Eva Rasano è un’autrice e illustratrice con una particolare sensibilità nell’approcciare i lettori più piccoli, ha infatti dato prova, in diverse occasioni, di saper declinare con acutezza non scontata argomenti cari ai bambini, approcciandoli in modo non tradizionale.
Per me rimane un esempio unico e geniale, Con le orecchie di lupo, libro in cui la Rasano spostò impercettibilmente l’attenzione sull’ascolto del suono, in un mare di volumi orientati alla sola produzione orale di onomatopee e versi.
Con il nuovo personaggio, Merlino, la Rasano continua la sua esplorazione delle scoperte infantili, passando alla misurazione del mondo. A partire dai tre anni, infatti, i bambini diventano consapevoli della misura come possibilità di categorizzare e - quindi - di leggere il mondo intorno a loro. Il saper misurare gli oggetti c’entra con il riuscire a determinare il proprio posto nel mondo e questo naturalmente avviene in un’esperienza che il bambino fa al di fuori dell’alveo familiare, della casa e della famiglia. Il concetto astratto delle dimensioni appare interessante agli occhi dei bambini, fin da subito. Il gioco attraverso cui ci guida la Rasano, nel divertente cartonato con al centro Merlino, si basa sulla percezione visiva nel rapporto (grande-piccolo).
Il cartonato è quasi del tutto privo di ogni indicazione testuale, ma si apre con un titolo eloquente: Merlino sei piccolo o grande?
Il piccolo Merlino, letteralmente un piccolo merlo maschio, si rapporta, doppia pagina dopo doppia pagina, con creature, animali, oggetti, spazi e anche umani che evidenziano un cambiamento dimensionale. In alcuni casi, Merlino sembra gigantesco: vicino a un fiore, vicino a un lombrico, vicino ad una coccinella... In altri casi, lo stesso riconoscibilissimo Merlino appare molto piccolo: accanto a un albero, vicino ad un palazzo, vicino la testa di un rapace, accanto a un bambino.
Il testo evita di commentare, lasciando che sia il letto lettore a decidere su cosa soffermarsi. Solo alla fine, nelle due aperture finali, il testo appare rivolgendosi al bambino:
«E tu sei piccolo? O grande?»
Il libro ha tutte le carte in regola per essere una perfetta lettura per piccoli, a partire dalle scelte cromatiche: gli sfondi bianchi, un protagonista nero che spicca notevolmente nella pagina. E poi ancora: la mancanza di testo che testimonia una profonda fiducia nella lettura del bambino e una domanda aperta che rilancia il bambino nell’esplicitazione di domande personali o sulla storia stessa.
Concludo con un’esperienza personale che racconta quanto sia esaltante ma anche piena di contraddizioni la scoperta delle “grandezze”. Alla presentazione della classe dei “piccoli” alla scuola dell’infanzia mio figlio interruppe la maestra per denunciare un errore: «Io non sono piccolo, perché chi incomincia la scuola è grande!». Grande o piccolo? Una scoperta dai mille volti!