
Hervé Tullet – Scaffale Basso
Hervé Tullet è artista, illustratore e autore di libri per bambini. Nato in Francia, ha incominciato la sua carriera nel 1994 e da allora non si è più fermato, firmando più di 70 albi illustrati che rappresentano, anche visivamente, il suo percorso di riflessione sull’arte, l’immaginazione e il gioco.
Una tappa fondamentale di questo viaggio è rappresentato da Un libro, uscito nel 2010, che ha segnato uno spartiacque tra prima e dopo, poiché ha fissato alcune caratteristiche e peculiarità del lavoro di Tullet. Se l’interattività, il gioco cartotecnico, la ricerca della relazione diretta con il proprio interlocutore bambino c’erano sempre stati, con Un libro queste caratteristiche si distillano in modo sistematico, diventando quello che poi lui chiamerà il suo “metodo” di: punto, linea, macchia e scarabocchi.
La ricerca di Tullet intorno al libro scorre parallela, seppur con originalità, a quella di Munari e di Komagata che hanno mostrato, con i loro libri per bambini, quanto fosse necessario rielaborare un nuovo linguaggio, per confrontarsi lealmente con l’infanzia. Un linguaggio che doveva (e deve) adattarsi a lettori abituati ad avvicinarsi agli oggetti e quindi anche al libro, non solo con gli occhi, ma con ogni senso, poiché i bambini conoscono e leggono il mondo attraverso un approccio multisensoriale. Sulla strada aperta di questa consapevolezza Tullet ha posizionato tutti i suoi libri, che apparentemente sembrano molto simili, ma esplorano, invece, ognuno a proprio modo, il gesto e la narrazione. Oggi ve ne presento tre che accompagnano i lettori dentro storie di gioco, divertimento e arte, chiedendo ai bambini di collaborare attivamente attraverso occhi, orecchie, voce e mani.
Un gioco è un libro del 2016; al suo interno si trova il protagonista di Un libro, ovvero un pallino giallo, perfettamente disegnato dal dito dell’artista (si intravedono addirittura i segni delle impronte digitali!).
«Ah, eccoti! Iniziavo ad annoiarmi…giochi?
Appoggia il dito sull’angolo in alto a destra e io inizio a muovermi»
L’interazione richiesta al bambino dal pallino, che parla in prima persona, crea immediatamente una dimensione di relazione, che si allarga a diventare comunitaria. Da una parte abbiamo il bambino e il libro, ma accanto a quest’asse principale si percepisce la presenza dell’artista e quella dell’adulto-lettore che deve essere immaginato presente, almeno nelle prime letture, per permettere al libro di prendere vita.
Oltre al pallino-punto giallo è presente anche una linea che diventerà coprotagonista del gioco: il bambino è, infatti, chiamato ad giocare con il pallino giallo, ma ad un certo proprio lui inviterà ad un’interazione con la linea che si farà filo mobile e farà divertire indirettamente il pallino grazie al movimento creato dal dito del lettore.
Le istruzioni lasciano quasi subito spazio alle reazioni entusiaste del pallino che si diverte a scivolare vertiginosamente tra le linee, giocando e saltellando tra gli incroci e saltellando su altri pallini.
«Woow! È veramente forte! Che bello!»
«Ho un’idea…Nascondino. Se mi vedi… metti il dito su di me!»
«Bene! Andiamo a vedere cosa c’è di là?»
Il gioco di movimento si trasforma, grazie alla linea che suggerisce una direzionalità e quindi uno sviluppo, in una storia, perché il pallino vivrà delle avventure lungo il cammino: si divertirà sulla giostra, entrerà in una grotta buia piena di occhi-creature e poi attraverserà una pagina particolarmente paurosa a causa degli scarabocchi neri che l’hanno conquistata… addirittura il pallino uscirà dalla pagina per andare a toccare il lettore! E poi?
Come potete immaginare, i giochi non finiscono mai!
Notiamo, in questo libro, come già si sono stabilizzati alcuni dei pilastri del pensiero di Tullet: l’uso dei tre colori primari (rosso, azzurro e giallo), l’imperfezione delle forme che non sono mai replicate digitalmente, ma sempre disegnate una per una, e poi la dimensione di gioco, basata tutta sull’interazione tra punto, macchia, linea e scarabocchi.
Oh! un libro che fa dei suoni è del 2017 e mette in secondo piano la dimensione creativa e narrativa della mano per lasciare che si esprima la voce.
“Un libro sonoro” viene definito sulla quarta di copertina, dove i suoni vengono prodotti… dal lettore!
«Ciao, vuoi giocare? Allora, appoggia il dito su questo pallino e di’ OH!»
In questo caso, i punti-palline diventano protagonisti di una sorta di partitura.
I pallini colorati si fanno note: danno indicazioni sulla loro natura sostanziale (i pallini blu saranno “oh”, i pallini rossi saranno “ah”, i pallini gialli saranno “wow”), offrono, grazie alla dimensione, indicazioni sull’intensità sonora e scandiscono il ritmo grazie alla disposizione sulla pagina.
Le pagine guidano il lettore in una lettura animata che alterna crescendo sempre più intesi a diminuendo vertiginosi, note che si fanno impercettibili e poi assordanti, ritmi che si fanno regolari e che poi esplodono in piccoli caos colorati.
«E se facessimo degli oh! oh! oh! sempre più forte? Super! E adesso sempre più piano. Oh! oh! oh!… a te! Bravo!»
«Appoggia il dito in alto, fai un bel respiro e preparati per il più lungo ooooooooooooooooooh del mondo!»
La richiesta di una lettura ad alta voce è sempre correlata al gesto:una vera e propria lettura a misura di bambino che si concentrerà sulle immagini, le dimensioni e il colore e li trasformerà in una interpretazione canora, in un gioco!
L’esplorazione della voce arriva a toccare anche le emozioni che sono veicolate in essa: il pallino si fa vibrato, pianto, gioia… e poi evolve in dialogo, con l’arrivo del pallino rosso e di quello giallo.
Il gioco fonico, privo di senso, è riconosciuto dagli studiosi come qualcosa di profondamente affine all’infanzia: usare la voce per divertirsi, sancendo il primato del suono sul senso, permette al bambino di immaginare un senso da lui costruito.
Se Komagata recentemente ha offerto un libro, che per lunghezza e struttura, risponde alle domande dei più piccini sull’argomento, Oh! è invece il gioco ampliato per bambini da 3 anni in su che vogliano divertirsi a giocare con la voce.
L’uso limitato dei colori permette un chiarezza di decodifica della composizione musicale che, nell’arricchirsi delle ultime pagine, può farsi davvero canto di voci!
Wow!, l’ultimo libro arrivato sullo scaffale di Tullet, è un cartonato che raccoglie le tante esplorazioni degli ultimi anni in uno zibaldone eccentrico di giochi che di volta in volta coinvolgono mano, occhio, orecchie, voce …
Tullet mette insieme i giochi, le fustellature dei suoi primi albi, le alette, l’interattività dei punti, delle linee, delle macchie… per un libro che è tra i più interattivi della sua produzione.
L’approccio è più diretto e semplice e si rivolge ai bambini di età leggermente inferiore (dai 18 mesi) rispetto ai lettori ideali dei primi due albi di cui ho parlato (dai 3 anni). Qui il bambino non è chiamato ad inferenze narrative, deve invece infilare le dita, aprire le alette, spostare le fustellature, deve vivere le pagine, batterle, fermarsi, scegliere.
C’è una grande varietà di attività che diventano minigiochi che si esauriscono in una coppia di pagine, assecondando un divertimento più immediato.
L’assenza di uno sviluppo narrativo permette una più facile lettura autonoma del bambino piccolo che potrà comprendere cosa gli viene chiesto, anche solo manipolando la pagina.
Questi tre libri, secondo me, sintetizzano in modo perfetto il percorso che Tullet sta ancora percorrendo nell’esplorazione dell’immaginazione infantile, frutto sia di una ricerca attenta e rispettosa delle competenze del bambino, sia di un talento mai domo per il gioco. Questo artista francese si rivolge all’infanzia non per ragioni d mercato, ma per una sintonia con i bambini che si intuisce nel suo modo di pensare, di lavorare e di scrivere e questo lo rende un interlocutore privilegiato dei bambini.
Bravo!
Qui trovate la recensione di uno dei suoi primi albi Non ti confondere.
Qui trovate la recensione di uno dei suoi primi albi Rosa Limone.
Qui trovate la recensione di uno dei suoi lavori dedicato ai neonati.
Qui trovate la documentazione di un laboratorio che ho avuto l’onore di seguire insieme a mio figlio.
Qui trovate la documentazione dell’Expó Ideale, laboratorio che ha unico i bambini di tutto il mondo durante il Covid.