La poesia ha sempre avuto a che fare con il mistero e con tutto ciò che non fosse “solito”:
«La poesia appartiene a quella esperienza della lingua in cui si prova a dire quel che non si comprende appieno. Accade a tutti, non solo ai poeti. Se qualcosa ci scuote (un amore, un dolore, un particolare imprevisto, una città che si apre ai nostri occhi voltando un angolo, o chissà cos'altro) allora le parole non riescono più a essere “solite”» Davide Rondoni
E questa è anche la dimensione della poesia/filastrocca che si rivolga ai bambini. Nel farsi piccola, per parlare i piccoli, la poesia ridimensiona il mistero, accettando di stare dentro anche a realtà che ai grandi paiono scontate. La poesia non ha paura di farsi pappa, di farsi sonno, di farsi qualsiasi cosa scuota il suo interlocutore. Ho pensato a questo nel leggere la filastrocca che Cristina Petit dedica alle prime pappe dei bambini in uno degli ultimi cartonati fotografici della collana, Mela leggi di Pulce. Le mie pappe, infatti, contiene una galleria di fotografie di prime pappe colorate accompagnate da una filastrocca in rima baciata, che spicca su tovaglie in tessuto a quadretti.
Il tema è “caldo”, perché il passaggio dall’allattamento all’alimentazione solida è un confine che per i bambini rappresenta ben più che un cambio di menù: per i bambini significa distacco, scoperta, cambiamento… e non ha niente a che vedere con la normalità, all’inizio! Il rischio in questi casi è che la voce adulta soverchi le domande e l’esplorazione del bambino per farsi spiegazione, convincimento ed esortazione: che bello mangiare le pappe! Quanto sei grande e bravo! Devi mangiare, perché…
Cristina Petit invece sceglie la strada del gioco e del divertimento fonico, importante fonte di gioia e benessere a quell’età, e lo intreccia ad una galleria coloratissima di pappe in primo piano che invitano all’interazione e alla lallazione, senza nessun altra pretesa, se non divertire.
«Pappa mela,
me la pappo!
Pappa piatto
dito lecco!
Pappa, verdure
chiare, scure
Pappa, patata
zucca pelata!…»
Il bambino piccolo potrà spiritosamente giocare con le rime (tra l’altro dominate dal suo bilabiale “P” che è tra i primi ad emergere) e ugualmente verrà introdotto a quello che, ai suoi occhi, è un vero e proprio mistero, un passo grande che si deve compiere senza nessuna forzatura. Le fotografie in primo piano, variamente colorate, invitano il bambino a toccare e risultano una prima introduzione visiva accattivante, che potrà essere integrata nell’esperienza reale che coinvolgerà anche l’olfatto e il gusto.
Libri di questo tipo non vanno proposti per convincere il bambino a passare alle pappe, ma perché quel passaggio rappresenta per il bambino una grande domanda a cui la poesia può fare compagnia.
Un semplice ma efficace libro fotografico che non potrà non affascinare i bambini dai sei mesi in su.