La finestra della scuola ha una tenda di stelle è una splendida raccolta di poesie di Federico García Lorca, portata in Italia dai Topipittori per quello che è uno di quei ricordi indelebili che segnano l’infanzia. Come racconta la traduttrice Marta Rota Núñez, nella breve postfazione alla raccolta, è stato infatti per un ricordo indelebile dell’editrice e poetessa Giovanna Zoboli che questo libro è nato. Giovanna ricordava, infatti, un libro di García Lorca, intitolato Cinque lire di stelle, con i disegni originali dell’autore che le aveva fatto compagnia, quando era bambina. È esperienza comune e potente che i libri belli rimangano impressi indelebilmente nei ricordi più cari dell’infanzia: io potrei dire lo stesso di alcune illustrazioni e alcuni libri che mi ricordo vividamente, non tanto per il contenuto, quanto per l’impressione che mi lasciarono.
Il lavoro di questa raccolta, affidato a Marta Rota Núñez, è stato di selezionare una trentina di testi poetici, che il poeta spagnolo scrisse i momenti diversi «andando a cercare le tracce della sua infanzia».
Le poesie di Federico García Lorca sono misteriose e potenti, caratterizzate da un’affinità significativa con la musica. Non sono poesie di ritmo, ma la musicalità è intensa e la consonanza con il canto è indiscutibile. Leggere le poesie di García Lorca è come ascoltare un canto polifonico, un coro e singole voci che sembrano prendere vita, raccontando storie che possono riguardare un amore tragico, un cavaliere morto inseguito dai briganti, oppure l’apparizione della donna amata…
I testi raccolti in queste pagine sembrano essere intimamente narrativi, hanno nel cuore una storia che ha bisogno di essere raccontata: scalpitano nella terra polverosa pronti ad essere cantati. Eppure, come si addice alla poesia, queste storie sono trasfigurate di mistero: si percepisce una identità reale, come se fossero una collezione di attimi, vicende e persone che il poeta ha incontrato o vissuto (non a caso tante poesie sono dedicate a persone reali), ma in fondo l’impressione imponente è che qualcosa sfugga, come se contenessero una potente forza, eco di qualcosa di lontano e indefinibile che sopravanza la “semplice” vista dell’uomo comune.
Queste immagini quotidiane trasfigurate sono molto affini allo sguardo dei bambini che è spesso iperbolico, infinitamente desideroso e grandioso nelle sue manifestazioni e poi forse anche un poco confuso nelle espressioni sensoriali (sinestesie).
«Agosto,
luceponente
di pesche e zucchero,
e il sole dentro la sera,
come il nòcciolo in un frutto.
La pannocchia ha ancora intatta
la risata gialla e dura.
Agosto.
I bambini mangiano
pane nero e ghiotta luna»
La luminosa sanguigna e coloratissima terra di Spagna rivive in queste queste canzoni-poesie che si illuminano spesso di riferimenti cromatici:
«[…]
Nella mattina viva,
io volevo essere io.
Cuore.
E nella sera cupa
volevo essere la mia voce.
Usignolo.
Anima,
fatti color d'arancio!
Anima,
fatti color d’amore!»
Anche formalmente le poesie di García Lorca sono caratterizzate dalla presenza di ritornelli come se fossero ballate o dalla presenza di espressioni che non hanno significato se non nel loro suono che sembra raggiungere il lettore da lontano, da qualche luogo mitologico del passato:
«Arbolé, arbolé
secco e verdé.
La bella dal volto fine
sta raccogliendo le olive.
Il vento corteggia torri
e la vita le cinge.
Passan quattro cavalieri
sopra cavalle andaluse
le vesti azzurre e verdi,
le lunghe mantelle scure.
“Vieni a Cordova, ragazza”.
La bella non se ne cura.
Passano tre toreri
dalla vita sottile,
le vesti color d'arancio,
le spade d'antico argento.
“Vieni a Siviglia, ragazza”
La bella non se ne cura
[…]»
Fanno da contraltare al canto, poi, tante liriche dedicate al silenzio e all’ascolto: perché solo in silenzio la musica si fa appresso a chi ascolta.
«In una goccia d'acqua
cercava la voce il bambino.
(Lontano, la voce rapita
metteva un abito da grillo)»
Un applauso va, infine, a Javier Zabala che riesce a cogliere lo spirito di queste poesie in una sintonia particolarmente felice. I colori stesi generosamente, le forme sbozzate, le linee fini e i profili geometrici, i piccoli pallini colorati che si inseguono tra le pagine, gli acquarelli irregolari … e poi i tanti sguardi, volti, occhi, strade…
È difficile accostarsi alla poesia senza ricatto interpretativo, Zabala ci riesce!
Credo che questa sia una raccolta meravigliosa da regalare ai bambini che sentiranno risuonare tra queste pagine uno sguardo a loro affine e scopriranno che il modo incantato che hanno di guardare il mondo non è nient’altro che lo sguardo del poeta!