile e imprevedibile, tra incanto meravigliato dell’infanzia (ci sono parchi dove si può volare sull’erba!), e sottili cattiverie (ci sono sorelle che convincono fratelli a ricevere palline di golf in bocca i bambini). Non mancano accennati dolori («Beatrix si accomiata») e quadri oggettivamente disturbanti (Yvonne, sdraiata accanto a un televisore, è circondata da armi come asce, mannaie, martelli)… in generale, dunque, traspare un universo infantile e femminile tutt’altro che a senso unico.

Non si possono certamente accusare le illustrazioni di Heidelbach di non causare emozioni nei lettori o di riprodurre rassicuranti quadri bucolici.

Lo stile pittorico estremamente realista integra, all’interno di un contesto familiare e riconoscibile, figure che risultano eccentriche e appartenenti ad altri mondi, ma lo fanno con una coerenza che crea un’inquietudine proprio perché è difficile percepire il confine tra le reale e immaginato. 

Tuttavia, lungi dal voler essere una sterile provocazione, quest’albo è una schietta occasione per riflettere sull’inconsistenza di una divisione, appunto, tra maschi e femmine, tra reale e immaginato, tra buono e cattivo. 

Alla domanda «Cosa fanno le bambine?», l’autore sembra rispondere “tutto, forse anche quello che non ci aspettiamo!”.

Allontanandosi da un’idea che vuole l’infanzia e - forse a maggior ragione “la femmina” - angelicata, ideale, Heidelbach con coraggio ci offre uno sguardo realistico sull’infanzia, suggerendo che possano farne parte anche la violenza, la cattiveria, l’incomprensione, la stramberia… e -  credo - rigirando in fondo la domanda del titolo: cosa cambia sapere che cosa fa una bambina?

«Ho imparato da Sendak, Ungerer e Gorey che nella letteratura per ragazzi non ci sono limiti di sorta. Indecenza, impertinenza, brutalità sono aspetti ineliminabili»

Un albo per adulti, sull’infanzia.

Cosa fanno le bambine? Nikolaus Heidelbach 64 pagine Anno 2025 Prezzo 19,00€ ISBN 9788857613949 Editore Logos
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