Maria Polita e Angela Ricci

Maria Polita e Angela Ricci

I classici non tramontano mai. Il caso Gallucci. Consigli per i gruppi di lettura” è un incontro che si è svolto tra Maria Polita e Angela Ricci all’interno della Bologna Children’s Book Fair 2026, per volontà di Gallucci e del team di PDE, che ringrazio per avermi voluto come ospite e interlocutrice. Quella che segue è la trascrizione dell’incontro.

Maria Polita: Grazie mille a tutti. Sono molto contenta di avere l’occasione di parlare di questa collana dei classici e di parlarne con Angela Ricci, editor e traduttrice per Gallucci editore. Lavorando anche in un gruppo di lettura dedicato ai classici, mi è sembrato che la collana di Gallucci portasse sugli scaffali dei testi importantissimi, ma che lo facesse un po’ in sordina, quasi non gloriandosi di operazioni che invece, secondo me, sono importantissime. 

Partirei, dunque, chiedendoti due cose.

Tu sei la traduttrice di Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery ed è un testo a cui sei molto affezionata: hai voluto inaugurare la collana proprio da questo testo, perché? Cosa rappresenta Anna per te e che lavoro è stato portarla Italia? Perché Anna dai capelli rossi è una saga corposa, va avanti per otto volumi…

E poi, spesso si associa al “classico” l’odore di stantio, di polvere… invece i classici hanno tantissimo da dire ancora oggi, anche se forse non ne siamo consapevoli. Tutta la collana dei classici di Gallucci, invece, è caratterizzata da delle copertine fotografiche molto ammiccanti che rendono merito del fatto che queste storie hanno ancora da dire qualcosa agli adolescenti di oggi. Secondo me l’aspetto grafico di questa collana è un unicum che riesce a rivolgersi bene ai suoi interlocutori: gli adolescenti. Cosa c’è dietro questa scelta?

Lucy Maud Montgomery, Anna dai capelli rossi, Gallucci

Lucy Maud Montgomery, Anna dai capelli rossi, Gallucci

Angela Ricci: È stato faticoso tradurre Anna dai capelli rossi, prima di tutto perché i libri sono tanti. Questa è sempre la mia premessa, quando parlo di Anna, e la faccio, perché poi in realtà ho solo da dire cose belle su di lei! Quando uno fa il nostro lavoro, sembra scontato, ma facciamo il lavoro più bello del mondo: ti piace leggere, lavori con i libri! Io, poi, ho avuto la fortuna di lavorare con un’autrice e una serie di libri che ho adorato da bambina. 

I libri di Anna sono legati ad un particolare momento della mia infanzia. Era un’estate, in un paesino al mare negli anni ’90, eravamo dodici cugine in totale, ci portammo Anna e cominciammo a scambiarci questi libri e a parlarne: «Ma tu sei al primo? Tu sei al secondo o al terzo?». È stata una sorta di gruppo di lettura spontaneo!

Facciamo un salto avanti di una ventina d’anni. Comincio a lavorare con Gallucci editore e arriva il momento in cui ci diciamo che la casa editrice deve avere una collana di classici. Allora ci guardiamo e ci domandiamo: da che cosa cominciamo? E io ho detto subito: Anna! 

In quella risposta si sono unite la mia passione personale, il lavoro di traduttrice e un’intuizione dell’editore. Gli ho raccontato che era una serie, divisa in tanti volumi  e lui ha intuito che, dal momento che adesso le serie vanno molto bene, c’era della modernità in questo. 

Così ci siamo messi al lavoro. In libreria c’erano ancora delle edizioni del primo volume con traduzioni anche belle, ma forse un po’ datate, perché la lingua cambia. Soprattutto c’era il problema della veste grafica: c’erano edizioni chiaramente rivolte ai bambini ed edizioni da adulti, ma non c’era niente nel mezzo dove, in realtà, il libro si collocava. Anna infatti non nasce come libro per bambini, forse lo è diventato per via del cartone animato, ma è un libro per adolescenti, amato dagli adulti, ma per gli adolescenti! Il momento di riscoperta grazie alla serie Netflix ci ha dato lo stimolo per capire che taglio volevamo dare alla collana. Le mode sono espressione di un interesse che i lettori hanno e non vanno sottovalutate!

Maria Polita: Anna non solo è arrivata in un panorama in cui mancava da un po’, ma avete fatto delle scelte editoriali interessanti a molti livelli. I libri hanno un formato “portatile” che si differenzia da altre edizioni “da scaffale”, sono libri che si possono mettere in borsa, nello zaino… e hanno un appeal molto contemporaneo. 

Ma non è solo una questione estetica, avete fatto delle scelte filologiche e linguistiche nette e interessanti. Lucy Maud Montgomery ha scritto gli episodi della vita di Anna in un ordine non esattamente cronologico e tra gli editori ci sono state due scuole di pensiero: chi ha scelto di rimanere adeso all’ordine di scrittura e chi invece ha preferito la linea cronologica della vita di Anna. Questa, a mio avviso, non è una scelta neutra e riguarda molto il target a cui ci riferiamo.

In secondo luogo avete preso una posizione chiara sulla traduzione. A volte il rischio è di rimanere perfettamente fedeli al testo, perdendo però di vista l’interlocutore. Come la lingua in traduzione deve tener conto dei destinatari ideali per cui il testo nasce?

Lucy Maud Montgomery, Anna dai capelli rossi, Gallucci

Lucy Maud Montgomery, Anna dai capelli rossi, Gallucci

Angela Ricci: Sono tante questioni che ruotano intorno all’idea di classico. 

Prima di tutto per noi di Gallucci c’era il problema di fare una scelta editoriale. L’autrice ha scritto i primi tre volumi, poi si è fermata, poi ha ricominciato… ci sono due volumi, il quarto e il sesto, che sono stati scritti dopo, anche se cronologicamente fanno parte della storia di Anna in momenti precedenti. Il classico si può affrontare da un punto di vista filologico, mettendo un apparato di note che colloca il testo nel suo tempo, ma noi siamo andati da un’altra parte e abbiamo scelto la scorrevolezza cronologica: nel primo romanzo è bambina, ma finisce con l’ultimo volume in cui è nonna… è proprio tutta la sua vita che viene raccontata.

I libri di Anna hanno avuto successo per la loro semplicità e per il loro essere popolari, ma profondi. Parlano di quello che interessa sempre in tutte le epoche: amicizia, amore, famiglia, le difficoltà del crescere… La scelta di impostazione che abbiamo fatto è di lasciarli liberi come lo erano quando sono stati scritti. Lucy Maud Montgomery non aveva il problema del “non capiscono di quanto sto parlando”, perché parlava della vita contemporanea. Noi, invece, avevamo il problema di uno scarto temporale. Le traduzioni dei classici devono essere rinnovate, perché ogni traduttore scrive nella lingua del suo tempo, rivolgendosi a nuovi destinatari. Il traduttore è in mezzo tra l’autore e il lettore e deve prestare attenzione a entrambi. Verso l’autore c’è un'istanza di fedeltà, verso il lettore c’è il problema dell’onestà nel comunicargli quello che hai interpretato. La traduzione asettica è impossibile, quella la fa l’intelligenza artificiale forse… ma forse no!

È una grande sfida per tutti i traduttori: vado più verso l’autore o verso il lettore? Io dichiaro di orientarmi più verso i lettori. 

Ho in mente quell’estate in cui ho incontrato Anna e mi è piaciuto leggere la sua storia. Uno legge perché è bello, e io voglio principalmente questo per i lettori.

Maria Polita: Nell’esplorare la produzione dell’autrice avete pubblicato anche altre serie che magari non erano conosciute o tradotte, come Emily, Pat di Silver Bush

Angela Ricci: Andare a ripescare le altre cose della stessa autrice è stato un input arrivato dai lettori; abbiamo capito dai feedback che quello che piaceva non era solo il personaggio Anna, era proprio la scrittura e l’atmosfera. Lucy Maud Montgomery ha una lingua, un’ironia e un modo di descrivere i personaggi di contorno che è pazzesco. Adesso dico una cosa dirompente: a me Anna sta pure antipatica come personaggio! Preferisco Emily, però adoro tutto il contorno. Questa è la vera forza di questi romanzi. Tutti gli scrittori, ognuno a suo modo, ti portano dentro un mondo ed è questa spesso la forza delle serie: vuoi un altro libro, perché vuoi tornare lì, perché ti senti a casa. Alle fiere ci facciamo grandi domande sul perché leggere: si legge perché è bello!

Il meraviglioso mago di Oz, Gallucci - Scaffale Basso

Il meraviglioso mago di Oz, Gallucci - Scaffale Basso

Maria Polita: Questo aspetto del voler ritornare in un luogo mi dà l’occasione di parlare di un'altra serie a cui sono molto affezionata e che secondo me ha un impatto editoriale importantissimo: il mondo di Oz di Lyman Frank Baum. L’autore è conosciuto in virtù del primo libro, ma in realtà ne ha scritti quattordici! I lettori di Oz, finito il primo volume, hanno talmente amato quel mondo che hanno “costretto” Baum ad andare avanti a scriverne…La serie ha avuto un successo tale che dopo i primi 14 volumi, altri autori hanno portato avanti la serie e addirittura, nel mondo, molti hanno creato il loro mondo di Oz: ci sono versioni russe, indiane…

Ebbene, questa serie amatissima non era mai stata tradotta integralmente in italiano. Molti dei quattordici volumi erano riassunti o ridotti, molto spesso erano rimasti semplicemente inediti. Gallucci sta facendo un’operazione importante nel tradurre l’intera serie ed offre ai lettori la grandissima occasione di poter rimanere in quel mondo, perché il bello del primo volume lo si ritrova nel secondo, nel terzo, nel quarto, nel quinto e nel sesto, ultimo volume per ora tradotto.

Angela Ricci: L’idea era di fare un regalo ai lettori e anche a noi. Qualche decennio fa le serie erano considerate di minor valore, erano un prodotto per bambini o relegate a certi generi. Forse è per questo che di Oz era stato tradotto soltanto il primo volume. Invece trovare serie, come quella di Baum, che sono andate avanti non solo come operazione editoriale, ma perché un autore è riuscito a mantenere un livello altissimo senza essere ripetitivo, è fantastico! Qui forse più che in altre serie si vede che è proprio il “mondo” a funzionare e ad essere amato.

Si vede quando un autore scrive perché gli piace e perché ama i suoi lettori. Il meraviglioso mago di Oz è scritto per tanti lettori e, come mi ha spiegato Stella Sacchini — traduttrice di molti volumi della serie —, è stato una rivoluzione, perché è il primo libro per ragazzi scritto senza un intento didattico, ma esplicitamente per divertire. All’epoca la letteratura per ragazzi era molto didattica; lui invece ha avuto subito in mente lo svago.

Certo l’idea di tradurre tutti e quattordici è un impegno, anche perché se incominci qualcosa, poi devi portarla fino in fondo. Gallucci è un editore che ha senso pratico, ma non ha paura di queste “pazzie” e a me piace lavorare con editori che hanno un po’ di follia.

Maria Polita: C’è un filo che unisce Anna, Il meraviglioso mago di Oz, La casa nella prateria, Pollyanna, Piccole donne… ed è la collocazione geografica Nordamericana. È stata una scelta esplicita di Gallucci o è stato casuale? 

Angela Ricci: È nata forse come casuale e poi è proseguita in una direzione voluta. Credo che la letteratura nordamericana sia quella che più di tutte mette al centro la narrazione e la storia. È un discorso scivoloso, perché può sembrare che non abbia profondità e sia solo intrattenimento e forse a volte è così, ma non nel caso dei classici. La centralità della narrazione riesce a catturare anche i lettori più riluttanti che hanno paura del classico “polveroso”, questi classici si avvicinano al lettore, perché hanno una storia forte. Trovo che gli autori nordamericani abbiano più attenzione verso il lettore rispetto ad altre tradizioni. Molti di questi libri, ad esempio, sono nati perché gli editori lo chiedevano e, quando questa attenzione ai lettori si incontra con la capacità di scrittura, dà risultati pazzeschi. Si ha la profondità e un’accessibilità che altrove magari non trovi.

In un momento in cui si parla molto di ritornare a leggere, questi romanzi ti riportano alla letteratura e te la fanno amare e noi abbiamo l’ambizione di portare belle storie a più gente possibile. Adesso vorrei, però un po’ di protagonisti maschi.

Collana Classici Gallucci - Scaffale Basso

Collana Classici Gallucci - Scaffale Basso

Maria Polita: Stavo per farti una domanda a riguardo, perché nella collana dei classici Gallucci c’è moltissimo femminile. Non è un male perché - io lo vedo nell’esperienza con i gruppi di lettura con gli adolescenti - le lettrici, in quel particolare periodo della loro vita, cercano l’identificazione, la voce femminile e poi naturalmente le storie d’amore….  però nella letteratura americana ci sono protagonisti maschili indimenticabili!

Angela Ricci: È vero che le donne leggono di più, è così e c’era un pubblico più ampio per classici orientati al femminile. Poi c’è la questione del romance: ora che c’è un'esplosione di questo genere, ma i classici possono essere un’alternativa interessante. In Anna, in Piccole donne, nella Casa nella prateria ci sono tante storie d’amore e siccome, durante l’adolescenza, scopri te stesso, l’altro, i sentimenti… i libri che ne parlano hanno il loro pubblico. Però adesso vorrei rivolgermi a scrittore e protagonisti maschili. Mi piacerebbe ad esempio rivolgermi a Jack London (Il richiamo della foresta) e Mark Twain, che, tra l’altro, era un fan di Anna.

Maria Polita: Riprendo la considerazione che ha fatto sull’urgente bisogno di “far tornare a leggere” e il volgersi verso la letteratura. Io credo che l’esperienza dei gruppi di lettura — che non è altro che un confronto come quello che tu hai avuto quella estate con le tue cugine! —sia una chiave per affrontare testi che possono sembrare ostici o lontani. Io ho un gruppo, Piccoli Classici, costituito da adulti (donne!) che leggono i classici dell’infanzia e poi si trovano una volta al mese a discuterne. Il gruppo di lettura è un’occasione interessante, perché la condivisione di pensieri spiazza e regala sempre qualcosa di sorprendente. Nonostante io studi l’autore, le opere e arrivi preparata, ascoltare le altre partecipanti, che magari fanno professioni anche molto lontane dal mondo letterario, mi regala sempre la possibilità di scoprire qualcosa di inedito sul romanzo.

Angela Ricci: È sempre molto interessante quello che hanno da dire i lettori. Quando traduci un libro riga per riga hai l'impressione di aver capito tutto, poi incontri il primo lettore che ti dice “Ma quella parte lì…” e tu capisci che c’è dell’altro. Anche gli autori mettono nei libri cose di cui non sono consapevoli. Io credo ci sia un ritorno ai gruppi di lettura, perché abbiamo tutti l’impressione di avere meno tempo e il gruppo di lettura è un modo per dire “questo spazio lo dedico alla lettura”.

Maria Polita: È un modo per far diventare la lettura qualcosa di più profondo e personale, qualcosa che c’entra più intimamente con il sé. I personaggi dei romanzi diventano amici nella discussione condivisa, diventano “più tuoi”. Un altro aspetto spesso sottovalutato, ma grande “motore” nel processo di lettura è la fedeltà: il fatto di trovarsi il primo giovedì del mese ad un orario preciso ti dà un habitus. Ti prepari come per incontrare una persona cara e quindi non vuoi essere impreparato. Così, mese dopo mese, quasi senza accorgertene sono tante le pagine lette! E l’entusiasmo è tale che - come dicevamo prima - poi non si vuole andare via da quei mondo tanto che, con il gruppo di lettura, durante le vacanze leggiamo altri volumi degli stessi autori, per tornare a stare un po’ con loro. La fedeltà disgrega l’idea di improvvisazione, propone una intimità che è il contrario di superficialità.

Angela Ricci: La condivisione profonda non è mai statica, ti porta a voler approfondire grazie ad altri libri e questo fa bene alla vita di ciascuno. I libri uniscono la dimensione solitaria a quella comunitaria. Ti costringono a prenderti del tempo, a stare sulle cose prima di condividerle. Non mi viene in mente un altro prodotto culturale che abbia questa stessa capacità.

Dal pubblico: Mi ha interessato quello che ha detto Angela sul fatto che il Mago di Oz non fosse stato scritto con intento didattico. Chiedo a Maria: capita che il lettore abbia l’impressione che quello che gli viene proposto abbia un forte intento didattico?

Maria Polita: I ragazzi si accorgono subito se i libri hanno un intento didattico. Spesso percepiscono le letture scolastiche come appesantite dal “ricatto” del perché sono loro proposte: spesso per approfondire un aspetto didattico o relativo al programma.

Baum invece nell'introduzione de Il meraviglioso mago di Oz, edito il primo settembre del 1900 scrive: «Folklore, leggende, miti e fiabe hanno seguito l’infanzia nel corso dei tempi, giacché ogni sano adolescente ha un naturale e istintivo amore per le storie fantastiche, meravigliose e evidentemente irreali. Le suggestive fiabe di Grimm e Andersen hanno dato ai cuori dei bambini più felicità di qualsiasi altra creazione umana. Eppure le fiabe vecchio stile, utilizzate per generazioni, possono ora essere considerate “storiche” nella biblioteca dei ragazzi; è ormai venuto il tempo per una serie di più nuove “fiabe meravigliose” nelle quali lo stereotipo del genietto, del nano e delle fate siano eliminati insieme a tutti gli episodi orribili e raccapriccianti inventati dai loro autori per sottolineare in ogni racconto una morale che spaventi. La moderna educazione include l’insegnamento morale, per cui il bambino moderno cerca nei suoi racconti straordinari soltanto lo svago e fa con piacere a meno di tutti gli episodi sgradevoli. Con questo pensiero ben presente in mente, ho scritto la storia del Meraviglioso Mago di Oz solo con l’intento di far piacere ai bambini di oggi. Esso aspira a essere una fiaba modernizzata nella quale sono stati conservati la meraviglia e la gioia e sono stati eliminati angosce e incubi». Al di là di qualsiasi discorso che possiamo fare sulla fiaba, il bisogno del perturbante… quello di Baum è un libro rivoluzionario.

Angela Ricci: Questo approccio è liberatorio. Vedo in tanti lettori adulti l’abitudine a pensare: leggo un libro e devo capire cosa mi sta dicendo, devo essere certo che mi insegni qualcosa… Questo sminuisce il piacere della lettura. Dire, invece, a un ragazzo “leggilo e poi dimmi se ti ha fatto schifo” aiuta a costruire un rapporto libero. Se una cosa è fatta per te, hai il diritto di dire cosa ne pensi. Un conto è l’insegnante che dice “devi leggere questo”, un altro è l'insegnante che dice “ti propongo questo, perché secondo me è bello”. Io non ho mai avuto soggezione nei confronti del libro e questo mi ha permesso di godere della lettura al massimo livello. 

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