Edward Van de Vendel è un autore olandese di cui apprezzo molto la scrittura ed è tornato sugli scaffali italiani con Allora arrivò Sam una storia vera, raccontata con sapienza e intensità. Al centro c’è un cane, un grandissimo cane di montagna dei Pirenei che un bel giorno si palesa nella strada di casa di una famiglia olandese. Il romanzo è ambientato nella contemporaneità ma in uno spazio agricolo, fuori dalle grandi città dove le fattorie familiari con i loro appezzamenti, compongono ancora l’orizzonte.
I protagonisti di questa storia sono, da una parte, questo imponente cane bianco, misterioso e riservato, come solo i cani da pastore sanno essere, e dall’altro una famiglia costituita da mamma, papà Kix ed Emilia.
Sam nel silenzio delle sue azioni racconterà eloquentemente il desiderio di cambiare vita, la volontà di dimenticare il male e di fidarsi del bene, Kix, attraverso l’osservazione e la condivisione dei propri pensieri, renderà palese tutto questo a sé stesso e al lettore.
La narrazione in terza persona è infatti molto vicina a Kix e questo fa emergere ancora in modo evidente questo dialogo continuo tra i pensieri e le emozioni di Kix e la narrazione silenziosa di Sam.
Dopo alcune apparizioni, che fanno venire voglia a Kix ed Emilia di poter avere quel bellissimo cane per loro, accade qualcosa:
«E allora accadde. Il cane si mosse. Verso Kix. Andò verso di lui come se avesse appena deciso che poteva farlo. Che voleva essere il cane di Kix ed Emilia»
Chi conosce i cani ha certamente vissuto almeno una volta quel momento: l’attimo in cui ci si accorge che liberamente una creatura ti sceglie e decide di affidarsi a te.
Quello che incomincia in quell’incontro e in quella carezza è la costruzione di una conoscenza reciproca. Il narratore ci racconta lentamente di come Kix guardi, osservi e cerchi di comprendere quello che Sam cerca di raccontare della sua storia precedente. Sono attimi sospesi, nel trambusto nella storia di una famiglia, che mostrano come i bambini abbiano profonde capacità di entrare in sintonia con l’altro da sé.
Questo studio reciproco si intreccia ad una ricostruzione che diventa reale: i genitori scoprono che Sam appartiene al figlio dei vicini, due burberi anziani che nell’ottusità e nel dolore diventano perfin violenti. Il nonno, grazie alla sua conoscenza dei cani da pastore ricostruisce anche una storia di privazioni e di violenza che probabilmente Sam ha alle spalle.
A differenza di tante narrazioni per ragazzi, in cui ritroviamo una netta contrapposizione tra adulti e bambini, espressione spesso di uno stereotipo superficiale, in questo romanzo si trovano adulti interessanti, che possono sbagliare, possono essere impulsivi, ma testimoniano una fiducia nei bambini e un profondo affetto, che li rende convincenti e autentici.
«Kix aveva ascoltato Emilia, e poi il papà. Ora però a un tratto capiva come stavano le cose. Non costruiva niente, lui. Aveva semplicemente capito qual era la verità. “Papà…il nonno dice che Sam è stato preso a calci. Quindi la colpa e di quel Cracker, giusto?” “Papà!” disse la mamma al nonno. “Cosa hai raccontato ai tuoi nipoti questa volta?” “Lo vedrebbe chiunque, Sarah”, disse il nonno. “E i bambini fanno parte della vita, non c’è bisogno che nascondi loro le cose”»
La conoscenza reciproca tra Sam e Kix non è priva di inciampi, non è idealizzata e pretende una profonda capacità di immedesimazione. Sembra tutto traballare, ad esempio, quando Sam viene trovato col muso sporco di sangue intento a prendersela violentemente con un cane che ha sconfinato dentro il suo territorio.
Ed è interessante che l’autore non pretenda che il protagonista giustifichi l’atto o lo neghi. Kix sta di fronte a questo scandalo e a questa paura, che si intrecciano nel suo petto, e ne cerca le ragioni etologiche e profonde: un cane da pastore non ammette che venga insidiato il suo clan e questo testimonia come Sam abbia ormai scelto per sé un nuovo gruppo da proteggere!
Lo scontro con il vicino, che il papà prenderà di petto in modo molto umano, farà precipitare le cose e il ritmo tranquillo del lento conoscersi e del costruirsi di un rapporto precipitano in un finale dove tutto sembra andare alla malora.
Sam viene rubato nella notte dai vicini che desiderano riappropriarsi del cane e Kix sente montare in lui un senso di ingiustizia che si trasforma in una grande rabbia e poi in una fuga notturna mirata a liberare il suo amico.
La situazione sembra volgere al peggio perché il figlio dei vicini, imbracciato un fucile, sembra aver perso la testa e l’arrivo a spron battuto del padre di Kix con un altro fucile al collo non promette nulla di buono. Tuttavia, Kix e Sam insieme trascineranno fuori da questa situazione tutti gli altri, non in forza di un discorso o di una persuasione, ma nella consapevolezza che ci sono scelte che ciascuno fa e da cui non si torna indietro: Sam ha scelto.
Lontana da ogni idolatria di cani e bambini, estranea ad ogni moralismo su violenza e riscatto, questa storia è semplicemente una bella storia.
La scrittura è asciutta ma non sincopata, sa farsi intima e riflessiva nel raccontare tutti i pensieri del protagonista, non è mai esterna alla vicenda e costruisce un ritmo coinvolgente ed equilibrato.
Bellissime le illustrazioni di Philip Hoffman che nel loro stile di schizzo da taccuino e nelle linee sottili riescono a dar risalto ai gesti e ai movimenti in modo incisivo. Una bella storia di scelte da leggere dagli otto anni.