
Fantasmi – Scaffale Basso
Sono impegnata, in questi giorni, nello studio delle origini del genere horror con affondi nel gotico che nel periodo vittoriano vede il suo sorgere a partire proprio dalle figure di fantasmi dal significato simbolico e perturbante. A questo genere, tuttavia, i lettori si avvicinano spesso solo in vista di Halloween, alla ricerca di figure che, originariamente collegavano il mondo dei viventi e quello dei morti, ma che oggi si sono trasformati in buffi personaggi.
In particolare, questo destino ha toccato i fantasmi, perché i lenzuoli bianchi sono ottimi per dare il via a giochi di travestimento e di cucù (chi si nasconda sotto il lenzuolo è da sempre un grande mistero!).
I cinque libri di oggi sono esempi perfetti di come il fantasma possa trasformarsi in un personaggio amato dai bambini piccoli.
Fantasmino di Cristina Petit è un cartonato per bambini piccoli (dai 3 anni) che costruisce il suo fascino sul mistero del mancato svelamento. Una creatura dal bianco lenzuolo di cui si intravedono solo gli occhietti neri e i piedini arancioni spicca sulla pagina nera di destra, mentre a sinistra il testo in rima baciata invita i bambini a giocare.
«Fantasmino, fantasmino,
me lo dici, se sei un bambino?»
Poco sotto in una zona arancione, che richiama simmetricamente i piedini del fantasma, un testo si ripeterà uguale a se stesso, pagina dopo pagina:
«Per favore, dimmi solo
chi c’è sotto quel lenzuolo?»
Non c’è alcuna tensione narrativa tra la pagine, ma un climax dato dall’accumulo progressivo delle domande che il silenzio del fantasmino contribuisce a rendere sempre più pressante. Le illustrazioni mostrano, infatti, il fantasma impegnato in una serie di attività riconducibili alla festa di Halloween, come intagliare la zucca, giocare con la lanterna, recuperare i dolci, nascondersi…. mentre la voce narrante si premura di domandare, di volta in volta, il perché o il cosa stia facendo.
Qui si innesca un meccanismo narrativo furbo e perfetto.
Se infatti il fantasma non risponderà alla domanda «Fantasmino, cosa fai? / Mi racconti dove vai?», è però plausibile che il piccolo lettore accenni una risposta…
Le risposte del lettore lo conducono al colpo di scena finale, dove la storia si sporge fuori dalle pagine per raggiungere il lettore che verrà identificato con il protagonista:
«Fantasmino, fantasmino,
non sarai mica un bambino?»
Come a dire: hai risposto fino ad adesso alla domande rivolte al fantasma, allora sei tu!
La struttura è molto semplice, ma la capacità di costruire un testo in rima scorrevole e pertinente, unito all’essenzialità espressiva delle illustrazioni, crea un libro perfetto per chi di Halloween coglie solo l’aspetto ludico: i bambini!
Altri fantasmi, ugualmente adorabili nel loro rivolgersi ai bambini, sono i protagonisti di una serie di avventure nate dalla penna dell’autore e illustratore francese Jacques Duquennoy. Quattro titoli, uno più divertente dell’altro, che con Halloween hanno forse poco a che fare, ma che, per questo, si meritano di rimanere sugli scaffali ben oltre l’evento stagionale. I protagonisti al centro di queste storie spiritose e divertenti giocano con gli stereotipi e gli attributi che i lettori attribuiscono più o meno consapevolmente ai fantasmi, ma le ambientazioni sono quotidiane e (quasi) riconoscibili. Fantasmi a cena, il volume che inaugurò questa serie di grande successo, vede un gruppo di fantasmi ritrovarsi a cena, al castello di Henri. Il contesto è “storico” (un castello buio e “medievaleggiante”), ma la situazione è riconoscibilissima (una cucina e una tavolata apparecchiata). Su questo sfondo, la storia si fa subito esilarante: Henri attraversa il muro, ma deve ingegnarsi con il vassoio, perché gli aperitivi non hanno lo stesso potere! I fantasmi assumono il colore di ciò che mangiano e bevono (infatti, hanno bisogno di bere sempre del latte caldo per tornare a loro bianco candido!). Riuniti a tavola, quindi, i fantasmi diventeranno arancioni per la zuppa di zucca e poi lievemente rosa per il piatto di salmone e a buchi, quando assaggeranno il formaggio svizzero. Una particolare pietanza li farà poi diventare completamente invisibili e sono certa che i lettori rideranno nel vedere i piatti e le stoviglie, svolazzare in giro per il salone. La serata si concluderà con uno spavento perché Henri è un mattacchione e questi fantasmi sono tutto tranne che spaventosi!
La struttura orizzontale del libro crea delle sequenze spaziose molto dinamiche che ricordano il fumetto, entro cui i protagonisti, che un poco ricordano i francesissimi Barbapapà, vivono e si muovono. I testi sono prevalentemente discorsi diretti, succinti ma efficaci, ed è proprio nello scarto tra questi e le illustrazioni – che sono ben più eloquenti – che si crea la risata!
Tutte e quattro le avventure sono godibilissime. Ne Fantasmi a Loch Ness ci sarà una spedizione per avvisare il leggendario mostro scozzese che sappiamo essere un rinomato burlone. Ne Fantasmi in cantina vi sarà un ribaltamento autoironico di ruoli, perché i fantasmi, come veri e propri bambini, trasecoleranno nel sentire rumori inquietanti provenire dalla cantina. In Fantasmi a scuola, infine, avrete l’occasione più unica che rara di seguire le mirabolanti lezioni di una scuola di spettri (vi dico solo che, se si guarda con il canocchiale al contrario, le cose si rimpiccioliscono. Geniale).
L’umorismo dell’autore francese è contagioso e l’equilibrio tra immagini e testi ne fa esempi di albi perfettamente progettati. Se non bastasse, la serialità dei personaggi rende questi fantasmi ottimi candidati a diventare compagni di giochi dei lettori dai 4 anni.