La piccola fiammiferaia brilla ancora di Emma Caroll e Lauren Child colpisce immediatamente l’occhio per un progetto grafico curioso e originale che rompe la monotonia dei libri di narrativa per ragazzi. E non mi riferisco solo alla copertina, certamente veemente, ma anche ad un’impaginazione interna contemporanea ed elegante, con una scansione raffinata dei capitoli grazie anche ad un uso cromatico intelligente e un dialogo armonico con le illustrazioni di Laurent Child che sono integrate perfettamente con il testo.

Rimaneva però da scoprire se la storia fosse all’altezza del “contenitore” e, non vi nascondo, che avevo alcune perplessità, perché l’operazione di riprendere una fiaba e ribaltarne gli esiti è operazione già vista e spesso legata a operazioni ideologiche che definiscono già il testo in partenza, sulla base un messaggio molto esplicito.

Il titolo si rifà, infatti, alla fiaba autoriale di Andersen La piccola fiammiferaia, lasciando intuire che il finale tragico della vicenda sarebbe stato cambiato (brilla ancora).

L’incipit dichiara, tra l’altro, apertamente il collegamento con Andersen e anche il desiderio di mutarne il finale:

«C’era una volta una storia, che ebbe inizio una sera innevata di Capodanno. Si intitolava La piccola fiammiferaia e fu venduta, splendidamente rilegata in copertina rigida color castagna, nelle librerie di tutto il Paese. Si trattava di una storia talmente dolce e triste che i lettori finivano sempre a singhiozzare nei fazzoletti e presto divenne famosa in tutto il mondo, facendo dell'autore un uomo ricchissimo. Questi, secondo me, in vita sua non aveva mai incontrato una vera fiammiferaia, altrimenti avrebbe saputo che non eravamo tutte graziose creature dai riccioli biondi e dalle gelide manine, e che molte di noi erano alquanto stufe di soffrire la fame. Non ci interessava la compassione della gente; volevamo avere la possibilità di costruirci una vita dignitosa e di essere noi, un giorno, a raccontare la nostra storia. L'autore in questione non si era documentato. Quantomeno, non adeguatamente. Se si fosse preso la briga di parlare con qualcuna di noi, avrebbe scoperto che anche le piccole fiammiferaie hanno un nome e un cognome»

Una dichiarazione molto esplicita che sembra già consegnare al lettore tutta la parabola della narrazione.

Quella che segue è la storia di Bridie, una ragazzina di origine irlandese che vive con sua madre e suo fratello in uno dei più poveri sobborghi di Londra, dove si arrabatta per sopravvivere, vendendo fiammiferi. Tutta la sua famiglia è impiegata nell’industria dei fiammiferi, perché la mamma lavora duramente all’interno di una fabbrica di fiammiferi, tingendo i bastoncini di legno nel fosforo bianco, il fratello piccolo alterna giorni di scuola a giornate in cui assembla le confezioni di fiammiferi e Bridie, con la sua chioma rosso fiammante e la sua fervida immaginazione, si preoccupa di venderne più che può tra le piazze e le case londinesi.

L’ambientazione ottocentesca è ben accennata e il lettore è catapultato nei quartieri di Londra, tra latterie puzzolenti, dove vengono riparate le mucche nelle cantine, tra cocchi e carrozze, botteghe luminose e umide fabbriche dai fumi tossici… sembra di trovarsi tra le pagine di un romanzo di Charles Dickens.

È l’alba di capodanno e Bridie parte con l’idea di sfruttare il freddo per vendere la magia dei suoi fiammiferi e riuscire a portare a casa qualcosa di particolarmente buono per festeggiare. Il personaggio di Bridie è essenziale, ma ben fatto e costruito grazie alla descrizione di gesti e dialoghi che la caratterizzano come una di quei ragazzi impegnati nella sopravvivenza quotidiana, ma capaci di sfruttare l’arguzia a loro favore.

«“Le signorine gradiscono un po’ di magia nelle loro vite?” […] “Oggi mi sono arrivati certi fiammiferi davvero speciali!” assicurai alle due lattaie. […] “Chiudete gli occhi e immaginate di essere in un luogo lontano, magari in un bel bosco o in riva un fiume, immerse nella quiete e nella tranquillità”. […] “Basta accendere un fiammifero, il vostro mondo cambierà!”»

Il lavoro è duro e nonostante l’impegno e l’ingegno, l’ingresso nella macelleria conferma a Bridie che l’obiettivo dell’oca per cena è quantomai irraggiungibile per una stracciona, a cui non è quasi nemmeno permesso varcare la porta della bottega!

Nel dirigersi alla fabbrica di mattoni rossi per recuperare altri fiammiferi da vendere lo sguardo di Bridie si sofferma sulla situazione delle lavoratrici, costrette a turni estenuanti a contatto con il fosforo bianco, che le debilitava duramente.

«Il tanfo era già piuttosto fastidioso fuori dalla fabbrica; non osavo immaginare quanto lo fosse al suo interno. Mamma era tra le addette all'immersione dei fiammiferi nel fosforo, il che significava che lei e tante altre donne con la stessa mansione passavano ore e ore chine su quella robaccia, in un ambiente chiuso, senza nemmeno una finestra aperta che facesse passare un po' d'aria. Benché fosse risaputo che i fumi di fosforo provocavano gravi danni alla salute, i padroni negavano tutto e dicevano che se alle operaie marcivano i denti era per colpa del gin. Una grandissima fesseria, secondo mia madre»

La narrazione riesce a inserire questa divagazione, all’interno della trama, senza che diventi una parentesi posticcia. Bridie recupera dunque le nuove confezioni di fiammiferi e ritorna al lavoro, più che mai decisa a ottenere denaro a sufficienza per comprare un’oca per cena.

L’imprevisto però è dietro l’angolo e mentre è impegnata a rincorrere un improprio concorrente, Bridie viene travolta da una carrozza che quasi la uccide.

«sibilo di ruote su neve fangosa. Nitrir di cavalli, odore di cuoio. Grida nell’aria. Uno strillo di donna. Una carrozza che mi passa possente a un soffio dal naso e io che mi fermo di colpo e ruzzolo a terra»

Tutto quello che poteva andare a male da quel momento andrà male: i fiammiferi sono bagnati, le pantofole che Bridie aveva ai piedi sono perdute, il freddo è insopportabile e lo stordimento per la botta, non è trascurabile.

Presa dallo sconforto Bridie si accascia a un muro e sfrega per sé un fiammifero, alla ricerca di una magia personale… che effettivamente accade.

In un viaggio che sembra l’eco dei sogni di Ebenezer Scrooge in Canto di Natale di Dickens, Bridie viaggia nello spazio e nel tempo alla scoperta della vita non così soddisfacente dei ricchi. Il secondo fiammifero catapulta Bridie nella casa di Annie, una giovane donna giornalista, che lotta contro l’ingiustizia sociale e che da una Bridie-fantasma sarà guidata a vedere che cosa succede nella fabbrica Bryant dove lavora anche la sua mamma. Poi anche il secondo fiammifero esaurisce la sua fiamma.

«Ma questa volta era diverso, perché avevamo avuto un’idea, Annie ed io. Un’idea che poteva fare la differenza. E dentro di me si era acceso un timido barlume di speranza»

L’accendersi di un terzo fiammifero mostra uno scorcio di un futuro migliore, con la mamma guarita e i due fratelli impegnati a scuola.

Il risveglio dalla magia dell’ultimo fiammifero è duro, poiché Bridie si accorge di essere stata tramortita e derubata del poco che aveva guadagnato e il ritorno a casa è triste, sebbene carico di una sottile irrequietezza. 

Il giorno dopo, infatti, Bridie scoprirà che la magia del fiammifero non è stata un sogno: Annie, infatti, incrociando per strada Bridie la riconosce e insieme si dirigono verso la fabbrica dei fiammiferi, accendendo insieme la scintilla di una rivolta, di uno sciopero memorabile.

La storia non si conclude lì. Bridie racconta dell’incendio che quella piccola scintilla accenderà…

Questa piccola fiammiferaia, dunque, non soccombe come l’“originale” anderseniana, destando con la sua morte un cordoglio ipocrita e fondamentale, ma scatena un incendio.

Il testo ci conduce ad una morale diversa, ma pur sempre una morale, tuttavia il legame reale ad un evento storico attenua la sensazione di trovarci di fronte ad un testo didascalico.

In appendice, infatti, l’autrice racconta di essersi ispirata ad un evento reale, uno sciopero vero che in parte ha contribuito a migliorare le condizioni di lavoro disumane a cui erano sottoposti i bambini e donne in quel periodo. Segue anche un breve testo di Lauren Child che, a sua volta, ha voluto ispirarsi a fotografie d’epoca originali per corredare questo romanzo con un accento rock, ma senza tradire la fedeltà storica.

Credo che il romanzo riesca, dunque, nonostante una spiccata vocazione tematica, a trasformarsi in una buona storia grazie ad una costruzione coerente del contesto e dei personaggi, grazie alla scelta di una narrazione forte in prima persona e ad un’integrazione tra fiabesco e storico che rendono il tutto particolarmente originale.

Dai 9 anni.

La piccola fiammiferaia brilla ancora Emma Carroll - Lauren Child - 208 pagine Anno 2025 Prezzo 18,00€ ISBN 9788859294177 Editore Giralangolo
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