Tomi Ungerer, Crictor, Lupo Guido

Tomi Ungerer, Crictor, Lupo Guido

Sono molto felice e grata di poter accogliere oggi Gabriella Tonoli, la traduttrice di Crictor, uno dei capolavori di Tomi Ungerer, che da qualche mese è tornato sugli scaffali italiani, con una veste più  frescamente mentolata e una copertina con la costa telata così piacevole al tatto.

Cosa significa avere tra le mani un classico? Ho studiato le due edizioni e ho fatto alcune domande a Gabriella, che è stata gentilissima e paziente nel parlare del suo lavoro, fino ai dettagli più minuti.

Grazie di cuore.

1) Conoscevi già Crictor? Ne avevi una lettura fresca di cui avevi in mente dettagli linguistici? Dopo il tuo lavoro hai ripreso in mano l'edizione precedente? In generale, qual è il tuo rapporto con i colleghi che hanno tradotto edizioni precedenti?

Tomi Ungerer, Crictor, Lupo Guido

Tomi Ungerer, Crictor, Lupo Guido

Fortunatamente non avevo una lettura fresca di Crictor in italiano quando ho cominciato a tradurlo, ma conoscevo Ungerer, i miei figli hanno un debole per lui, in particolare per i Mellops. In generale, secondo me, nel caso vi siano edizioni precedenti di un testo, il confronto va necessariamente fatto una volta finito il lavoro, proprio per non influenzare le proprie scelte e così è stato nel mio caso. Il confronto a quel punto è sempre utile e costruttivo, è un bel dialogo che aiuta soprattutto a far emergere meglio se la tua interpretazione abbia una coerenza. Non c’è giusto o sbagliato. Una volta rivisto il testo insieme a Virginia Portioli, con cui sono in perfetta sintonia – al netto di qualche sana ed estenuante discussione dalla quale, che la spunti lei o che la spunti io, usciamo sempre entrambe molto soddisfatte –, abbiamo non solo riletto la versione precedente, ma anche le versioni in altre lingue che conosciamo e quello che è emerso dal confronto è che il “nostro” Crictor aveva un suo perché.  

2) La sensazione generale che si ha nella lettura del tuo lavoro è di ammodernamento. Ho notato una semplificazione sintattica che predilige i periodi brevi e paratattici. Il testo è più asciutto e più in linea con la lingua corrente. È stata una tua scelta interpretativa, di adesione alla lingua di partenza o di attenzione al nuovo contesto e ai nuovi lettori?

Partendo dall’assunto che ogni traduzione è interpretazione e quindi ovviamente ogni mia scelta traduttiva è interpretativa, in Crictor ho trovato un testo con uno stile molto chiaro, fatto proprio di periodi brevi e paratattici, di una voluta semplicità sintattica unita a un rigore a livello semantico che non lascia spazio a parole che abbiano strascichi, di un’ironia scarna in cui le parole non aggiungono né spiegano più di quello che c’è, così ho cercato di seguire la sua voce asciutta e diretta, non necessariamente in linea con la lingua corrente e con i lettori di oggi, ma in linea con lo stile dell’autore. Sarebbe allora forse più giusto dire che è Ungerer a essere modernissimo e che Crictor, anche a distanza di tanti anni, rimane una storia che parla ancora ai lettori di oggi, un classico.

Tomi Ungerer, Crictor, Lupo Guido

Tomi Ungerer, Crictor, Lupo Guido

3) Alcune curiosità nascono a livello lessicale, quando si notano alcuni cambiamenti evidenti.

- Il figlio di Madame Bodot ad esempio studia i rettili in Africa e non in Brasile

- Crictor non “scodinzola” in mezzo alla neve, ma “zigzaga” 

- la G di Graal diventa C di coppa, la M di Moby Dick diventa B di balena

Vuoi raccontarci qualcosa di questi dettagli?

Partiamo da Crictor che zigzaga e non scodinzola. La verità è che Crictor scodinzola e zigzaga. Sono due azioni diverse e Crictor le fa entrambe in punti diversi della storia. He wagged his tail (si mise a scodinzolare dalla gioia) prima e wriggle in the snow (si divertiva molto a zigzagare nella neve) qualche pagina dopo. Alla semplicità sintattica di cui parlavo prima non corrisponde un impoverimento lessicale. Ungerer utilizza due termini diversi per le due azioni, e la scelta lessicale diversa va mantenuta.

Per quanto riguarda le lettere dell’alfabeto immagino che la traduzione precedente abbia avuto vita più difficile perché ha elaborato delle scelte partendo dal testo e dai disegni originali, noi abbiamo sfruttato anche i disegni di lettere fatti appositamente da Ungerer per altre edizioni straniere, perciò abbiamo potuto avere una B di balena (in originale la balena c’è, ma ovviamente accanto a una W di Whale…) e una C di Coppa che ben si adatta al disegno di Ungerer, pensato accanto a una G di Glass (i francesi ad esempio hanno una V di Verre, bicchiere). La M in originale riferita a Man, uomo, da noi diventa Monsieur Bodot, in spagnolo Manolo e in francese Moustache, mentre nell’edizione italiana precedente viene spostata accanto al disegno della Balena e diventa Moby Dick…

Tomi Ungerer, Crictor, Lupo Guido

Tomi Ungerer, Crictor, Lupo Guido

Per finire con la questione spinosa di Africa e Brasile… alla fine abbiamo scelto anche noi di rispettare il testo originale: Bodot secondo Ungerer studia i rettili in Africa, così sono rimaste anche le edizioni di altri paesi. La domanda che sorgerà a questo punto è: allora perché nell’edizione italiana precedente Bodot è in Brasile? Perché prendersi questa libertà? Semplice, perché il boa constrictor è un serpente il cui habitat è l’America latina, quindi, se il serpente arriva dal figlio sarebbe più corretto che il nostro signorino Bodot si trovi in un paese dell’America latina, da cui immagino la scelta del Brasile, plausibilissima. Si può correggere un errore di questo tipo? Sì, certo, capita spesso di dovere fare correzioni del genere. Proprio con uno dei primi libri Lupoguido ci siamo trovati con un testo in cui il colore di un animale era sempre specificato come grigio, ma l’illustratrice l’aveva disegnato sempre marrone e lì siamo intervenuti perché sarebbe stato disorientante per il piccolo lettore. Dipende sempre dal contesto della traduzione. Nel contesto surreale di Crictor il ragionamento che ho fatto, poi condiviso con l’editore, è stato: ma in un mondo in cui una impeccabile vecchietta francese se ne va a spasso placida con il suo serpentello da compagnia e gli sferruzza maglioncini, il figlio non potrebbe averle spedito in dono il boa constrictor appena ricevuto dall’amico che lavora in Perù? C’è bisogno di ricollocare nello spazio il nostro Bodot? Per Ungerer il signor Bodot studia rettili in Africa e lì è rimasto. 

4) Scompaiono poi alcune parole che caratterizzavano l'edizione precedente e che forse non appartengono più all'italiano considerato moderno. Ci racconti che tipo di lavoro hai svolto sul lessico? 

Benvoluto>amato

servizievole>aiutava sempre tutti

Non vedo “benvoluto” e “servizievole” come poco moderni. Ti direi piuttosto che per coerenza con la mia interpretazione e nel contesto del mio testo italiano questi due aggettivi sarebbero stati scentrati, ma per ragioni diverse (il che non significa ovviamente che lo siano in un’altra traduzione che parta da un’interpretazione diversa del testo, coerente con se stessa). Helpful di per sé è un aggettivo che può essere tradotto in vari modi. Personalmente, ad esempio, in “servizievole” ci sento un giudizio e una certa passività a livello semantico, una punta di negatività, quindi non l’avrei usato riferito a Crictor, ci avrei sentito uno strascico semantico negativo che era mio intento evitare. 

Per quanto riguarda la scelta di amato per loved devo dire che non ho avuto molti dubbi: arriva un serpente, la prima reazione di madame Bodot è cacciare un urlo, poi ci ripensa, ma la diffidenza in città rimane, tutti lo guardano “attoniti”. Progressivamente l’atteggiamento generale cambia, prima da parte dei bambini, naturalmente, e quindi del resto della cittadina. Lo accettano, gli danno una medaglia al valore, gli dedicano un parco, fanno erigere una scultura in suo onore, insomma lo amano! Siamo alla fine della storia, “benvoluto” a quel punto più che poco moderno nella mia traduzione sarebbe stato troppo debole a livello semantico, e in fondo… non lo amiamo un po’ anche noi ormai?

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