Con Il libro dal futuro Mac Barnett si conferma autore spiritoso e geniale, capace di immaginare libri divertenti, pieni di humour e pensati per i bambini.
Riderete dalla prima all’ultima pagina, questo è certo.
Il libro dal futuro catapulta infatti i suoi lettori in un viaggio spazio-temporale attraverso quello che il frontespizio ci suggerisce sia una sorta di buco nero…
Il libro, infatti, che viene dal futuro, colloca immediatamente i lettori in un passato che non tarderà a mostrarsi quasi primitivo!
«Qui nel futuro sono cambiate tantissime cose»
Abituati a un certo filone narrativo orientato a raccontarci gli esiti drammatici a cui dovremmo prepararci in seguito agli sconvolgimenti climatici, i lettori si addentreranno cauti nella storia, ma basterà girare pagina per capire di essere di fronte a un libro di tutt’altro tono.
«Nel futuro, il sole si chiama luna e la luna si chiama sole»
Questa apertura è esilarante e l’illustratore Shawn Harris trova una soluzione grafica geniale per segnalare la distanza tra i termini del futuro e del passato: questi ultimi, infatti, vengono segnalati come se fossero scritti sulle etichette vintage a rilievo (i Dymo, vi ricordate?).
La narrazione si presenta, dunque, come una introduzione lessicale al mondo del futuro, dove gli oggetti comuni, gli animali, le persone, le usanze sembrano aver mantenuto il loro aspetto e la loro forma, ma hanno cambiato denominazione. Capita così che il giorno si chiami «notte» e la notte si chiami «giorno», che le banane si chiamino «mele» e i gatti si chiamino «forme di vita miagolanti».
La situazione narrativa fa ridere, perché naturalmente questo scarto risulta senza senso, ma l’attenzione del lettore viene mantenuta, perché la stessa identificazione di una regola (“gli oggetti si sono scambiati il nome”) viene poi violata diverse volte, rendendo tutto inaspettato e quindi ulteriormente esilarante.
«Non c’è una parola per le mele. Nel futuro le mele non esistono»
«I cani si chiamano ancora cani»
Se lo scambio di nomenclature risulta divertente, l’ingiustificata scomparsa delle mele e l’ingiustificato non-slittamento del nome del cane (a differenza dei cambi di nome del gatto e della mucca) non possono non scatenare la risata.
Il discorso continua e si arricchisce di dettagli spiritosi e iperbolici.
«Nel futuro tantissime persone si chiamano Francy faccia di frappè. La ragione è interessante, ma non abbiamo tempo per questa storia»
Sono stati cambiati i numeri, sono state cambiate le espressioni di cortesia, i colori sono stati rinominati così come le parti del corpo… L’apice si raggiunge però nella descrizione dei saluti e dei ringraziamenti.
«Non diciamo “Arrivederci!” ma “Puzzi di neonato!” E invece di dire “Grazie” a una persona, le appoggiamo con delicatezza un pesce sulla testa»
Le persone del presente (i lettori) vengono, poi, anche dileggiate così come si può immaginare faremmo noi nei confronti della gente del passato, le cui abitudini non possono che apparire obsolete.
«Nel futuro, non diciamo supermercato. Supermercato! Che parola buffa!»
Se tutto questo catalogo esemplificativo incentrato sull’evoluzione linguistica futura non vi avesse fatto ridere (è impossibile!), preparatevi perché non è finita qui. Il libro si conclude, infatti, con una scenetta a fumetti, ripresa “dal vivo”, dove tutte queste nuove parole sono utilizzate con disinvoltura.
Immaginatevi dunque un sorridente punk del futuro andare a fare la spesa in un supermercato. Vi lascio immaginare.
La storia si conclude con un fantastico “arrivederci”, ah no scherzavo, con un caloroso «“Puzzi di neonato!”», in attesa - speriamo - di ragguagli su altri dettagli del futuro.
Mac Barnett stupisce per lo humour, ma Shawn Harris fa un lavoro altrettanto intrigante, perché riesce a sceneggiare perfettamente il testo sia grazie all’ideazione di personaggi buffi, come il giovane punk dalla cresta, sia grazie a soluzioni dinamiche che danno ritmo alle pagine (alternanza degli sfondi bianchi e neri, inserimento dei fumetti, uso delle diagonali per offrire movimento…).
Questa progettazione minuziosa coinvolge facilmente il lettore nella lettura e non lo farà staccare dalle pagine.
Un libro tutto da ridere che sembra effettivamente arrivato dal futuro, dove speriamo i libri siano più affini a questo spirito divertente che all’impostazione educativa che ancora fatica a scomparire nella contemporaneità.