Io ho un papà che amo, adoro, idolatro :) Quando ero piccola era lui che mi accompagnava alle gare di equitazione alle 5 di mattina, era lui che mi svegliava la mattina e che mi portava a scuola, era lui che mi portava a fare i prelievi di sangue e al pronto soccorso, lui mi ha portato ad operarmi ai denti e (sebbene sia quasi svenuto!) è stato lui a tenermi la mano mentre mi tagliuzzavano il palato, con lui guardavo i cartoni, lui mi ha insegnato ad andare in bici…

È stato invece appurato che i miei ricordi d’infanzia legati alla mamma siano un po’ distorti da una sorta di sindrome di Edipo, perché, a quanto ricordo, la mamma non c’era mai: un mistero!

Comunque negli anni della mia adolescenza ho conosciuto un altro padre, un uomo che niente aveva a che fare con me e che probabilmente non diceva cose diverse da quelle dei miei genitori, ma che tuttavia è stato capace di dirle con un accento che il mio cuore aspettava. Così tutta allampanata, disordinata e confusa ma ostinata ed entusiasta gli sono andata dietro.

G. non riusciva a mangiare se c’era un quadro storto nella stanza, mi diceva «la puntualità è un amore alla bellezza», mi abbracciava quando io non me lo aspettavo, non si stupiva di nessuno dei miei progetti strampalati – nessuno! – ma non permetteva che io facessi niente di meno che cose grandi. Era capace di urlarti addosso davanti a 100 persone e volerti bene, amava sedersi in prima fila perché «è un segno di affezione», e odiava i fiori recisi perché marciscono. Mi ha insegnato che tutti i particolari sono importanti (i quadri sono più belli se sono appesi dritti, una stanza è accogliente se è in ordine…), che non bisogna avere paura di fare cose grandi, che il carattere è un dono che ti è stato fatto: che hai tutto quello di cui hai bisogno per essere felice.

Proprio i dettagli me lo hanno ricordato in questi giorni, mentre leggevo e rileggevo con Saverio Gli uccelli di Germano Zullo e Albertine.

Questo libro è stato una sorpresa da subito per il silenzio rappresentato, per i colori energici che spiccano dalla pagina e per l’incipit che lascia spiazzati: «Mmm, il titolo è uccelli e perché allora è ambientato in un deserto?». Il testo presente e assente invita ad una visione delle tavole che è molto cinematografica: tutto inizia fra le dune, nel silenzio del deserto, finché all’orizzonte si sente il rumore di un motore ed ecco apparire un vecchio e rattoppato camioncino, dal cui tubo di scappamento spunta il proverbiale fumo dei vecchi camion, tutto rosso tranne una portiera azzurra, segno di un sicuro passaggio dal carrozziere, che si ferma sul ciglio di un improbabile baratro.

Poi le prime parole «Certi giorni sono diversi».

Torna il silenzio e l’attempato guidatore «sleng, op op» scende e si dirige sul retro del camioncino, lo apre e resta in attesa. Pian piano «flap flap» ecco la sorpresa: multicolori, inaspettati e vivaci uccelli prendono il volo e, con fare serio, partono nel cielo. Sono tantissimi, tutti diversi gli uni dagli altri, particolareggiati fin nelle più piccole piumette e con mantelli degni di sfilate di moda. Incredibile! Ci si guarda  stupefatti e si ipotizza che l’omuncolo abbia una sorta di fabbrica degli uccelli e che regolarmente si occupi di ripopolare l’area rilasciandoli liberi: una fabbrica della bellezza. E infatti l’uomo rimane quasi incantato nel guardare le ultime macchie di colore allontanarsi: «Potrebbero sembrare giorni qualunque» e già, comunque, sarebbero giorni belli. Ma ecco che nel richiudere il portellone «Oh oh», due occhietti piccini spiccano nel buio con il loro bianco: certi giorni «hanno qualcosa in più». È un merlo dal banalissimo piumaggio nero, molto piccolo, che non vola e che forse è anche un po’ tontolotto perché se ne sta lì fermo e con i suoi occhietti si guarda intorno. L’uomo, per nulla scoraggiato (sa esattamente cosa fare!), in silenzio (agli uccelli non si parla!) cerca di mostrargli esattamente cosa fare: deve volarsene via, le ali, deve muovere le ali, così su e giù, su e giù… Niente. E adesso? «un dettaglio non è fatto per essere notato.» «Ma per essere scoperto.». L’uomo decide che mentre pensa al da farsi può offrire al piccoletto un po’ del suo pranzo, forse è un calo di zuccheri. Poi il training di volo continua e il piccolo questa volta sembra aver capito, così dopo un’iniziale esitazione parte, solo nel cielo azzurro, nero, piccolo e già lontano. L’uomo è felice, lo saluta, certo dell’esito solito della vicenda si prepara a ripartire: accende il motore, fa la retro e riparte rumorosamente. Ma i dettagli non sono fatti per scomparire, sono piccoli e talvolta minuscoli ma essenziali al tutto e perciò così imponenti. Infatti ad un tratto ecco di nuovo il tontolotto: è piccolo, nero, solo nel cielo ma «Ohhhhhhhhhhhhhhh» e dietro? Ecco tutto lo stormo di meravigliosi uccelli che, guidati dall’ultimo arrivato, sono tornati a prendere l’uomo e lo portano con sé, in cielo, e gli insegneranno a volare.

Perché, se stai attento ai dettagli: «Un solo minuscolo dettaglio può cambiare il mondo», soprattutto se gli vuoi bene.

Il libro potrebbe essere sfogliato senza leggere il testo. Le frasi stesse, brevissime e lapidarie, sempre chiuse dal punto o dai puntini di sospensione, suggeriscono di essere lì come didascalie, che lette la prima volta possono poi scomparire. Il testo offre infatti una seconda lettura puntuale e connotativa di una vicenda che può essere letta denotativamente tramite le illustrazioni.

La campiture di colore piene, dense, segnate dal segno del pennello ma quasi piatte (il colore del cielo è onnipresente), fanno da tavolozza per le trame e le forme degli uccelli e anche del piccolo merlo. I cambi di scala e di prospettiva, poi, guidano il lettore a focalizzare l’andamento della storia ma anche sempre e comunque a mettere a fuoco i dettagli, piccoli e lontani, che sono sempre cruciali. Le figure sono dettagliate e la riproduzione degli uccelli molto fantasiosa: il nero del merlo è una macchia uniforme molto incisiva.

Io non amo molto le figure umane di Albertine – le trovo molto adulte e per certi versi crude – ma il coprotagonista di questa storia è invece molto bambino. La grande capacità dell’illustratrice sta infine nel raccontare per immagini una vicenda che si presta ad essere mimata, “rumorizzata”, animata e vissuta.

Saverio ama moltissimo il piccolo merlo e questo si rivela la chiave che permette la comprensione della storia anche ad un pubblico bambino. Il concetto di dettaglio, rivoluzione, cambio di sguardo vengono concretizzati in un piccolo, un bambino che cambia tutto. Per chi è madre questo è chiaramente intellegibile, ma dopo le letture che ho fatto con Saverio credo che, a un livello differente, sia chiaro anche ai piccoli: in un mondo che non è fatto a loro misura, loro arrivano e tutto cambia, intorno a loro. Un cambiamento di bellezza.

Un tesoro di libro.

Gli uccelli

Germano Zullo e Albertine
72 pagine
Anno: 2010

Prezzo: 15,00 €
ISBN: 9788889210543

Topipittori editore

Commenti
8 Luglio 2016
Libri sull'amore – Scaffale Basso Scaffale basso

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