Oggi vi presento un libro divertentissimo a firma di due mostri sacri della letteratura per l’infanzia: Michael Rosen e Helen Oxenbury.
Questa coppia incredibile firmò insieme, nel 1989, uno dei libri più importanti della storia della letteratura (A caccia dell’orso), libro che non ha mai smesso di essere ristampato e che ancora oggi accompagna i bambini alla scoperta della paura e delle infinite risorse che si posseggono per affrontare gli ostacoli. Nel 2025, 36 anni dopo, Rosen e Oxenbury, rispettivamente 80 e 88 anni, firmano congiuntamente Guarda un po’! , una storia nuova che mantiene lo spirito spensierato dell’infanzia che con costanza hanno sempre ricercato e descritto nelle loro storie. È una storia cumulativa che gioca con i suoni e che crea quello scarto tra immagini e testo che scatena il riso dei bambini.
Il testo si inserisce in quel fertile filone di conte e filastrocche, dove il suono supera - per valore - il senso. In casi come questo la traduzione è difficilissima se non impossibile e spinge i traduttori a trovare soluzioni particolarmente originali per ovviare alla questione. In questo caso, il gioco era basato su un fraintendimento legato al cambio di iniziale: «carrot» si trasformava in «parrot», «hat» in «cat», «cake» in «snake»… Chiara Carminati riesce a mantenere il ritmo, il fraintendimento e la coerenza con le immagini (!), sfruttando le capacità rimiche della lingua italiana e spostando la relazione sul finale di parola.
«Sono andato a comperare
una carota per la mamma,
ma al suo posto mi hanno dato
un pappagallo rosso fiamma!
Oh che roba guarda un po’
E io forse ne ho bisogno?
Certamente no e poi no!»
Questo è il modulo narrativo che si ripeterà uguale a se stesso, pagina dopo pagina, in un crescendo in cui gli acquisti fraintesi, uno dopo l’altro, si trasformano in una comitiva di animali inaspettati ed inconsueti.
Il gioco è fatto: lo scarto tra la richiesta ragionevole dalla bambina protagonista (una carota, una tazza, una torta…) e la serietà con cui gli adulti le consegnano animali imprevedibili scatena la risata, che nasce dal riconoscimento del non-sense che viene mostrato come coerente!
Fondamentale in libri come questo è il ritmo, creato dal giro della pagina, che qui è rispettato con cura. I micro climax raggiungono l’apice nelle pagine di destra in corrispondenza di «Ma al suo posto mi hanno dato…», che lascia in sospeso il lettore nell’immaginarsi la sproporzione della risposta (anche se lo svelamento è anticipato nell’illustrazione, dove i venditori mostrano già pacchi dalle forme eccentriche!).
Si gira e...
Il crescendo è vorticoso e spiritoso fino a che «un cucciolo di cane» che viene dato al posto di «una tazza per tisane» crea lo scompiglio apicale che permette poi lo svolgimento al contrario e la ricostituzione dell’ordine corretto, in un ideale cerchio che si chiude.
Libri come questo sono esempi lampanti di una letteratura messa al servizio dei bambini, nel rispetto dei loro bisogni, del loro diritto al divertimento, all’esplorazione verbale, al gioco del nonsense senza nessun ricatto nozionistico o educativo.
Il riconoscimento di un ordine del mondo, conquista dei più piccoli, dai 2 anni, viene prese in considerazione nell’ottica di un coinvolgimento narrativo e testuale che accompagna i lettori dall’inizio alla fine. Le illustrazioni della Oxenbury sono pensate perfettamente nella scansione del ritmo, in relazione alla pagina, gli sfondi neutri ribadiscono il valore dell’azione, mentre la visione a tre quarti crea delle linee di fuga dell’occhio che permettono un movimento continuo nella pagina, evitando l’effetto statico. Tutto concorre ad amplificare il senso del ritmo della parola.
Un libro formalmente ed esteticamente perfetto che non deluderà i suoi lettori!