Scegliere un libro per bambini molto piccoli è facilissimo e difficilissimo allo stesso tempo. Da una parte, infatti, il rispetto delle competenze e del modo di approcciare il mondo dei neonati risulta molto lontano dalla consapevolezza e dalla percezione degli adulti e questo fa sì che spesso ci si trovi in imbarazzo nel riconoscere effettivamente un libro per questi lettori in erba.
Questa è la parte difficilissima, perché richiede un’immedesimazione o una formazione che riporti l’adulto ad una modalità comunicativa che non ricorda più e gli permetta di intuire l’effettiva corrispondenza tra un prodotto apparentemente incomprensibile e le competenze del lettore.
D’altra parte, la scelta di un libro bambini così piccoli è facile, poiché la personalizzazione della proposta non deve tenere conti di gusti, inclinazioni, curiosità… tutti fattori legati all’esperienza e che si strutturano nel tempo (dai 3 anni, circa). I libri per piccolissimi basano la loro efficacia e la loro forza nel rispondere a domande che coincidono con lo sviluppo di competenze e abilità. Quindi scegliere un libro per i piccoli dovrebbe essere immediato, poiché tutti i neonati sviluppano, più meno nello stesso tempo, medesime competenze.
Combinare questi aspetti e queste consapevolezze, tuttavia, non è semplice. L’esempio perfetto è rappresentato dalla produzione di Katsumi Komagata, autore e illustratore giapponese, che dovrebbe essere presente nelle case di tutti i genitori con bambini, ma che invece rimane incompresa sugli scaffali delle librerie, a meno che i libri non vengano spiegati e raccontati agli adulti.
Katsumi Komagata, infatti, non scende a compromessi e non occhieggia in nessun modo all’acquirente adulto, rivolgendosi esclusivamente al suo destinatario a costo di apparire incomprensibile. Libri con forme geometriche, spesso privi di parole… ad occhi non allenati possono apparire prove artistiche astratte e che niente hanno a che vedere con i neonati, e invece è proprio in questa apparente distanza che emerge la capacità e il talento di questo artista giapponese che ha dedicato la sua vita allo studio delle percezioni dei neonati. Scomparso da poco, dopo aver esplorato in lungo il largo il senso della vista, con le carte-libro First Eyes, Komagata aveva inaugurato una nuova collana cartonata che iniziava ad esplorare e ad indagare il rapporto dei più piccoli con la voce. Non filastrocche, non storie, ma il gioco privo di senso che sorge intorno ai 6-9 mesi con i primi esperimenti di lallazione e che pone le basi per lo sviluppo della lingua. Due titoli sono particolarmente belli e significativi, usciti da poco per i Topipittori (che speriamo porterà in Italia tutta la produzione dell’autore giapponese). Boing e Ping pong sono dei cartonati di piccole dimensioni, che coinvolgono il lettore in un gioco di voce che esplora il timbro, la durata e la modulazione della voce, rendendo l’esplorazione uditiva e orale non solo frutto di reattività o addestramento (avete in mente le “esercitazioni” sui versi degli animali a cui vengono sottoposti i bambini?). I libri diventano una narrazione interattiva che coinvolge il lettore in un gioco che chiede di correlare la voce all’immagine. Boing si apre su un pallino nero a cui si associa una parola onomatopeica «boing», alla ripetizione dell’immagine corrisponde una ripetizione dell’onomatopea. Due pallini - «boing» «boing». Ma se il pallino idealmente si estendesse, come accade grazie alla animazione interna della pagina? La voce dovrebbe “allungarsi”: «boiiing». E se il pallino si spiaccicasse in un’esplosione improvvisa? Il suono associato non potrebbe essere che «boom». Dopo poche pagine, accanto al pallino nero appare un pallino rosso «pong» e, nella coordinazione di colori e di forme, nasce un discorso musicale divertente e giocoso.
Le pagine variamente fustellate, con buchi, mezze pagine… testimoniano inoltre di essere fatte perché il bambino esplori con le sue mani le diverse combinazioni, in una musica che è corporea a tanti livelli.
Simile ispirazione è alla base di Ping pong che gioca più sottilmente con la ripetizione («ping ping ping»), la geometria, come in un pentagramma, ma anche con la possibilità di una modulazione della voce. Infatti, a seconda della dimensione del pallino, il font onomatopeico aumenta o diminuisce , intessendo quasi un canto tonale. L’idea che anche la modulazione della voce possa corrispondere a un senso (giocoso e narrativo) è interessante e i finali di entrambi i libri lo testimoniano, poiché i pallini si compongono in quella che è una faccia e un girotondo a conferma che si sta insieme tra le pagine con sommo divertimento.
I bimbi piccoli a partire dai 6-9 mesi potranno con questi libri giocare a leggere e a cantare, declinando una di quelle competenze a cui stanno certamente dedicando molte energie.
Rischiano di essere un poco fuori tempo massimo, perché il tuo bambino credo parli già. Se avesse però un particolare talento per il ritmo e il gioco con la voce ancora lo appassionasse, invece, potrebbe essere una buona proposta.
Salve,
Grazie per il bell’articolo. Mia figlia ha 18 mesi, può essere ancora utile proporre questi libri o sono fuori tempo?
Clarissa