Sopra sotto fuori dentro di Fanny Pageaud è un libro per piccolissimi (dai 2 anni) che ha nel ritmo narrativo e nella considerazione della realtà quotidiana i suoi punti di forza.
I bambini piccoli iniziano a mappare il loro mondo “topograficamente” a partire dagli oggetti quotidiani da cui è circondato, tra cui primariamente i giocattoli e i materiali che utilizza per giocare. L’orientamento inizia a strutturarsi su basi semplici come la posizione degli oggetti e la loro conformazione e composizione, grazie ad un approccio multisensoriale che guida il bambino nella scoperta.
Sono molti libri che soddisfano questa desiderio, che coincide con una profonda domanda di accesso al mondo (se leggo il mondo, lo posso abitare!), ma il rischio è che si trasformino in libri pseudo-didattici che i genitori sottopongono ai piccoli lettori in sessioni di allenamento sfiancanti (succede lo stesso con i libri sui versi degli animali e sulle onomatopee!), assai lontane dall’esperienza della letteratura.
Fanny Pageaud riesce invece a firmare un libro che, pur esplorando la natura degli oggetti, racconta ai suoi lettori piccole storie di gioco, spassose e coinvolgenti.
Le pagine cartonate mostrano una struttura ricorrente:
Sopra, sotto, fuori, dentro. Questa sequenza diventa dunque una sorta di mantra che si interrompe ripetutamente, dando uno sguardo al gioco: «ciuf ciuf, si parte», «cucù«, «smack», «splash», «scompiglia tutto».
In questo modo l’oggetto, oltre ad essere indagato per la sua forma, grazie alle illustrazioni contestualizzate del gioco, si radica come conoscenza nel bambino, perché si mostra nel suo uso.
Quello che poteva essere dunque solo un libro catalogo di osservazioni comunque interessante, perché l’occhio è sfidato a riconoscere gli oggetti ritratti da punti di vista inconsueti (avete osservato mai da sopra o da sotto una maracas? Cosa vedete?), si trasforma invece in una micro narrazione che trasforma il protagonista in qualcosa che riguarda il bambino (qualcosa di simile è stato fatto da Sophie Vissière).
Non trascurabile è anche il coinvolgimento richiesto alla mano del bambino attraverso il movimento dell’aletta: questa attenzione sensoriale è perfettamente nelle armonia con le modalità con cui i bambini piccoli esplorano il mondo. Nono solo. Gli avverbi (sopra, sotto, fuori, dentro), infatti, non dispongono tanto l’oggetto in una posizione, ma determinano il cambiamento della posizione del lettore che è così coinvolto quasi a livello corporeo.
La ripetizione testuale permette, poi, di creare un microclimax di difficoltà nella proposizione dei soggetti, grazie infatti alla prevedibilità, il bambino potrà non scoraggiarsi di fronte a immagini che a colpo d’occhio possono risultare poco comprensibili, disponibile ad attendere il momento-visione successiva.
Ciò che è stato ritratto non è mai nominato esplicitamente, ma lascia al lettore l’ultima parola, quella del riconoscimento.
Le immagini riproducono perfettamente la realtà con una attenzione all’alternanza cromatica che permette l’isolamento dei volumi sugli sfondi bianchi.
In un’ultima sequenza quadripartita il libro cita se stesso, invitando a un gioco pronto a ripartire: «ricominciamo?»
Un interessante libro per bambini dai 2 anni.
P.S. un poco difficoltosa è l’animazione delle alette che richiede un piegamento della pagina perché vengano aperte… sarebbe bastato una piccola fustellatura d’invito.