Indossare una cuffia, un copricapo, un cappello non è un atto neutro, ma è l’espressione di qualcosa: dalla segnalazione di consapevolezza di un pericolo a un messaggio profondo e spirituale. L’atto di vestirsi e la moda sono un linguaggio vero e proprio capace di raccontare storie, suggerire riflessioni religiose o offrire indicazioni sociali e politiche. L’uomo ha sempre coperto il corpo e la testa, veicolando pensieri o significati simbolici, spirituali e religiosi di cui spesso non si coglie ancora l’profondità. 

Karen Exner con Che cos’ho in testa offre ai lettori un viaggio intorno al mondo e lungo il tempo proprio a partire da ciò che l’uomo ha messo in testa e non è un caso che il libro si apra con il riferimento alle statuette di Mal’ta e Bure t’ che rappresentano uomini del paleolitico che indossano strani copricapi che fanno pensare all’uso di pelli e travestimenti con significati simbolico-religiosi.

L’organizzazione all’interno di questo libro-catalogo è eccentrica: la progressione con cui vengono presentati i copricapi spesso dialoga nelle doppie pagine, le immagini sono associate per affinità o similitudine, ma in generale rimane un divertente guazzabuglio che immerge il lettore in usi, mode ed espressioni culturali di tutto il mondo e di tempi molto lontani tra loro.

Esistono alcuni copricapi funzionali che permettono ad esempio una minor resistenza in acqua come la cuffia da nuoto o una protezione dalle radiazioni spaziali, come nel caso nel casco dell’astronauta, c’è poi l’elmo del palombaro che inizialmente era la protezione alla testa per le immersioni, esattamente come il casco da bici o il casco per evitare gli infortuni sul lavoro moderni.

Molti copricapi nascono in risposta ad un’esigenza pratica per poi diventare espressione culturale e identitaria. È facile, ad esempio, ricondurre il chullo alle popolazioni andine o la kefiah al mondo arabo; la cuffietta di Volendam è diventata la rappresentazione stereotipata dell’Olanda e il cappello a cono è simbolo del Vietnam e delle regioni asiatiche.

In ogni pagina l’artista tedesca dà una descrizione del copricapo, ma cerca anche di offrire alcuni spunti di riflessione che ne contestualizzano la nascita e l’uso e alcuni aneddoti divertenti. Emergono dettagli curiosi di cui forse ci si è dimenticati: originariamente il cappello dello chef il toque blanche «quando aveva 100 pieghe indicava che il cuoco era capace di cucinare le uova in ben 100 modi diversi».

Il cappello dei Gelugpa […] una delle quattro principali scuole di buddhismo è giallo in contrasto con quelli rossi già utilizzati dalle altre tradizioni.

Non mancano episodi legati a una rivendicazione sociale o a vicende storiche e addirittura a incomprensioni. Un carico di bombette arrivato in Perù fu rifiutato dagli uomini che lo offersero alle donne, spergiurando che in Italia andassero molto di moda. Questa bugia creò un simbolo, poiché la bombetta divenne il riconoscimento delle cholitas peruviane che rivendicavano il loro orgoglio di donne.

Il tradizionale berretto d’orso della guardia reale inglese fu “rubato” alle guardie francesi che vennero sconfitte, proprio dagli inglesi, a Waterloo nel 1815.

Non manca, tra le ragioni della nascita dei copricapi, il desiderio di apparire: Maria Antonietta portava in testa dei pouf che reggevano delle architetture talmente elaborate che spesso nemmeno riusciva a passare per una porta aperta!

Il discorso si allarga poi a raccontare usanze ed espressioni culturali e religiose che l’uomo ha legato ai copricapi: la kippah rappresenta per gli ebrei il ricordo che Dio sta sopra ogni cosa, tra i nativi americani, i copricapi con le piume contavano le azioni valorose compiute da chi li portava.

Vi è molto rispetto nella voce dell’autrice che si addentra in queste credenze: si esime sempre dal dare dei giudizi sulle diverse tradizioni e usanze, mantenendo un apprezzabile equilibrio quando descrive l’uso della hijab o del velo delle suore.

Non si può, infine, non apprezzare la resa artistica di questo catalogo che la Exner ottiene attraverso «un’incisione con pastelli a olio, una tecnica lenta e talvolta meditativa» che le permette di ottenere dei risultati grafici particolarmente suggestivi e caratteristici.

Ho trovato questo volume un interessante viaggio culturale e folklorico che credo incuriosirà bambini i ragazzi.

Che cos'ho in testa? Copricapi curiosi dal mondo Karen Exner - Alice Nagni (traduzione) 88 pagine Anno 2026 Prezzo 19,50€ ISBN 9788865325254 Editore La Margherita
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