La cancellazione del nome Dodie Smith dalla sua opera di maggior successo, 101 dalmata, rimane un mistero insoluto. Famosissima all’epoca e celebrata come una delle scrittrici di teatro più famose del panorama inglese oggi rimane una figura defilata e sconosciuta ai più.
«Deve avere una straordinaria intuizione della vita dell’umanità in generale, perché riesce sempre a toccare la corda giusta che fa rima con successo. […] Shaw, Maugham, Lonsdale, Coward e altri hanno tutti avuto i loro insuccessi di tanto in tanto, ma Dodie Smith non ha mai avuto una battuta d’arresto. Può ora considerarsi la drammaturga donna di maggior successo nella storia del teatro»
Per decenni la Smith fu una delle drammaturghe più contese e corteggiate di Londra, e poi, dopo la Seconda guerra mondiale, una delle scrittrici più interessanti del panorama inglese, ma oggi a malapena si conosce il suo nome: perché? Chissà.
Dodie Smith visse un’infanzia libera e spensierata insieme alla madre e ad una sfilza di zii che le fecero da padre (perse il suo da piccolissima); coccolata e adulata fu circondata da adulti che la trattarono da pari, senza negarle nessuna gioia (e capriccio). Divenuta adulta, dopo innumerevoli tentativi per sfondare come attrice, passa dall’altra parte della barricata, scoprendo di essere una voce arguta, tagliente e spiritosa, capace di dare vita a opere amate dal pubblico. Tra le mille avventure (anche amorose), la Smith incontra in quegli anni quello che sarà il suo migliore amico e poi il suo compagno per la vita: Alex. La loro è una storia d’amore chiacchierata ma solidissima e invidiabile; fu proprio Alex a regalarle un dalmata, Pongo, che segnerà la nascita di una grandissima passione condivisa, quella per i cani!
Nel 1954, alla ricerca di una ispirazione, la Smith decide di scrivere una storia proprio dedicata a loro: nel 1956 nasce 101 dalmata, un romanzo che fu una rivelazione e di cui Disney comprò immediatamente i diritti.
La storia nasce come collezione affettuosa di tanti episodi realmente accaduti che, nella penna di una scrittrice per il teatro, prendono vita in scenette, sketch e battute umoristiche.
Questa impronta teatrale non ha tuttavia impedito alla Smith di costruire una salda struttura narrativa che funziona con brio dall’inizio alla fine, grazie a rimandi, anticipazioni e ad una trama coerente e coesa.
«“Diciotto dalmata sotto lo stesso tetto” disse il Signor Darling, gongolando. “Non potrebbe andare meglio” (ma avrebbe potuto, come lui avrebbe scoperto un giorno)»
Al centro troviamo Pongo con il suo «umano domestico», il signor Darling, e Miss con la sua »umana domestica», i quattro diventeranno ben presto una doppia coppia. Frutto di questa unione sono i quindici cuccioli che rallegreranno la famiglia Darling e le due tate. Contraltare di questo felice e numeroso gruppo familiare, sarà invece l’indimenticabile Cruella De Vil da tutti conosciuta con il nome cinematografico di Crudelia Demon.
Tutti questi personaggi, insieme ai molti (soprattutto canini) che si aggiungeranno, sono costruiti e caratterizzati come fossero personaggi teatrali con pochi tratti gustosi che non lasciano molto spazio all’evoluzione o alla profondità psicologica, ma che risultano funzionali, riconoscibili e comunque curiosi grazie allo humour con cui vengono descritti.
«Miss aveva un'espressione più accattivante, mentre Pongo, nonostante fosse un cane nato per comandare, aveva un luccichio divertito nello sguardo. I due cani camminavano fianco a fianco con grande dignità, limitandosi a tenere i Darling al guinzaglio per guidarli quando c’era da attraversare la strada. Tata Cook, paffutella, con il suo grembiule bianco, e Tata Butler, ancora più paffutella, in pantaloni e giacca a due code di ottima fattura, con tanto di grembiulino, chiudevano la processione»
Il tono sornione e ironico è sicuramente un tratto caratteristico della scrittura della Smith che si esprime efficacemente nel ribaltamento del punto di vista che mette al centro i cani come punto di vista sul mondo. Sono loro che portano fuori i padroni a fare la passeggiata al guinzaglio, sono loro che perdono la pazienza quando gli umani non riescono a comprenderli…
Questo espediente rende quella che è una trama semplice un’intreccio sorprendente e intrigante, perché offre al lettore l’occasione di guardare il mondo da un punto di vista assolutamente inedito.
Pongo e Miss, poi, sono una coppia esilarante: i racconti delle dinamiche matrimoniali, il supporto reciproco, la comprensione dei difetti, l’altruismo… tutto è riportato all’interno di una grande storia d’amore che non può non far pensare al grande affetto che legò effettivamente la Smith a suo marito.
«“Sei in gran forma” disse Pongo. “Sono molto orgoglioso di te”. A queste parole, Miss sembrò ancora più bella e Pongo si sentì ancora più orgoglioso. Dopo circa un minuto, le domandò: “Secondo te io sono abbastanza in forma?” Miss disse che aveva un aspetto magnifico. Le sarebbe piaciuto averlo detto senza che lui gliel’avesse chiesto. Non era un cane vanitoso, ma a ogni marito piace sapere che sua moglie lo ammira. Continuarono a correre, spalla a spalla, una coppia perfettamente assortita»
E proprio Pongo e Miss e, in proiezione, il signore e la signora Darling sono effettivamente il motore e il cuore di questa storia che non ha al centro i bambini, perché, nonostante siano 97 i cuccioli del romanzo, di loro in realtà si parla molto poco. Gli adulti, invece, le figure genitoriali e accudenti sono i veri protagonisti e mostrano in questo romanzo una dedizione e un affetto che indirizzano questa storie verso un pubblico di lettori piccoli che nei legami familiari e nella coesione del tessuto comunitario ritrovano una sicurezza che è la risposta ad alcune delle grandi domande che si pongono.
In fondo il lettore è di fronte alla grande epopea di due genitori che fanno di tutto per recuperare e salvare i loro cuccioli che sono stati rapiti per essere scuoiati e diventare pellicce. Tutto il romanzo è una missione di salvataggio, una corsa contro il tempo accolta e supportata da tutta la comunità canina che si muoverà in aiuto della coppia di dalmata.
Lungo tutto questo percorso (di ricerca e ritorno a casa) sono innumerevoli le scene indimenticabili: da i cani scambiati per fantasmi al camion dei traslochi, dal rifugio in fattoria al lavaggio nella fuliggine.
Bellissimo, poi, l’episodio del cane da pastore con il “suo” bambino che ancora comprende il linguaggio degli animali, a differenza degli adulti, che ricorda vividamente Mary Poppins e Perri.
Che il romanzo sia indirizzato ad un pubblico di bambini è evidente, oltre che dall’avventura e dal divertimento immaginati nell’intreccio, anche dalla costruzione dell’elemento perturbante che è incarnato da Cruella De Vil. Il personaggio è mostrato nei fatti come cattivissimo: Cruella dice di aver affogato numerosi gattini, scuoia gli animali per farsi le pellicce… la Smith aggiunge anche una serie di dettagli come il pepe che mette in ogni cosa e il calore che sembra emanare… ma questa cattiveria non si trasforma mai in una oppressione psicologica né in una aggressione reale e questo e risulta gli occhi di un bambino piccolo (dai 4 anni) gestibile e sotto controllo, anche grazie alla presenza di adulti positivi.
«Anche molti dei cuccioli grandi si erano stesi a dormire, stiracchiandosi con grande piacere e godendosi la sensazione, per la prima volta da quando erano stati imprigionati a Monte Morte, che ci fosse qualcuno su cui contare»
L’esperienza di lettura di questo romanzo è davvero godibilissima dall’inizio alla fine, non si può far altro che sorridere e ridere dall’inizio alla fine.
Una scrittrice eccentrica e arguta per un romanzo ricco di speranza e divertimento, da scoprire.