Felix Salten è un autore ungherese (nasce a Budapest, all’interno dell’impero austroungarico), naturalizzato austriaco, noto soprattutto per il romanzo intitolato Bambi. La vicenda di quest’autore e del suo capolavoro sono poco note, ma significative da raccontare in questa giornata (27 gennaio) che invita alla memoria della Shoah. Felix Salten, infatti, era ebreo e vide con i suoi occhi la persecuzione che nell’area tedesca andò avviandosi quando ormai era anziano, e di cui scorse da subito l’assurdità.
«Impossibile tagliare in due la tovaglia tra noi e la letteratura tedesca. Siamo entrambi nel territorio di lingua tedesca. Siamo nel senso più alto una famiglia, non possiamo dunque comparire all’esterno come fratelli ostili. Anche come ebreo mi sento di appartenere allo spazio tedesco»
Egli non sentiva di appartenere ad un popolo differente, in quanto ebreo, si sentiva anzi «più tedesco di tanti tedeschi» e l’essere dovuto fuggire in Svizzera per sfuggire alla persecuzione, lo lasciò amaramente desolato.
Questo trattamento persecutorio venne riservato anche a Bambi che, uscito nel 1923, venne messo al bando dai tedeschi nel 1935. È infatti difficilissimo trovare in area austriaca una prima edizione tedesca del romanzo, tanto che ha fatto scalpore, nel 2013, la donazione di una prima edizione scampata al rogo e tornata in Austria grazie a George Newman, un bambino austriaco fuggito in Inghilterra nel 1938 con una cassa di libri, tra cui appunto Bambi!
In Bambi, si disse, veniva rappresentata la persecuzione del popolo ebraico da parte del Terzo Rech, in realtà questo romanzo - la cui cifra non è davvero la rappresentazione del popolo ebraico - fu probabilmente censurato solo per il successo e la bellezza che conteneva e che erano attribuibili a un autore di origine ebrea.
Bambi è un classico da riscoprire, anche perché come accade spesso Disney fece al romanzo un pessimo servizio, uniformandolo ad una ideologia strappalacrime e drammatica che appiattì bidimensionalmente tanti altri capolavori come Mary Poppins, Peter Pan... Del lungometraggio probabilmente ricordate solo la tragedia dell’uccisione della madre.
La storia di Bambi, invece, è la storia di un cerbiatto ma è anche la storia di un bambino che scopre il mondo con gli occhi nuovi di chi è appena venuto al mondo. La storia non ha nulla di patinato, Salten, che è stato maestro delle storie di animali (Tiergeschichten), racconta la vita del bosco attraverso la vita di un capriolo, di sua mamma e di tutte le creature che gli stanno intorno.
« sembra dire “siamo tutti uno” (Come disse Mary Poppins): Salten si fa bosco, si fa animali, si mette addosso la pelle di un animale e lo diventa» (Giorgia Grilli).
Non siamo di fronte ad animali antropomorfizzati, l’autore è fedele ai comportamenti e all’etologia animale, tuttavia, nella descrizione dei pensieri dei personaggi, egli cede a un tratto che non si può non riconoscere come profondamente umano, perché spesso egli attribuisce ai personaggi lo stupore delle domande esistenziali.
«”Tra le due [folgie della quercia ndr.] calò il silenzio. Poi la prima sibilò: “Perché dobbiamo andarcene?”. La seconda rispose: “Cosa ci succederà quando cadiamo?”. “Andiamo giù…” “Cosa c'è giù?” La prima rispose: “Non lo so. Chi dice una cosa, chi ne dice un’altra...ma nessuno lo sa”. La seconda domandò: “E se laggiù si sentisse ancora qualcosa, se si avesse ancora la percezione di sé?”».
Il pensiero non può non correre alla matrice tedesca del pensiero che Freud aveva rivoluzionato, nel 1899, con L’interpretazione dei sogni, ma testimonia anche una profonda stima per l’infanzia, pensata come capace di domandarsi della vita e della morte.
La scansione in capitoli è aperta ogni volta da ampie descrizioni precise, dettagliate, puntigliose nella definizione di alberi, foglie, animali, uccelli, nominati esattamente senza alcun genericismo e il lettore si trova in uno spazio realistico e vibrante. Il più grande regalo che Bambi fa ai lettori è proprio quello di permettere loro di trasformarsi in un capriolo e godere di un’esperienza del bosco come è impensabile a un essere umano. Mentre Bambi scopre la prateria, si nasconde tra i rovi, conosce le cavallette e le farfalle, parla con i cervi, fa amicizia con le lepri, scappa forsennato in preda panico in seguito al suono roboante del fucile, il lettore è lì con lui che corre, ascolta, annusa, percepisce il tremolio dell’aria, anzi è lui!
La storia è vitale, ricca di vita e di morte, e il lettore segue Bambi crescere, perdere la madre, incontrare il padre, innamorarsi, sfidare i caprioli più grandi e poi imparare a nascondersi, affrontare l’inverno, conoscere l’uomo, scoprire cosa significa “addomesticato”… È un viaggio di formazione a tratti triste a tratti spietato che rappresenta il viaggio attraverso la crudeltà della natura, un viaggio ontologicamente ambivalente: gli uomini possono essere bruti e compassionevoli, gli animali possono essere crudeli e amorevoli… In ogni caso tutti sono uniti dall’essere creature, soggette alla morte e parte di un unico ecosistema: il bosco e più ampiamente la vita.
Bambi viene introdotto dalle circostanze alla conoscenza di tutti i misteri e le relazioni che definiscono e compongono la comunità del bosco, dagli insetti fino all’uomo, creatura controversa che può con il suo terzo braccio uccidere caprioli e altre creature, ma che “salva” (?) il capriolo Gobo. Bambi cresce, diventa grande e impara ad amare il perturbante e la luce che in ogni realtà sono strettamente intrecciate e riesce a tenerle saldamente insieme in sé.
La lingua di Salten è precisa, fotografica, sensibile e vibrante.
Riscopritelo!
«Per incontrare davvero Bambi, ovvero se stessi, vale la pena di andare a camminare nel bosco, oppure leggere questo libro sotto l’albero che vi è più facile raggiungere. Il più vicino possibile alla natura sovrana pericolosa e insondabile» (Maxime Rovere)
P.S. non sono molte le edizioni significative del romanzo. Nel catalogo di Contrasto Book c’è un’edizione non illustrata, ma corredata da un bel saggio di Giorgia Grilli. Quella di Giunti è invece una stupenda edizione illustrata da Fabian Negrin che restituisce al personaggio la sua dignità di capriolo (spesso è illustrato come cervo o daino!) con un talento che è quello del grande artista.