È difficilissimo ricondurre Edward Gorey ad un chiaro quadro di riferimento per quanto riguarda i destinatari dei suoi libri. Ancora oggi gli studiosi dibattono sul fatto che le sue storie e le sue illustrazioni perturbanti, dal piglio spiccatamente macabro, possano essere considerate per bambini. D’altro canto l’infanzia spesso torna come protagonista delle sue pagine e il perturbante, come lo humour nero, esercitano un profondo fascino presso i bambini. Altri dettagli narrativi come la scelta di alcuni soggetti protagonisti e i formati dei libri, spesso ridotti, fanno pensare a questo (non è un caso che anche Adelphi inserisca tutta la sua produzione all’interno della collana per bambini I cavoli a merenda).

Non fa eccezione uno dei suoi libri più famosi e conturbanti I piccini di Gashlycrumb, un piccolo abbecedario di 15x13 cm, al cui centro troviamo le 26 lettere dell’alfabeto inglese a cui corrispondono altrettanti bambini in procinto di morire o morti, per una serie di cause assurde più o meno accidentali.

Ma per comprendere questo libro è necessario andare a fondo della sua struttura, tutt’altro che insignificante.

La forma dell’abbecedario, che certamente oggi associamo alla scuola e che si diffonde nelle istituzioni scolastiche come strumento per l’insegnamento dell’alfabeto, nasce tuttavia su un’idea più profonda, ovvero la certezza quasi magica che la descrizione “dalla A alla Z” potesse corrispondere ad una narrazione esaustiva di ogni oggetto considerato, il corrispondente dell’“umano scibile”. Nella Bibbia troviamo questo espediente usato diverse volte nell’Antico Testamento, ma esso ritorna ampiamente anche nelle filastrocche e nelle ninnenanne tradizionali, che associano le fitte trame dei loro contenuti alla credenza di una valenza poietica (‘che fa accadere le cose’) della parola.

Ma cosa c’entrano le morti violente con le ninnenanne e gli abbecedari?

Potrebbe sembrare un’associazione anomala, tuttavia, se ci si sofferma a riflettere, è molto comune che le ninnenanne e le filastrocche arrivassero a toccare temi tabù come la morte o il rapimento dei bambini («Ninna nanna ninna oh questo bimbo a chi lo do? Lo darò all’uomo nero che lo tiene un mese intero…») proprio perché probabilmente nel loro pronunciarsi rituale e apotropaico, le ninnenanne scacciavano in questo modo la paura, le preoccupazioni... il male.

Accade così nel libro di Gorey che in tredici distici dattili in rime baciate - che un lavoro certosino di Matteo Codignola ha tradotto in italiano - ci mette davanti ad altrettante morti, si dice le più comuni in periodo vittoriano.

Non siamo però di fronte ad una violenza gratuita e disturbante, Gorey con eleganza sapiente ferma il tempo immediatamente prima o dopo l’evento infausto, regalandoci 26 quadretti che sono istantanee di altrettante storie misteriose e perturbanti.

«H è per Hector ignaro del suo boia» recita il verso sotto un bimbetto tranquillo e due braccia minacciose che spuntano da due colonne;

«W è per Winnie, nel ghiaccio imprigionata» recita il verso sotto la sagoma di una bambina immobile sotto il ghiaccio.

Le immagini sono dinamiche o statiche, ma in ogni caso si percepisce l’imminenza di qualcosa di ineluttabile che turba profondamente il lettore, anche se i bambini-lettori capita che ridano! Questa reazione è plausibile, perché la facilità con cui si può morire è ambivalentemente ridicola e terrificante: soffocarsi con una pesca, cadere in un acquitrino mentre si insegue un insetto, sparire sotto un tappeto… Gorey è maestro nel creare con i suoi fitti segni neri ambientazioni cupe e in movimento ed è difficile non definire capolavori le singole scene ritratte che lasciano col fiato sospeso, sull’orlo di un baratro semantico e illustrativo.

La lingua è elegante e gioca con i doppi sensi e i modi di dire, rifacendosi al dettato orale magico, ma non lesinando in citazioni letterarie (impossibile non vedere una citazione di Paolinetta di Pierino Porcospino alla lettera R):

«N è per Neville, annoiato da crepare»

«R è per Rhoda, imprudente col cerino»

Codignola riesce a mantenere un’eleganza nella traduzione italiana che restituisce pienamente il finissimo gioco linguistico dell’originale. Il traduttore non cede infatti alla facile soluzione di far rimare le forme verbali, come “mangiò” “guardò”… -  come invece capita di vedere nelle traduzioni libere che si trovano nel web, arrangiate da chiunque - ma si sforza di restituire la trama lessicale colta senza abdicare alla rima (stupenda la scelta di «ranno»!) e soprattutto al ritmo, che rimane scorrevole come nell’originale.

Se la morte violenta e accidentale è di per sé stessa perturbante, associata all’infanzia crea un effetto ancora più profondo e questo, di per sé, è già un pregio di questo libro che non lascia tranquilli, ma riesce a smuovere l’animo di ogni lettore. Gorey senza patetismi, millimetricamente, riesce a toccare corde dell’inconscio che disturbano, perturbano, rimettendo i lettori di fronte al mistero.

Un vero libro dell’orrore.

P.S. la copertina con la morte (?) che protegge (?) i bambini è l’ennesimo enigma.

I piccini di Gashlycrumb o Dopo la gita Edward Gorey - Matteo Codignola 60 pagine Anno 2013 Prezzo 16,00€ ISBN 9788845928383 Editore Adelphi
Commenti
22 Ottobre 2025
Maria

Posso immaginare l’indecisione! Essendo una situazione pubblica è più difficile immaginare di proporlo, magari in gruppi più piccoli e conosciuti…

22 Ottobre 2025
Daniela Panchieri

Buongiorno.
Leggo in biblioteca a bambine e bambini 3/6 anni. Conosco l’albo, genere humour nero.
Sta sempre nel mio ‘Scaffale biblioteca’ col titolo: “Leggo o no?”.
Non ho ancora avuto il coraggio di proporlo al pubblico infantile.

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