I due libri di oggi sono uniti da un tema, che costituisce il punto di partenza per ognuna delle due narrazioni, ma sono un buon esempio di come, nel rivolgersi a lettori diversi e nell’immaginare letture differenti, il libro posso modificarsi a livello illustrativo e a livello testuale. Fuori luogo. Gli altri abitanti delle città è un libro di divulgazione che si aggiunge ai volumi precedenti di Cocaibooks editore che ci ha abituato ad approcciare argomenti noti a partire da una prospettiva inusuale. Al centro di questo ultimo volume c’è il mondo sommerso delle relazioni tra umani e animali nello spazio cittadino.
Il testo ha una spiccata vocazione scientifica con ampie pagine che, a partire dall’intimità domestica, allargano il loro raggio di riflessione, focalizzando e descrivendo tutte le creature che vivono con noi o un poco più lontano.
In casa sarà facile incontrare moscerini, scutigere, pesciolini d’argento o ragni ballerini; maestri di incursione casuale o intenzionale sono certamente le cimici, le coccinelle, le formiche. Se poi ci spingiamo un poco fuori dalla porta di casa, celati dal buio e istintivamente portati a nascondersi agli occhi umani, troviamo ratti, topi, grilli cavallette egiziane… Successivamente lo sguardo degli autori si allarga per contemplare le specie di animali che si possono trovare nel giardino di casa, nei viali alberati, negli orti cittadini… in una prospettiva “cittadina” un po’ più ampia. Per ogni aerea considerata gli autori sono costretti a fare una selezione degli animali da presentare: del parco si parlerà del ratto, dello scoiattolo e del ghiro e, anche quando si affronta la questione degli uccelli, ne vengono presentate solo specie. Questi esempi si integrano, tuttavia, in un quadro di riflessione più ampio che mira a fornire delle indicazioni pratiche su come favorire la convivenza tra creature e umani, con indicazioni riguardanti i corridoi verdi, i corridoi acquatici e le buone norme che possono rendere l’architettura più vivibile.
Il libro si chiude ipotizzando un ultimo “allargamento” che include un orso che guarda da lontano un centro abitato: in fondo la vicinanza è un concetto relativo!
A livello illustrativo ho apprezzato il filo conduttore cromatico (rosa) che funge da timone con personalità e i diversi livelli illustrativi affidati a stili diversi. Ho trovato molto provocatorio e interessante il titolo Fuori luogo che fa riflettere su chi possa essere considerato “fuori luogo” o “fuori posto” e chi invece appartenga al luogo descritto. L’unica conclusione raggiungibile fa capo alla parola: convivenza.
Stesso tema, ma in un libro progettato per bambini di età inferiore, è La natura in città di Irene Penazzi. Le pagine del volume sono organizzate come una sorta di wimmelbuch (libro brulicante), con un tenue filo narrativo rappresentato da una bambina (la voce narrante) che nel suo osservare il mondo e nel passeggiare insieme al suo cane ci permette di cambiare contesto ed osservare la natura in spazi diversi. Il testo è relegato a una fascia bianca sottostante alle grandi immagini. L’approccio della Penazzi è più discorsivo che scientifico: siamo di fronte al racconto di esperienze quotidiane grazie alle quali i bambini entrano in contatto con la natura. Non mancano spunti naturalistici («i balestrucci hanno costruito i loro nidi semicircolari sotto il cornicione del nostro condominio, in alto contro il muro, in modo che sia irraggiungibile dai gatti ed altri predatori, utilizzando fango e argilla, fili d’erba, peli e crini»), ma incastonati all’interno di un racconto quotidiano: «Salire in soffitta riserva sempre delle sorprese. A volte trovo veri e propri tesori tra gli scatoloni, altre solo borre di barbagianni e cacchette di topo sul pavimento».
Un punto di forza è che i suggerimenti offerti dalle immagini sono molto più numerosi di quelli sintetizzati nel testo. I bambini possono, infatti, perdersi nell’osservazione delle tavole piene di dettagli, riconoscendo molti personaggi non per forza citati nel testo. I nomi propri stampati sulle illustrazioni segnalano la presenza dell’uccello, del mammifero, dell’insetto e in un certo modo guidano l’esplorazione dell’illustrazione. La struttura del racconto, dunque, non è rigida e segue il movimento vario della protagonista, dentro e fuori casa, ampliando l’osservazione ad altri e diversi contesti (il parco, il boschetto, lo stagno, la riva del fiume, le zone incolte…). La narrazione è improntata al realismo, ma nel desiderio di ampliare un po’ la documentazione delle presenze, a volte gli habitat risultano affollati: se io avessi una soffitta piena di blatte, scorpioni, tegenarie, rondoni, pipistrelli, barbagianni, topi, ratti, ghiri e ragni onestamente sarei un po’ intimorita dall’accedervi.
A parte questo, tuttavia, il libro risulta molto coerente e interessante e vengono citati molti protagonisti che nell’altro libro non sono riusciti a trovare posto: ci sono le forbicine, le crisope, le tipule, i passeri, le sfingi colibrì, i sirfidi… tutte creature che entrano spesso nell’orizzonte esperienziale del bambino. Inoltre la Penazzi sceglie di inserire tra i rappresentanti della natura cittadina anche le piante e questo dona alle pagine una trasversalità maggiore (nella serie di Cocaibooks questo argomento era stato trattato insieme alle zone umide).
La tecnica illustrativa dell’autrice che unisce gli acquarelli alle matite colorate è gioioso e accogliente: la Penazzi ha un tratto felice e fedele nella ritrarre la natura, anche quando si tratta di piccoli, piccolissimi insetti o dettagli come i profili delle tartarughe che appena si scorgono a filo d’acqua. Ne risulta un libro molto piacevole dove l’esperienza della natura cittadina è quasi immersiva e che invita ad alzare lo sguardo per intercettare vite a cui forse non avevamo mai dato attenzione.