È difficile immaginare che Jane Austen, autrice universalmente nota per i suoi romanzi che hanno al centro intrighi amorosi, disavventure e grandi storie d’amore, possa aver scritto qualcosa rivolto ai ragazzi. E infatti non lo fece esplicitamente, ma la Austen già in giovanissima età scrisse racconti brevi che facevano pregustare la penna ironica, a volte caustica, ma sempre leggiadrissima che l’ha resa un caposaldo della letteratura mondiale. 

Tra i Juvenilia (scritti della giovinezza), Donzelli porta in Italia Signorina attaccabrighe (il titolo originale è Jack and Alice), un racconto breve che è già capace di testimoniare l’originalità di scrittura e la trama corale a cui la grande autrice ci ha abituato, pur un una scala ridotta, gestibile e godibile magari proprio da quelle lettrici (dagli 11 anni) a caccia di storie d’amore.

La piccola comunità agreste entro cui si svolge la vicenda è qui, infatti, ridotta a pochi attori, a differenza dei grandi affreschi romanzeschi, in cui le storie si intrecciano machiavellicamente.

La stessa scrittura mostra una certa acerbità: alcuni tratti ironici e caustici così perfettamente celati nei suoi romanzi risultano in questo racconto più espliciti e palesi. Questi aspetti, che potrebbero sembrare una pecca, risultano invece, a mio avviso, perfetti nell’introdurre alla scrittura dell’Austen.

La parabola d’amore, che anche qui è presente, si intesse in una trama di relazioni umane e in una società dove l’apparenza aveva regole ben precise a cui non si poteva non sottostare. Eppure la Austen gioca con questo formalismo, sorprendendo e divertendo i suoi lettori.

Al centro del racconto abbiamo Alice, una giovane rampolla di una coppia benestante della campagna inglese innamoratissima del signorotto del luogo, scapolo e ricchissimo, dal quale non è ricambiata. Alice è caratterizzata per il suo essere una grande amante del buon vino, come i suoi genitori, il che la rende spesso accesa nelle reazioni e impulsiva (da qui il titolo). Il suo innamoramento, la dichiarazione e gli intrighi si svolgono all’interno di una piccola comunità inglese che è tratteggiata perfettamente in ogni suo attore. Ci sono le tre sorelle nubili ed egocentriche, la defilata ricca vecchia vedova, la giovane di rango inferiore che aspira a matrimonio di grande vantaggio e che è incapace di accettare un rifiuto, il giovane pieno di sé e orgoglioso che pretende di trovare la moglie perfetta…

«Miss Simpson era una persona piacevole per modi e indole; l'unico suo difetto era un'ambizione smisurata. La seconda sorella, Sukey, era invidiosa, dispettosa e malvagia. […] Cecilia (la più piccola) era di una bellezza impeccabile, ma troppo sdolcinata per essere attraente. Lady Williams riuniva in sé tutte le virtù. Era una vedova con un bella rendita e quel che restava di un viso assai avvenente»

«lo mi ritengo di una bellezza impeccabile - ditemi dove è possibile trovare un fisico più avvenente o fattezze più incantevoli. Inoltre, signore, credo che i miei modi e il mio portamento siano del genere più raffinato; vi è in essi una certa eleganza e una speciale finezza, che non ha eguali e che io stesso non so descrivere - per non parlare della mia erudizione in fatto di lingue, scienze, arti e quant'altro, che è di gran lunga superiore a quella di chiunque in Europa. Il mio temperamento è mite, le mie virtù innumerevoli, e io stesso sono impareggiabile. Stando così le cose, signore, che senso ha da parte vostra augurarmi di sposare vostra figlia?»

L’intreccio è lineare e molto divertente: si viene catapultati in un ambiente che oggi definiremo “regency”, ma che nulla ha a che fare con quella patina di plasticosa a cui ci hanno abituato le recenti contemporanee rivisitazioni. Tutto è regolato da un codice di comportamento formale che determina atteggiamenti e dialoghi, come se ci si trovasse ad assistere alla battute di un copione teatrale. Ma in questo spazio decodificato e prevedibile, la Austen gioca con uno humour acutissimo e sferzante, mostrando le piccolezze di ognuno. 

«L’originalità del suo aspetto, i dardi scagliati dai suoi occhi, la brillantezza del suo ingegno e tutto l'insieme della sua persona avevano conquistato a tal punto i cuori delle giovani donne, che delle sei presenti al ballo solo cinque erano rimaste incolumi»

«Mi condusse per mano sulle vie della virtù; sotto la sua guida sono diventata ogni giorno più adorabile, e forse oggi sarei giunta alla perfezione, se la mia valente precettrice non mi fosse stata strappata brusca-mente, prima del mio diciassettesimo compleanno. Non scorderò mai le sue ultime parole. “Mia cara Kitty - disse, - buonanotte a te”. Da allora non l'ho più vista - continuò Lady Williams asciugandosi gli occhi. - Quella notte stessa lei fuggì col maggiordomo»

In questo tessuto ironico costruito sulla parola, capace di smascherare peccati e fissazioni di una società in cui la forma era intrecciata saldamente alla immagine di sé, si innestano vicende dinamiche: ci sarà un omicidio, un matrimonio mancato, una fuga… e un finale davvero inaspettato!

Insomma in una quarantina di pagine, potrete godere di un primo intenso assaggio della scrittura di un’autrice che già a 15 anni sapeva scrivere storie capaci di incollarti alle pagine.

Aggiungo che il racconto è accompagnato, in questa edizione, da ampie illustrazioni che lo assimilano più a un libro illustrato che a un libro di narrativa. Le immagini riecheggiano alcuni disegni della Austen stessa e li intrecciano ad una interpretazione moderna ben riuscita.

Signorina attaccabrighe Jane Austen - Bianca Lazzaro (traduzione) 51 pagine Anno 2016 Prezzo 21,00€ ISBN 9788868434755 Editore Donzelli
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