Come dividere una torta di Kim Hyo-eun è un bellissimo albo illustrato sulla famiglia e sulla fratellanza che ho sentito, da subito, molto affine a me e alla mia esperienza.
«Noi siamo cinque»
Questa è l’apertura del racconto: lapidaria ed eloquente alle orecchie di chiunque abbia dei fratelli. Come è chiaro che quel numero (5) è legato solo al numero di fratelli e non contempla i genitori, tagliati fuori dalla lotta per la sopravvivenza che si scatena in ogni famiglia numerosa.
Quando infatti si è costretti a vivere con dei fratelli (ne basta anche solo uno!), l’istinto di conservazione si sviluppa in fretta e, come io ho il ricordo snervante di aver sempre dovuto dividere le patatine fritte con i miei fratelli, l’autrice racconta il suo disagio di fronte alla costrizione di dover dividere le torte!
Il silenzio carico di tensione, che corrisponde all’attimo prima che ciascun predatore balzi con foga per raggiungere, il più in fretta possibile, la propria preda è perfettamente reso dall’illustrazione: cinque volti in attesa, con gli occhi fissi sulla torta al centro del tavolo e un bianco intorno che conduce gli occhi al fulcro di ogni interesse.
«E questa è la storia di come non potrò mangiare la torta da sola»
Da questo momento l’autrice, con molto senso dello humour ma anche con estrema praticità, ci racconta di quante siano le divisioni quotidiane a cui ogni giorno ci si deve sottoporre. E se alcune divisioni sono abbastanza semplici, come dividere il latte in 5 bicchieri o la mela in cinque spicchi, altri altre sono nettamente più complicate. Ad esempio, come poter dividere un pollo, quando tutti vogliono le cosce, nessuno vuole il petto, a quello non piace la pelle, quell’altro lo vuole ben cotto…? Beh ognuno sviluppa la sua strategia di sopravvivenza!
«Per ottenere quello che vuoi, devi farti sentire, ma soprattutto… Devi essere veloce!»
L’illustrazione della mano svelta che agguanta il pezzo preferito e, senza interporre tempo, lo infila in bocca… è memorabile! La questione va avanti, affrontando annosi problemi come la divisione dei broccoli e delle verdure che di solito mostrano slanci di inaspettata generosità reciproca, assolutamente sospetti:
«“I broccoli sono ricchi di vitamine e fanno bene alla pelle…” “Allora, se è così, mangiateli tu, sorellona” “Prima i più piccoli! “Ehi tu, hai capito?”»
Anche la riflessione intorno agli strumenti è cruciale: in anni di convivenza forzata, ogni fratello sa che uno strumento preciso e una tecnica allenata possono fare la differenza tra la possibilità di assaporare il gelato o sentirne solo il profumo…
Le scenette quotidiane si accavallano e non ce n’è una che non faccia sorridere: dalla distribuzione della zuppa, che ognuno vorrebbe personalizzata, alla disposizione dei piatti in tavola (pensate ai cenoni che vi aspettano e alle strategie per avere gli antipasti migliori vicino al vostro posto!).
Ma la condivisione non riguarda solo il cibo, perché vivere con dei fratelli significa condividere il bagno (!!), i vestiti, gli zii, il ventilatore, i giocattoli…
Ed è proprio su un aneddoto particolare (la condivisione di un monopattino), che la storia si sofferma un poco di più per condurci alla conclusione. L’autrice ricorda che, mentre una tabella rigorosa scandiva perfettamente il tempo di utilizzo concesso a ciascuno sul nuovo monopattino (24 minuti per ognuno, per due ore di gioco), era caduta inavvertitamente, facendosi molto male ad un braccio. Portata via da mamma e papà al pronto soccorso, in questa parentesi personale riesce a godere di tutti i vantaggi dell’essere figlia unica: papparsi tutte le patatine mentre attende in accettazione, poter scegliere una una torta tutta per sé…
Eppure tornata a casa, ad aspettarla c’è qualcosa di molto più godibile.
Perché in fondo è vero che chi ha fratelli non non potrà mai fare indigestione di patatine fritte, e se vuole mangiare delle merendine, deve farlo di nascosto, ingozzandosi prima che i fratelli possano accorgersene, ma la gioia di condividere con qualcuno il primato di essere gli unici con il gesso, di essere serviti, riveriti e coccolati per qualche istante e anche saltare la scuola, prima che tutto torni alla normalità… beh è davvero impagabile e questo possono regalartelo solo i fratelli!
Le immagini stilizzate dell’autrice e illustratrice coreana sono perfette perché mantengono un tono spiritoso e descrittivo, fresco e spontaneo. Le pagine sembrano una sorta di quaderno di appunti o ricordi, dove il bianco contribuisce a rendere il ricordo personalizzabile, perché sfido chiunque abbia fratelli a non riconoscersi in qualcuno degli episodi narrati! Il ritmo narrativo è perfetto, così come l’equilibro del testo che non è mai un commento a posteriori, ma è la documentazione di esilaranti dialoghi o commenti molto verosimili.
Un inno alla fratellanza che è tante volte una competizione e una seccatura, ma che ha molti più aspetti positivi di quanti si vorrebbe ammettere!
P.S. purtroppo ho visto recentemente questo libro piegato a mille attività legate alla matematica, come se effettivamente il cuore della narrazione fosse l’ampia gamma di divisioni che vengono mostrate all’interno della storia... non è così e pensare che questo libro possa contribuire a rendere allergici i bambini ai libri è davvero un peccato!