Ultimamente sono usciti due libri che riguardano due feste di compleanno: due testi apparentemente molto diversi, ma che invece ho trovato simili per alcuni spunti interessanti.

Il primo è Il regalo di Emma Adbåge, autrice svedese che mi ha molto impressionato con il suo primo libro giunto in Italia La buca. In quella prova la capacità di raccontare senza filtri il mondo dell’infanzia mi aveva impressionato: senza impalcature o stereotipi adulti il modo di immaginare era raccontato con onestà e semplicità. Anche in questo caso ciò che colpisce è il passo indietro che l’autrice fa nel raccontare la storia e, nel caso specifico, i malumori che un regalo può scatenare in un bambino di 3 anni. Il protagonista racconta, infatti, la sua inquietudine nelle ore che precedono la festa del suo amico Frej: la mamma ha comprato un castello rosso da regalare all’amico, ma il gioco nuovo sembra al piccolo protagonista molto più bello dell’identico castello che già possiede, di colore verde. Durante tutti i preparativi in casa che precedono l’uscita di casa è la malmostosità del bambino ad occupare le parole e i pensieri della storia: mentre la mamma lo veste, mentre si asciuga i capelli, mentre impacchettano il regalo, mentre la mamma si mette le scarpe…

«Verde, brutto e stupido. E che non mi piace più. Il castello rosso è molto più bello»

Anche l’euforia della festa sembra non scalfire fino in fondo il malumore del bambino, questo fino a quando Frej scarta il suo regalo:

«“OH, NO! Io lo volevo VERDE!!!!” ringhia quando vede il castello rosso»

È in quel momento che il protagonista cambia umore, si sente meglio, più felice: ha qualcosa che l’amico vorrebbe.

Anche in questo caso gli adulti sono spettatore defilati: la madre accetta i capricci e le proteste senza propinare alcuna ramanzina moralistica al bambino e neanche i genitori di Frej intervengono, quando il piccolo festeggiato si sdegna in maniera non proprio educata. Ho trovato questa scelta molto interessante: i sentimenti di invidia, rivalsa, pretesa egoistica… si scatenano naturalmente nell’animo dei piccoli (come dei grandi) e indubbiamente trovano spazio nelle storie per bambini con molta difficoltà, se non per essere demonizzati e moralisticamente redenti. L’autrice invece sceglie di lasciare che tutto questo accada e che siano i bambini a gestire autonomamente il loro mondo emozionale e le dinamiche di relazione tra di loro, anche quando trattasi di reazioni meschine. Una scelta - a mio parere - normalizzante a favore della realtà che spesso è ignorata a favore del racconto di situazioni ideali, anche se rimane in me la sensazione di essermi immersa in un ambiente emotivo non piacevole.

Le illustrazione sono bellissime, per la concretezza normale che comunicano in pochi tratti semplici ed essenziali e in colori acquarellati distribuiti con sapienza armonica sulle pagine: la luce soffusa del lampadario, il pouf che immaginiamo di velluto rosa antico, il reggiseno che stringe il petto della mamma, i capelli per terra, e il disordine in camera…

La seconda festa di compleanno invece vede come protagonista Joe, un bambino che immaginiamo un po’ più grande, alle prese con un altro sentimento non proprio piacevole: l’ansia dell’affrontare un evento nuovo (la festa) da solo.

In E se...? di Anthony Browne, la mamma e Joe camminano per il quartiere alla ricerca della casa di Tom, il festeggiato, (hanno perso l’invito) e il tempo trascorso insieme è l’occasione perché tutte le paure del bambino si concretizzino e si verbalizzino.

«“E se alla festa c’è qualcuno che non conosco?” “Benissimo, è bello conoscere persone nuove”»

Il stile assurdo e surrealista di Antony Browne sfonda questo contesto quotidiano e normale, quando Joe e la sua mamma si accostano alle diverse case per controllare se sia la casa di Tom.

Dopo che mamma e figlio hanno appena parlato di nuovi amici, alla finestra della casa in cui sbirciano ecco palesarsi un quadro che sembra davvero appartenere ad una collezione museale: Bruegel, Dalì… 

Quadri riletti e ri-illustrati, scene inquietanti e paurose nel loro essere completamente fuori contesto, ma che in modo del tutto coerente sembrano rendere reale la paura di Joe: dopo il discorso sui nuovi amici ecco una famiglia di marziani, dopo la preoccupazione del cibo ecco quella che sembra una festa di non-compleanno di Lewis Carrol con Humpty Dumpty e Tweedledum e Tweedledee. Emanazioni delle preoccupazioni di Joe che realizzano le catastrofi che il bambino immagina. Il confine tra il dentro e il fuori è metafora neanche troppo velata che ci racconta del mondo interiore e a volte convulso che si agita nel petto delle persone e dei bambini. Il contesto esterno, il crepuscolo e la sera, amplifica il senso di disagio che accompagna la camminata nel quartiere: ne siamo talmente disturbati che ormai quando arriviamo all’ultima casa, cupa e nera come in un film dell’orrore, siamo ormai pronti al peggio. E invece un capino che tanto ricorda il celeberrimo Max (e una calda luce) è pronto ad accogliere Joe.

La figura del genitore, in questo caso, è molto più partecipe: la mamma rappresenta la mediatrice delle emozioni del bambino, emozioni che comprende e condivide (il finale è significativo!).

Due feste di compleanno, o meglio due viaggi verso due feste di compleanno ricchi di spunti e riflessioni e su tutto la libertà di poter cambiare idea, vincere le proprie piccolezze e le proprie ansie, lanciandosi nel mondo.

Il regalo Emma Adbåge - Samanta Katarina Milton Knowles (traduttrice) 26 pagine Anno 2020 Prezzo 14,00€ ISBN 9788874590711 Editore Beisler
E se...? Anthony Browne - Sara Saorin 36 pagine Anno 2020 Prezzo 16,00€ ISBN 9788899842802 Editore Camelozampa
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