Leone Verde porta nel suo catalogo un libro di filastrocche per piccoli che idealmente si accosta ai Canti dell’attesa di Sabrina Giarratana. Se il primo volume si era concentrato sulla dimensione intima e riflessiva dell’attesa nella prospettiva materna, Parlami in pancia di Elisa Mazzoli e Silvia Perticale rimane nell’attesa, ma si sbilancia sul bambino e allarga lo sguardo alla famiglia, istituendo un ponte tra il poco prima di nascere e l’appena nato.
Il volume, infatti, è scandito dall’alternarsi di diverse voci che “cantano” al bambino ed è ritmato binariamente: due poesie per ogni voce, per il prima e per il dopo.
La mamma, il papà, la nonna, il nonno, il fratello, la sorella, gli zii e gli amici danno voce a 14 poesie impregnate dell’euforia e dei desideri dell’attesa e poi della gioia, della scoperta, delle sorprese di una relazione che è nata dopo la nascita. Il libro è pensato graficamente in modo accurato, con un cambio di font che segnala impercettibilmente ma esplicitamente questa differenza.
Elisa Mazzoli fa, poi, un lavoro interessante sui testi, cercando di caratterizzare con un timbro diverso questo cambiamento avvenuto. Le filastrocche del “dopo” sono infatti spesso improntate alla manipolazione e al gioco: la poesia si fa realmente compagna del bambino, invitando l’interlocutore ad accarezzare, giocare, toccare solleticare con il piccolo.
«Pancia arancia
bimba mandarino
pancia noce
bimbo nocciolino
pancia quercia
bimba ghianda
pancia porta
la domanda:
Toc toc, chi è che parla con me?»
«Scappa, scappa Giacomino
o si pappa il tuo piedino!
Scappa, scappa Giacomone
o si pappa il pollicione...
GNAM!
Scappa, scappa Giacomino
o si pappa il mignolino...
GNAM!»
Le poesie del prima sono invece maggiormente improntate al pensiero, alla all’intimità, a quella che potrei definire astrattezza, anche se la parola della Mazzoli rimane comunque lessicalmente semplice e caratterizzata da una giocosità e un ritmo tipico della filastrocca da proclamare ad alta voce:
«Grandi cose, grande festa
ho una perla per la testa
ho una perla dentro me
un fortissimo perché
un segreto buono e bello
tenerissimo gioiello
forse non me lo aspettavo
quanto lo desideravo
giorno e notte lo sognavo
già l’amavo e immaginavo
attendevo questa attesa
ma è una rondine a sorpresa
un puntino già bambino
un miracolo divino
un'essenza che è esistenza
non saprò più farne senza
così immensa l'avventura
che fa anche un po’ paura
cuor piccino in cuore in pena
saprò tessere serena?»
Ho apprezzato che l’autrice abbia tentato un’immedesimazione nelle diverse voci: la filastrocca del nonno, ad esempio, apre al dialetto con un andamento vicino a quello delle conte.
«Fanin il nipotin trovò in montagna un ciclamin
ciclamin
Fanin il nipotin trovò in campagna due zucchin
zucchin zucchin
Fanin il nipotin trovò al mare tre pesciolin
pesciolin pesciolin pesciolin»
Le illustrazioni di Silvia Pertile suggeriscono collegamenti tra il prima e il dopo e rendono il libro scorrevole anche visivamente: le rondini della voce di mamma diventano le rondinine del carillon sopra il lettino, lo scorcio montano visitato in solitaria dalla voce del papà si trasforma in una gita con bimbo in spalle.
Se i Canti dell’attesa si rivolgevano esplicitamente agli adulti, alle madri nello specifico, questo testo ha le caratteristiche per trasformarsi in un ottimo testo-ponte: letto al bimbo nel pancione, ma poi proposto con la voce nelle prime settimane dopo la nascita.
La dimensione corale lo rende poi un testo perfetto per diventare “libro di famiglia”.