Quando ho letto dell’uscita di Fiabe e leggende. Studio Ghibli di Ippei Otsuka mi sono molto incuriosita, perché dalla presentazione del libro sembrava che il volume raccogliesse tutte le storie a cui Hayao Miyazaki si ispirò per la sceneggiatura dei suoi lungometraggi. Mi aspettavo dunque un volume mastodontico, perché - come ho scritto in più articoli - dietro ogni film ci sono spesso romanzi complessi, manga o ampie raccolte di racconti. Quello che invece ho trovato in queste pagine è sottilmente più interessante. L’autore e studioso giapponese Otsuka documenta, infatti, la trama fittissima delle fonti iconografiche e letterarie in un lavoro complesso che, invece di considerare l’opera di Miyazaki globalmente, cerca di ricostruire i fili genealogici che hanno portato alla creazione dei personaggi e dei luoghi.
Sapete, ad esempio, che Laputa è luogo citato ne I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift? E sapete che René Magritte, ispirato dal romanzo di Swift, dipinse un quadro (Il castello dei Pirenei) a cui Miyazaki si ispirò sia per il film Lapüta il castello nel cielo che per Il castello errante di Howl?
Ciascuna delle 18 opere di Hayao Miyazaki viene, dunque, introdotta da un testo (A proposito de...) che cerca brevemente di tratteggiare quali sono i riferimenti più remoti, addentrandosi nel fiabesco, richiamando puntualmente poesie e racconti giapponesi, ma non solo (c’è anche un chiaro riferimento ad un racconto di Roald Dahl) e poi leggende, miti… I rimandi a volte sono evidenti (la trasformazione di Porco Rosso in maiale richiama i malefici di Circe nell’Odissea), altri sono rintracciati minuziosamente dallo studioso, attingendo dagli interventi di Miyazaki e dagli studi condotti sul lavoro dello Studio Ghibli.
Al testo introduttivo del curatore seguono i testi originali delle fiabe, dei racconti, delle poesie, delle leggende e dei miti in forma estesa.
Non troverete dunque la fonte diretta de La città incantata, ovvero il romanzo di Sachiko Kashiwaba, La città incantata al di là delle nebbie, ma potrete leggere il sesto capitolo di Ise Monogatari, un estratto da Il ristorante dalle molte richieste - «uno dei libri per ragazzi preferiti» da Miyazaki - , e alcuni brani del Nihon Shoki, testi che costituiscono il sostrato da cui sono sorti i diversi spiriti presenti nel film e che hanno arricchito la sceneggiatura del romanzo.
Il libro, dunque, appare una proposta narrativa particolare, anche perché al suo interno si alternano fiabe, testi autoriali di diversi secoli, poesie, leggende…
È impressionante prendere coscienza di come siano diverse - a livello di origine geografica, di collocazione cronologica e di genere letterario - le suggestioni e le storie che si sono sedimentate nell’animo del regista giapponese, riuscendo poi ad emergere in forme inaspettate.
Vassilissa va a braccetto con i Tanuki, la Baba Yaga corre accanto alle ombre pelose, l’Apocalisse di san Giovanni si intreccia ai resoconti del pilota italiano Arturo Ferrarin…
La mia puntigliosità filologica, eredità dalla mia formazione accademica, avrebbe voluto dei riferimenti precisi all’edizioni delle opere citate, che permettessero un ampliamento delle letture e un moltiplicarsi di strade d percorrere, in realtà i riferimenti non sono sempre forniti con la stessa precisione, ma questo non toglie valore a questo volume che rappresenta una sorprendente proposta per gli amanti dello Studio Ghibli, ma anche un esempio limpido di come le belle storie nascano all’interno di un intreccio vivo e infinito di altre storie.
«La speranza è che questo libro… invogli ogni appassionato di animazione e di narrativa ad approfondire sempre le origini delle proprie lettura: è un viaggio che ognuno di noi merita di intraprendere»